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  • blog@insicurezzadigitale.comB

    Si parla di:

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    Da febbraio 2026 un nuovo trojan bancario per Android circola con un obiettivo dichiarato: l’Ucraina. Ma “trojan bancario” è ormai una definizione troppo stretta per Manic, il malware descritto in un report di ThreatFabric come “un ibrido tra malware bancario e spyware”. Oltre a rubare PIN e credenziali finanziarie, Manic intercetta SMS, seed phrase di wallet crypto, cronologia chiamate e posizione GPS — e, quando il telefono infetto è offline, trova comunque il modo di far uscire i dati sfruttando altri dispositivi compromessi nelle vicinanze via Bluetooth e Wi-Fi Direct. È una capacità che ridefinisce cosa significhi davvero “isolare” un dispositivo compromesso.

    Non una schermata di phishing, ma una tastiera che origlia

    La maggior parte dei trojan bancari Android si affida a overlay che imitano l’interfaccia dell’app bersaglio per catturare le credenziali digitate dalla vittima. Manic fa qualcosa di più subdolo: grazie ai permessi di Accessibility Service, determina la posizione della tastiera digitale legittima dell’app e registra i singoli tocchi dell’utente senza alterare in alcun modo il funzionamento dell’app originale. Il risultato è che la vittima interagisce con la sua banca reale, sullo schermo reale, mentre in background il malware classifica ogni sequenza digitata — PIN di sblocco, seed phrase di wallet, codici OTP, password — semplicemente osservando dove e quando avvengono i tocchi.

    A questa capacità si aggiungono sessioni di controllo remoto vere e proprie via WebRTC, con visualizzazione live dello schermo, mascherate dietro overlay neri o finte schermate di aggiornamento di sistema; la possibilità di sbloccare il dispositivo da remoto tramite la funzione autoEnterPin, una volta che il PIN è stato catturato; e comandi dedicati per disattivare Google Play Protect (disable_gp), così da ridurre le probabilità di essere rilevati anche dalle protezioni native di Android.

    169 applicazioni monitorate, priorità all’Ucraina

    ThreatFabric ha censito 169 identificatori di applicazioni nella lista bersagli di Manic: banche, exchange di criptovalute, app di pagamento P2P e “buy now pay later”, client email e browser. Il dato più significativo, però, è la composizione geografica dei target: il malware dà priorità esplicita a banche ucraine, servizi eID e piattaforme governative, oltre ad app di messaggistica sia commerciali sia a uso militare — una scelta che, nel contesto del conflitto in corso, suggerisce un interesse che va oltre la semplice frode finanziaria. La lista si estende poi a istituti finanziari in Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Estonia, Lituania e Regno Unito, con distribuzione tramite siti di phishing e dropper che si spacciano per utility di sistema o aggiornamenti di componenti Android/produttore (i nomi dei package individuati imitano deliberatamente Huawei, Honor, Lenovo, Motorola e persino Apple).

    Lo sviluppo del malware appare tutt’altro che concluso. ThreatFabric ricostruisce una timeline chiara: la prima infrastruttura viene registrata a febbraio 2026, i servizi di produzione entrano in funzione tra marzo e aprile, la prima versione operativa di wrapper e implant compare a maggio, mentre a luglio arriva un aggiornamento che introduce protezioni anti-analisi rafforzate, caricamento del codice DEX direttamente in memoria (per complicare l’analisi statica) e un meccanismo di phishing per il “lock secret” del dispositivo.

    Quando internet non basta: l’esfiltrazione mesh via Bluetooth

    La caratteristica più originale di Manic — e quella che lo distingue nettamente dal panorama dei trojan Android — è il meccanismo di esfiltrazione dati progettato per funzionare anche quando il dispositivo infetto non ha accesso diretto a internet. I dati rubati vengono cifrati con AES-GCM e messi in una coda locale; il malware cerca poi altri dispositivi infetti nelle vicinanze tramite Wi-Fi Direct, Bluetooth RFCOMM o BLE GATT, costruendo percorsi “store-and-forward” multi-hop — fino a 4 salti per impostazione predefinita — capaci di far arrivare i dati a internet passando di device in device, finché uno di essi non trova connettività diretta. Se nessuna rotta è disponibile nell’immediato, i dati restano semplicemente in coda per essere ritrasmessi al primo tentativo utile.

    Come sintetizzano gli stessi ricercatori di ThreatFabric, “rimuovere l’accesso diretto a internet da un dispositivo infetto non impedisce necessariamente l’esfiltrazione dei dati”. È una considerazione che dovrebbe far riflettere chi progetta contromisure basate solo su segmentazione di rete o blocco della connettività cellulare/Wi-Fi: in scenari con più dispositivi compromessi nello stesso ambiente — un ufficio, un’abitazione, persino un evento pubblico — la rete mesh creata dal malware stesso diventa il canale di comunicazione, aggirando completamente i controlli perimetrali tradizionali pensati per un singolo endpoint.

    Due righe per i difensori

    Per i team di sicurezza mobile e per gli istituti finanziari nei paesi target, Manic impone di ripensare due assunzioni comuni. La prima è che il monitoraggio comportamentale lato server (fraud detection basata su pattern di digitazione o velocità di interazione) rimane efficace anche quando l’attaccante non altera l’interfaccia dell’app: qui serve piuttosto rilevare l’uso anomalo di servizi di Accessibility da parte di app di terze parti non correlate al contesto bancario. La seconda è che l’isolamento di rete di un dispositivo sospetto non è più una garanzia sufficiente, quando l’esfiltrazione può avvenire tramite protocolli short-range verso dispositivi terzi già compromessi.

    • Verificare quali app hanno richiesto e ottenuto permessi di Accessibility Service e Notification Listener, specie se provenienti da fonti fuori Google Play
    • Monitorare pattern anomali di connessioni Wi-Fi Direct/Bluetooth in ambienti aziendali e finanziari sensibili
    • Diffidare di dropper che si presentano come aggiornamenti di componenti di sistema legati a specifici produttori (Huawei, Honor, Lenovo, Motorola)
    • Mantenere attivo Google Play Protect e verificare periodicamente lo stato di attivazione, dato che Manic include comandi dedicati per disattivarlo
    • Per le banche: rafforzare l’autenticazione multi-fattore fuori-banda, poiché OTP e SMS risultano tra i dati intercettati con priorità

    Indicatori di compromissione

    [Wrapper - luglio 2026]
    SHA-256: 80be0942d0e20b5006e240434f42512c8b3cd0d54eee858a25663c1a4224a576
    Package: tech.intel.dialer.updater
    
    [Implant - luglio 2026]
    SHA-256: feea425cde1223fe7afdd7a1ea631678ec6282f6cc20c3d3c0fb97cdbcf65b9b
    Package: org.lenovo.storage.processor
    
    [Implant primario]
    SHA-256: e7abc375f24d0dd2419e0bce4686c7301b3ee82ae38906c67d3481580f6c648e
    Package: tech.apple.dialer.scheduler
    
    [Wrapper - maggio 2026]
    SHA-256: 2884108b35eba7b8099087405653c1b23c3839f0d5058c4d61341fc31cfc6040
    Package: org.honor.secure.helper
    
    [Implant - maggio 2026]
    SHA-256: 2fb5b01ea5a483d60b659e85327a53c6661bdd630d4afd93dc5fe0941d3ccbbe
    Package: dev.huawei.media.helper
    
    [Implant correlato]
    SHA-256: 7c12f1237090e32c18583f66f1a9e44b029ad7c1e61179e1d524fb3093abd59a
    Package: io.motorola.secure.executor
    
    [Comandi bot principali]
    remote_control   - sessione schermo/webcam via WebRTC
    get_logs         - esportazione log accessibility
    export_sms       - esportazione SMS
    export_calls     - esportazione cronologia chiamate
    export_contacts  - esportazione contatti
    export_file      - raccolta file locali
    send_sms         - invio SMS dal dispositivo
    ussd             - esecuzione codici USSD
    geo              - attivazione geolocalizzazione
    disable_gp       - disattivazione Google Play Protect

    Fonte primaria: ThreatFabric Mobile Threat Intelligence. Report completo disponibile sul blog ufficiale di ThreatFabric.


  • blog@androidiani.netB

    Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

    Il test che ha acceso il dibattito

    Il confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

    Un teardown svela la causa

    A fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

    Hardware più avanzato del software attuale

    Il teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

    Nessun commento ufficiale da Google

    Al momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.


  • blog@androidiani.netB

    Il countdown verso i nuovi top di gamma OPPO si fa sempre più concreto. Un modello non ancora annunciato, con numero di modello PMW110, è comparso nel database dell’ente di certificazione cinese 3C, confermando il supporto alla ricarica rapida cablata fino a 80W. Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, anche la fascia media-alta Reno 17 potrebbe ereditare una tecnologia fotografica finora riservata alla serie Find X.

    PMW110 e la certificazione 3C

    Il codice PMW110 è registrato come smartphone 5G prodotto da OPPO Guangdong Mobile Communications. Tra i documenti compaiono due alimentatori capaci di erogare fino a 5-11V/7,3A, valori che si traducono in una potenza di ricarica cablata di circa 80W lato dispositivo. Si tratta della stessa potenza già supportata dagli attuali Find X9 e Find X9 Pro con la tecnologia SUPERVOOC, segno che OPPO potrebbe confermare questo standard anche sulla prossima generazione. Il modello aveva già ottenuto in precedenza altre certificazioni per le bande 5G N79 e per la connettività a 2,4GHz, a conferma che i preparativi per il lancio sono in una fase avanzata.

    Find X10 o Find X10 Pro?

    Non è ancora chiaro se PMW110 corrisponda al Find X10 standard o al modello Pro: alcuni leaker propendono per la seconda ipotesi, ma al momento non ci sono conferme definitive. Le indiscrezioni indicano che la serie Find X10 potrebbe debuttare in Cina già a settembre, con un lancio anticipato rispetto ai tempi della generazione precedente.

    Il Reno 17 punta al teleobiettivo con convertitore

    Parallelamente, il leaker Smart Pikachu riferisce che OPPO starebbe valutando di introdurre il supporto a un convertitore teleobiettivo esterno anche sulla serie Reno 17, finora prerogativa dei modelli Find X di fascia alta. Se confermata, la novità porterebbe una capacità zoom più spinta anche sui modelli meno costosi, ampliando le possibilità fotografiche in una fascia di prezzo intermedia. Al momento si tratterebbe però solo di un’ipotesi allo studio, e maggiori dettagli potrebbero emergere solo dopo la presentazione della serie Find X10, che come sempre farà da apripista per le tecnologie poi riprese dai modelli Reno.

    Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

    Con la certificazione di PMW110 e le prime indiscrezioni sul Reno 17, il quadro dei prossimi lanci OPPO inizia a delinearsi con maggiore chiarezza. Se il debutto cinese del Find X10 dovesse davvero avvenire a settembre, il lancio globale potrebbe arrivare tra ottobre e novembre secondo alcune fonti. Nelle prossime settimane sono attese ulteriori certificazioni e indiscrezioni che potrebbero chiarire definitivamente le specifiche della nuova generazione.


  • blog@androidiani.netB

    Nothing sta anticipando a piccole dosi le novità di Nothing OS 5.0, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17, la cui presentazione ufficiale è fissata per il 25 agosto. Il design resta fedele allo stile minimale che contraddistingue il marchio, ma diverse modifiche promettono di incidere concretamente sull’usabilità quotidiana, a partire dalla possibilità di separare il pannello delle notifiche da quello delle impostazioni rapide.

    Notifiche e impostazioni rapide, finalmente separate

    La novità più rilevante sul piano pratico riguarda proprio la gestione del pannello a tendina: scorrendo dall’angolo sinistro dello schermo si aprirebbero le notifiche, mentre dal lato destro si accederebbe alle impostazioni rapide come Wi-Fi e Bluetooth. Si tratta di un approccio già adottato da diverse interfacce Android, come HyperOS, ColorOS e One UI, e che Nothing introduce solo ora dopo aver mantenuto finora un pannello unico, sulla falsariga dell’interfaccia stock di Pixel.

    Nuove animazioni e possibile font inedito

    Tra i primi teaser condivisi dal co-fondatore Carl Pei figura anche una nuova animazione dedicata all’attivazione della modalità aereo, oltre a una possibile revisione della barra di stato, con icone ridisegnate e l’utilizzo del font monospazio Geist Mono al posto del classico Roboto in alcune schermate. Non è ancora chiaro se questo nuovo stile tipografico sarà esteso a tutto il sistema o resterà limitato ad alcune sezioni.

    Nuovo linguaggio visivo anche nell’app Galleria

    Ulteriori indizi sul restyling arrivano dalla versione beta dell’app Nothing Gallery, che mostra effetti di sfocatura dinamica attorno alla barra di navigazione, card dagli angoli più arrotondati e menu contestuali basati su icone. Sono attesi anche aggiornamenti allo slider del volume e maggiori possibilità di personalizzazione per l’orologio nella schermata di blocco.

    Non tutti i dispositivi Nothing riceveranno l’aggiornamento

    • Nothing OS 5.0 sarà disponibile su circa dieci dispositivi tra smartphone Nothing e CMF
    • Restano esclusi Nothing Phone (1), Phone (2) e CMF Phone 1, ormai fuori dal ciclo di supporto software

    Nothing OS 4 non aveva portato particolari stravolgimenti estetici, motivo per cui la versione 5.0 potrebbe rappresentare un punto di svolta sia sul piano del design sia su quello funzionale. L’appuntamento con la presentazione ufficiale del 25 agosto chiarirà quali di queste novità, per ora emerse tra teaser e indiscrezioni, troveranno effettiva conferma.


  • blog@androidiani.netB

    L’elenco degli smartphone OPPO che riceveranno l’aggiornamento ad Android 17 è stato corretto nelle scorse ore, con un avvicendamento che riguarda due modelli della fascia entry. Il precedente A3 5G, inizialmente incluso nella lista, è stato rimosso a favore del più recente A5 5G, che ne prende il posto come destinatario dell’aggiornamento.

    Il cambio di programma emerso tramite Rakuten Mobile

    A pubblicare inizialmente l’elenco dei modelli aggiornabili è stato l’operatore giapponese Rakuten Mobile, che lo scorso 7 agosto aveva indicato tre smartphone OPPO in arrivo ad Android 17: Reno15 A, Reno13 A e A3 5G. Il 21 agosto, però, la lista è stata rivista: A3 5G è stato tolto, mentre A5 5G è stato aggiunto al suo posto.

    Android 16 resterà l’ultimo aggiornamento per A3 5G

    Le ragioni della modifica non sono state comunicate ufficialmente. È plausibile che si sia trattato di un errore nella pubblicazione iniziale, dal momento che nella prima versione dell’elenco il modello precedente (A3 5G) risultava beneficiare di più aggiornamenti rispetto al suo successore (A5 5G), un’anomalia che la correzione ha di fatto sanato. Per gli utenti di A3 5G, Android 16 sarà quindi con ogni probabilità l’ultima major release ricevuta dal dispositivo.

    Tutti i modelli OPPO in lista per Android 17

    • OPPO Find N6
    • OPPO Find X9 Ultra
    • OPPO Find X9
    • OPPO Find X8
    • OPPO Reno16 5G
    • OPPO Reno15 A
    • OPPO Reno14 5G
    • OPPO Reno13 A
    • OPPO A5 5G

    Con la correzione, salgono a nove i modelli OPPO ufficialmente confermati per l’aggiornamento ad Android 17, dalla fascia flagship rappresentata dalla serie Find X fino ai modelli più accessibili della linea Reno e A. Per chi sta valutando l’acquisto di un nuovo smartphone OPPO, episodi come questo ricordano quanto sia importante verificare periodicamente le informazioni più aggiornate fornite da produttore e operatori in merito al supporto software, poiché le liste possono essere soggette a revisioni anche a distanza di poche settimane dalla loro prima pubblicazione.


  • blog@androidiani.netB

    In Giappone, il Galaxy S26 Ultra di Samsung è protagonista di una promozione su Amazon che riduce il prezzo del 10% su tutta la gamma di tagli di memoria. Il calo di prezzo allarga ulteriormente il divario rispetto al principale rivale locale in ambito top di gamma, lo Xperia 1 VIII di Sony, offrendo uno spunto interessante su come si stiano muovendo i listini dei due colossi Android e non solo nel mercato nipponico.

    Sconto del 10% su tutti i tagli di memoria

    • Modello 12GB/256GB: da 218.900 a 197.009 yen
    • Modello 12GB/512GB: da 246.400 a 221.760 yen
    • Modello 16GB/1TB: da 299.200 a 269.280 yen

    Il dato più significativo riguarda il modello base, che scende sotto i 200.000 yen. Non si tratta certo di un prezzo economico in assoluto per un top di gamma Ultra di ultima generazione, ma lo sconto di circa 22.000 yen rispetto al prezzo di listino rappresenta comunque un’occasione degna di nota per chi stava valutando l’acquisto.

    Distacco di quasi 40.000 yen da Xperia 1 VIII

    Il confronto con Xperia 1 VIII, l’attuale top di gamma Sony, rende ancora più evidente il vantaggio in termini di prezzo del modello Samsung. Il flagship Sony, nel negozio ufficiale, parte da 235.400 yen per il modello 12GB/256GB, arriva a 251.900 yen per il taglio 12GB/512GB e a 299.200 yen per la versione 16GB/1TB. Con la promozione attuale, la differenza sulla configurazione base tra i due modelli sale a circa 38.000 yen, mentre sui tagli superiori il divario si attesta comunque intorno ai 30.000 yen.

    Il prezzo non è tutto, ma pesa sempre di più

    Naturalmente prezzo e specifiche non raccontano tutta la storia: Xperia 1 VIII mantiene alcune caratteristiche difficili da trovare altrove nel segmento, come il supporto alle microSD e la presenza del jack per cuffie cablate, elementi ancora molto apprezzati da una parte di utenti Android. Tuttavia, in un segmento di mercato in cui i due modelli competono direttamente, un divario di prezzo di questa entità può facilmente spostare l’ago della bilancia a favore di Samsung. Va inoltre ricordato che prezzi e promozioni descritti si riferiscono al mercato giapponese e possono differire sensibilmente da quelli applicati in Italia ed Europa.


  • blog@androidiani.netB

    ARMSX3, l’emulatore PlayStation 3 per Android ancora in sviluppo, ha ricevuto una serie di aggiornamenti che lo fanno fare un notevole passo avanti. L’ultima versione introduce il supporto al multiplayer online, oltre a funzioni per importare i salvataggi e a diversi miglioramenti di compatibilità che allargano il numero di giochi giocabili correttamente.

    Multiplayer online grazie a RPCN

    Con la versione ARMSX3 v0.9.3 diventa possibile giocare online ai titoli PS3 supportati, sfruttando non i server ufficiali PlayStation Network ma RPCN, un’infrastruttura di matchmaking open source già utilizzata dall’emulatore PS3 per PC RPCS3. L’app permette ora anche di salvare e cambiare rapidamente il server RPCN a cui connettersi. Gli sviluppatori avvisano però che la password RPCN viene salvata in chiaro in un file YML, raccomandando quindi di non riutilizzare credenziali già impiegate su altri servizi.

    Importazione dei salvataggi e tastiera USB

    Le ultime build hanno aggiunto anche la possibilità di importare direttamente in app i salvataggi PS3, comoda per chi vuole riprendere su Android partite già avviate sulla console originale, oltre all’accesso alle impostazioni di sistema PS3 dai menu avanzati e al supporto per l’emulazione di tastiere USB.

    Compatibilità migliorata su diversi titoli

    Sul fronte della stabilità, sono stati risolti crash all’avvio su giochi come Borderlands 2 e Bleach: Soul Resurrección, oltre a diversi titoli che in precedenza non riuscivano proprio ad avviarsi. È stato corretto anche un problema che causava il blocco temporaneo dell’emulatore durante il gioco, e la compilazione delle shader è stata spostata sui core della CPU meno performanti, lasciando quelli più potenti liberi per la grafica e la logica di gioco, con benefici sulle prestazioni generali.

    L’emulazione retrocompatibile su Android accelera

    ARMSX3 si aggiunge a progetti come aPS3e e RPCSX-UI Android nel panorama degli emulatori PS3 per dispositivi mobili, ma colpisce per il ritmo di sviluppo: in poco tempo ha già implementato multiplayer online, importazione dei salvataggi e miglioramenti di compatibilità significativi. In parallelo, anche l’emulazione Xbox 360 su Android sta facendo progressi, segno che l’ecosistema per far girare giochi console di generazioni passate su smartphone e tablet si sta sviluppando rapidamente. Resta inteso che le prestazioni dipendono molto dall’hardware del dispositivo e dal singolo gioco, quindi non tutti i titoli girano ancora in modo fluido.


  • blog@androidiani.netB

    Sony ha pubblicato un teaser ufficiale in vista della presentazione del suo prossimo smartphone di fascia media, che tutto lascia pensare sarà l’Xperia 10 VIII. L’evento è già confermato per il 25 agosto alle 11:00, ma è proprio l’immagine scelta per anticipare il lancio a far discutere gli appassionati del brand, che si interrogano su un possibile elemento a sorpresa.

    Un annuncio ufficiale, a differenza dello scorso anno

    Il primo dettaglio che salta all’occhio è il modo in cui Sony ha scelto di comunicare l’arrivo del nuovo modello. Per l’Xperia 10 VII, lo scorso anno, non era stato pubblicato alcun teaser: il telefono era arrivato all’improvviso a metà settembre. Questa volta, invece, Sony ha organizzato un vero e proprio "Xperia New Product Announcement", una scelta comunicativa più marcata che ha attirato l’attenzione della community, considerando che si tratta comunque di un modello di fascia media.

    Un misterioso blocco di vetro nell’immagine teaser

    A colpire ancora di più è però il contenuto visivo del teaser: su uno sfondo azzurro tenue campeggia una forma tridimensionale che ricorda un blocco di vetro dai contorni squadrati. Sui forum internazionali dedicati a Xperia c’è chi si chiede perché sia stato scelto proprio questo elemento grafico: potrebbe trattarsi di una semplice scelta estetica astratta, ma non è escluso che alluda in qualche modo al design dello stesso Xperia 10 VIII, magari richiamando finiture semi-trasparenti.

    Chip confermato invariato, la novità potrebbe essere altrove

    Sul fronte tecnico, alcuni benchmark già emersi indicano che il chipset dell’Xperia 10 VIII resterà lo stesso della generazione precedente, l’Xperia 10 VII. Questo rende improbabile un salto prestazionale marcato, e sposta l’attenzione su altri aspetti come design, fotocamere, batteria ed esperienza d’uso, dove Sony potrebbe aver riservato le novità più interessanti di questa generazione.

    Non resta che attendere l’evento del 25 agosto per scoprire se il misterioso elemento del teaser nasconde davvero una sorpresa per gli appassionati del brand, o se si tratta semplicemente di una scelta di comunicazione più curata del solito.


  • blog@androidiani.netB

    Motorola ha pubblicato l’elenco ufficiale delle novità in arrivo con Android 17 sui propri smartphone. Oltre alle funzioni già emerse durante la fase beta, il changelog conferma widget riorganizzabili, una gestione più intelligente delle notifiche, icone a tema e il controllo manuale della luminosità HDR: un aggiornamento corposo che verrà distribuito progressivamente sui dispositivi compatibili.

    Home screen e impostazioni rapide più flessibili

    Tra le novità più visibili c’è l’arrivo dei widget impilabili, che permettono di raggruppare in un’unica area elementi come meteo, calendario, batteria o player musicale, risparmiando spazio sulla home e passando da un widget all’altro con uno swipe. Debutta anche la possibilità di uniformare lo stile delle icone al tema scelto tramite le nuove "icone a tema", attivabili da un tocco prolungato sulla home. Nelle impostazioni rapide in stile classico sarà inoltre possibile nascondere le etichette testuali dei riquadri, per mostrare più voci sullo schermo a chi riconosce le funzioni dalla sola icona.

    Notifiche più ordinate e informazioni in tempo reale

    Il capitolo notifiche è tra i più corposi dell’aggiornamento. La funzione "Aggiornamenti live" permette alle app di mostrare informazioni che cambiano in tempo reale aggiornando una singola notifica, invece di generarne una nuova a ogni variazione. Arriva anche il "Riepilogo notifiche", che condensa in poche righe messaggi lunghi o chat di gruppo molto attive, mentre un sistema basato su machine learning raggrupperà separatamente le notifiche meno rilevanti, come quelle promozionali o automatiche, distinguendole da quelle personali.

    Luminosità HDR regolabile e nuove funzioni di condivisione

    Con Android 17 sarà possibile regolare manualmente l’intensità della luminosità HDR, utile per chi trova troppo aggressivo l’incremento automatico dello schermo guardando foto Ultra HDR di Google Foto, video HDR su YouTube o contenuti HDR su Instagram; la funzione può anche essere disattivata del tutto. Novità anche nella sezione dispositivi connessi, con "Tap to Share" per condividere rapidamente foto e file avvicinando due smartphone, e "Quick Drop" per l’invio simultaneo a un gruppo di persone.

    Sicurezza e stabilità rafforzate

    Motorola sottolinea infine come l’aggiornamento non porti solo nuove funzioni, ma rafforzi anche le protezioni contro malware, phishing e fughe di dati, rendendo Android 17 un update rilevante anche dal punto di vista della sicurezza generale del sistema.


  • blog@androidiani.netB

    Una serie di benchmark condotti sul Pixel 11 Pro suggerisce che Google stia applicando un controllo molto aggressivo sulle prestazioni della GPU. In alcuni test, quando il dispositivo raggiunge temperature elevate, il punteggio grafico crolla fino a un decimo del valore registrato a freddo: un comportamento che sembra frutto di una scelta precisa per contenere il surriscaldamento, storico tallone d’Achille della serie Tensor.

    Nel 3DMark, peggio del Pixel 10 Pro

    Nel test di stress 3DMark Wildlife Extreme, il Pixel 11 Pro riesce a mantenere temperature relativamente contenute, ma il punteggio GPU risulta inferiore a quello ottenuto da Pixel 10 Pro e Pixel 10 Pro XL. Un risultato sorprendente, considerando che il nuovo Tensor G6 dovrebbe teoricamente offrire prestazioni superiori rispetto alla generazione precedente: tutto lascia pensare che, per evitare il surriscaldamento, Google abbia scelto di limitare in modo importante il funzionamento della GPU, più che un limite reale del chip.

    Con AnTuTu il calo sfiora il 90%

    Un secondo benchmark, condotto con AnTuTu, conferma la tendenza in modo ancora più netto. A basse temperature il Pixel 11 Pro ottiene un punteggio GPU di 414.765 punti; una volta raggiunti i 36,7 gradi, il punteggio precipita a 40.362, un calo di circa il 90%. Si tratta di una riduzione molto marcata anche per gli standard del settore, e può penalizzare in modo evidente gli utilizzi che richiedono un carico prolungato su CPU e GPU, come il gaming intenso.

    La CPU tiene meglio, poco impatto nell’uso quotidiano

    Diverso il discorso per la CPU, che secondo gli stessi test non mostra variazioni significative di prestazioni al variare della temperatura. Questo suggerisce che il controllo termico più severo sia circoscritto alla componente grafica, lasciando relativamente indenne l’esperienza d’uso quotidiana, fatta soprattutto di app e operazioni non intensive dal punto di vista grafico.

    Prestazioni reali contro benchmark: la strategia di Google

    Il problema del surriscaldamento accompagna la serie Tensor fin dai tempi del Pixel 6, e con il Tensor G6 sembra che Google abbia scelto di privilegiare temperature più contenute a scapito del punteggio nei benchmark sintetici. Le prime recensioni che hanno messo alla prova il Pixel 11 Pro nell’uso quotidiano non segnalano particolari rallentamenti, coerentemente con la linea che Google porta avanti da tempo: puntare sull’esperienza reale dell’utente più che sul semplice picco prestazionale misurato dai software di benchmark.


  • labrezza@mastodon.bida.imL

    The time has come to format my phone and find a Google-free (or at least Google-non-dependant) OS, since many of the apps I use come from F-Droid.

    I'm a little scared and a little excited, but mainly worried I might lose something important in the transition (eg, the ability to use my bank apps or something similar).

    This is the slavery Google has silently imposed on all of us. 😔


    @labrezza For app compatibility install plexus on your current phonehttps://f-droid.org/packages/tech.techlore.plexus/It can tell you if the apps, also the apps your have installed right now work well with microG (open source implementation of google services used by /e/os among others ) or without anything.Very useful to anticipate issues
  • D

    Ho creato una nuova app per ascoltare la radio: https://www.kitchenradio.app (Kitchen Radio nel Play Store, App Store in arrivo a breve...). Il concetto speciale è che le stazioni radio FM ricevibili localmente sono subito visibili in modo chiaro.

    Inoltre puoi trovare anche migliaia di altre radio da tutto il mondo, incluse stazioni di nicchia.

    Kitchen Radio, perché ti permette di ascoltare la radio in modo semplice e immediato, proprio come con una normale radio da cucina.

    In più funziona anche con Chromecast e puoi usare l’app come radiosveglia. Il tutto, per ora, completamente senza pubblicità 🙂

    Dato che l’app è nuova, mi farebbe naturalmente piacere ricevere il tuo feedback sul concetto e sul funzionamento. Oppure anche sapere se manca qualcosa che ti piacerebbe avere.


    Novità: ora disponibile anche per iPhone sull’Apple App Store: https://apps.apple.com/app/id6789243758
  • blog@androidiani.netB

    Xiaomi ha presentato sul mercato cinese Redmi Kids Watch Pro, un nuovo smartwatch pensato per i più piccoli che si distingue dalla concorrenza per la presenza di due fotocamere e di una funzione di condivisione della posizione che funziona anche offline. Il prezzo di lancio in Cina è di 1.045 yuan, circa 135 euro.

    Due fotocamere da 5 megapixel

    Rispetto ai tradizionali smartwatch per bambini, Redmi Kids Watch Pro si presenta con una scocca leggermente più spessa, giustificata dalla presenza di due sensori fotografici da 5 megapixel ciascuno: uno posizionato nella parte superiore del display e l’altro sul retro del dispositivo. Quest’ultimo sfrutta un meccanismo particolare che consente di sollevare il cinturino per facilitare lo scatto di foto e la registrazione di video, avvicinando l’esperienza d’uso a quella di un vero smartphone.

    Localizzazione anche senza connessione

    Particolare attenzione è stata dedicata alle funzioni di localizzazione. Lo smartwatch è in grado di condividere la posizione del bambino fino a cinque giorni anche in assenza di connessione di rete, probabilmente grazie a una tecnologia di tipo mesh che sfrutta i dispositivi nelle vicinanze, anche se Xiaomi non ne ha specificato i dettagli tecnici. A questo si aggiungono il posizionamento 3D per piani degli edifici e il supporto alla localizzazione all’interno delle stazioni della metropolitana, funzioni pensate specificamente per rassicurare i genitori sugli spostamenti dei figli.

    Display da 1,68 pollici e resistenza all’acqua

    Il dispositivo monta un display LCD da 1,68 pollici con risoluzione 360×390 pixel e integra funzioni per il monitoraggio della salute e dell’attività fisica, utili per tenere traccia delle abitudini quotidiane dei più piccoli. A bordo trovano posto 1GB di memoria RAM e 8GB di storage, mentre la certificazione di resistenza all’acqua arriva fino a 20 metri di profondità. Xiaomi non ha comunicato la capacità della batteria né l’autonomia esatta, ma ha confermato il supporto alla ricarica rapida, capace di portare il dispositivo dallo 0 al 50% in appena 30 minuti.

    Uno sguardo al mercato globale

    Al momento Xiaomi non ha annunciato piani di espansione internazionale per Redmi Kids Watch Pro. L’azienda ha però già portato in passato altri smartwatch dedicati ai bambini anche fuori dalla Cina, quindi non è escluso che una versione globale possa arrivare in futuro. Grazie alle fotocamere e alle funzioni di localizzazione avanzate, il dispositivo si propone come qualcosa in più rispetto ai semplici smartwatch di sorveglianza, avvicinandosi piuttosto a un piccolo dispositivo smart pensato su misura per i più giovani.


  • blog@androidiani.netB

    Da tempo alcuni utenti Pixel segnalano un consumo anomalo della batteria, e ora un redattore di Android Police ha pubblicato un’inchiesta personale sul problema, arrivando a una conclusione che coinvolge direttamente il sistema operativo Android piuttosto che le singole app installate sul dispositivo.

    I rimedi classici non hanno funzionato

    Oluwaniyi Raji, autore del pezzo, racconta di aver notato un peggioramento drastico dell’autonomia del proprio Pixel negli ultimi mesi: un dispositivo che prima arrivava tranquillamente a sera, improvvisamente iniziava a scaricarsi già nel primo pomeriggio, costringendolo a portare sempre con sé un caricabatterie. Dopo aver controllato la sezione dedicata al consumo della batteria nelle impostazioni, ha individuato tra le app più energivore alcuni social e servizi video, oltre a giochi usati raramente.

    Ha quindi provato a limitare l’attività in background delle singole app, disinstallare quelle superflue, disattivare l’always-on display, ridurre il timeout dello schermo e attivare il risparmio energetico. Il risultato è stato un lieve miglioramento, ma non una soluzione definitiva al problema.

    Sotto accusa la funzione Doze

    Confrontandosi con altri utenti che riscontravano lo stesso problema e analizzando le discussioni su Reddit, l’autore è arrivato a sospettare di Doze, la funzione di risparmio energetico di sistema che limita le attività in background quando il telefono resta inutilizzato per un certo periodo. La sua versione più aggressiva, Deep Doze, riduce drasticamente l’attività della CPU e le sincronizzazioni per ridurre i consumi.

    Quando questo meccanismo non funziona correttamente, però, le attività in background continuano a girare indipendentemente dalle restrizioni imposte alle singole app, vanificando quindi ogni tentativo di ottimizzazione manuale.

    Il problema sarebbe legato all’update di marzo 2026

    Secondo l’inchiesta, il malfunzionamento sembra essere comparso a partire dall’aggiornamento di marzo 2026, dopo il quale diversi utenti hanno segnalato un netto peggioramento dell’autonomia in standby, coerente con un problema a livello di Doze.

    Google è al corrente, ma la correzione tarda ad arrivare

    Il bug risulterebbe classificato come “Severity One” sull’Issue Tracker di Google, segno che l’azienda ne è consapevole. Tuttavia, né gli aggiornamenti di aprile né quello di sicurezza di maggio avrebbero risolto completamente il problema. Sui Pixel 10, inoltre, dal mese di maggio è stato introdotto un nuovo meccanismo anti-rollback che rende più complicato tornare a una versione software precedente. Per chi possiede un Pixel e nota un consumo anomalo, vale la pena sapere che la causa potrebbe non dipendere dalle proprie abitudini d’uso, ma da un problema di sistema per il quale resta da attendere una correzione definitiva.


  • blog@androidiani.netB

    Samsung ha migliorato in modo significativo la funzione Privacy Display del suo Galaxy S26 Ultra grazie all’ultima beta di One UI 9. La novità, individuata nella build “One UI 9 Beta 4”, rende la funzione molto più pratica da usare nella vita di tutti i giorni, risolvendo uno dei limiti più segnalati dagli utenti.

    Dalla protezione totale a quella selettiva

    Il Privacy Display di Galaxy S26 Ultra sfrutta una tecnologia di controllo della luce integrata nel pannello per limitare la visibilità dello schermo a chi guarda da un’angolazione laterale. Nella versione iniziale, però, attivare la funzione per una singola app comportava l’oscuramento dell’intero schermo: se un utente attivava la protezione per YouTube e poi riduceva il video in una finestra Picture-in-Picture, anche la home e le icone delle altre app diventavano meno leggibili, con un evidente disagio per chi voleva continuare a usare il telefono normalmente.

    Con One UI 9 la protezione segue solo la finestra video

    Con l’arrivo di One UI 9 Beta 4, Samsung ha rivisto il comportamento della funzione: attivando il Privacy Display per una specifica app, ora solo la finestra Picture-in-Picture contenente il video viene protetta dalla riduzione dell’angolo di visione, mentre home screen, wallpaper e le altre app restano perfettamente visibili. La protezione segue la finestra anche quando viene spostata sullo schermo, senza intaccare il resto dell’interfaccia.

    Un miglioramento pensato per l’uso quotidiano

    Il cambiamento, individuato e condiviso dal leaker Ice Universe, rende il Privacy Display uno strumento decisamente più utile in contesti come i mezzi pubblici, l’ufficio o i luoghi affollati, dove capita di voler guardare un video o controllare una notifica senza rinunciare alla piena leggibilità del resto dello schermo.

    Disponibile in beta, in arrivo sulla versione stabile

    La funzione migliorata è al momento disponibile con la build che termina in “BZG4”, distribuita tramite l’app Samsung Members ai partecipanti al programma beta. È attesa la conferma dell’arrivo anche sulla versione stabile di One UI 9. Il Privacy Display resta uno degli elementi distintivi di Galaxy S26 Ultra, e interventi software come questo dimostrano come Samsung continui a rifinire l’esperienza del dispositivo anche dopo il lancio sul mercato.


  • blog@androidiani.netB

    Google ha avviato il 20 luglio 2026 il rilascio di Google Play Servizi v26.28, un aggiornamento che introduce diverse novità pensate per migliorare sicurezza e comodità d’uso sugli smartphone Android. Le modifiche non stravolgono l’esperienza quotidiana, ma toccano funzioni utili che molti utenti finiranno per apprezzare nella pratica.

    IMEI visibile anche dalla schermata di blocco

    La novità più rilevante riguarda la possibilità di consultare il codice IMEI del dispositivo direttamente dalla schermata di blocco, senza dover sbloccare il telefono. Il numero IMEI è spesso richiesto in caso di smarrimento, per l’assistenza tecnica o per operazioni legate alla rete mobile: finora era necessario accedere alle impostazioni, mentre con questo aggiornamento la procedura diventa molto più rapida.

    Miglioramenti per WebView, storage e Android TV

    L’aggiornamento introduce anche il supporto ai permessi audio all’interno delle WebView legate alla gestione dell’account, oltre a nuove API rivolte ai produttori per avviare più facilmente le schermate di gestione dello storage e degli abbonamenti attivi sul dispositivo.

    Su Android TV debutta invece il supporto ad Android Credential Manager, che semplifica l’utilizzo di password salvate e passkey, inclusa la possibilità di completare l’autenticazione tramite smartphone. Non mancano poi miglioramenti ai log di qualità per Android Auto, smartphone e Android TV, oltre ad alcune correzioni relative ai servizi di connessione tra dispositivi.

    Anche Google Wallet diventa più fluido

    Google ne ha approfittato anche per rifinire il comportamento di Google Wallet: dopo aver completato, annullato un’operazione o in caso di errore nella sezione “Il mio account”, l’app non riporterà più l’utente alla schermata principale del wallet, ma alla schermata visualizzata in precedenza, rendendo la navigazione più coerente e meno dispersiva.

    Rilascio graduale nelle prossime settimane

    Google Play Servizi rappresenta uno dei componenti di sistema più importanti per Android, dato che gestisce funzioni chiave legate a sicurezza e compatibilità delle app. Come da prassi, l’aggiornamento verrà distribuito in modo progressivo, e potrebbero volerci alcuni giorni o settimane prima che raggiunga tutti i dispositivi compatibili.


  • A

    Se il tachimetro non compare in Google Maps su Android Auto, non è detto che manchi un’impostazione: verifica Maps aggiornato, eventuale beta e account usato, ma considera che il rilascio è lato server e ancora limitato. Eviterei APK modificati o procedure strane: qui trovi una checklist di requisiti e limiti reali: https://androidlab.it/android-auto-google-maps-tachimetro-beta-requisiti-limiti-2026/


  • S

    Salve,
    Ho da poco un Samsung S26ultra na quando invio messaggi vocali su WhatsApp arrivano incomprensibili, ho provato a sentire l'audio ed è ok. Avete qlc dritta? Grazie


    Se la registrazione con Registratore vocale è nitida, il microfono probabilmente non è il colpevole: prova un vocale Telegram senza Bluetooth, aggiorna WhatsApp e testa Wi‑Fi/dati mobili. Se il difetto resta solo su WhatsApp, svuota solo la cache e verifica l’autorizzazione al Microfono e che la batteria non abbia restrizioni; eviterei il reset finché non isoli l’app. Per un controllo ordinato dei permessi: https://androidlab.it/android-permessi-app-audit-guida-2026/
  • blog@androidiani.netB

    Il prossimo smartwatch di punta di Samsung, il Galaxy Watch 9, segnerà una svolta importante nella storia della gamma: al posto del consueto chip Exynos, il dispositivo monterà per la prima volta un processore Qualcomm, lo Snapdragon Wear Elite. A confermarlo è un’immagine promozionale trapelata online.

    L’immagine trapelata conferma il chip Qualcomm

    A diffondere l’immagine è stato il noto leaker Evan Blass, da sempre una fonte affidabile su materiali promozionali non ancora ufficiali. Nello scatto compare la dicitura “Powered by Snapdragon Wear Elite” accanto al nome Galaxy Watch 9, un dettaglio che elimina ogni dubbio residuo sulle indiscrezioni circolate nelle scorse settimane.

    Va precisato che il riferimento allo Snapdragon Wear Elite riguarda il modello standard del Galaxy Watch 9: per la variante Ultra 2, invece, l’immagine trapelata non fornisce indicazioni.

    Una prima volta per la gamma Galaxy Watch

    Da quando ha debuttato, la linea Galaxy Watch si è sempre affidata a chip Exynos progettati internamente da Samsung. Il passaggio allo Snapdragon Wear Elite rappresenta quindi una discontinuità significativa nella strategia dell’azienda coreana per il segmento indossabili.

    Qualcomm ha presentato lo Snapdragon Wear Elite nel corso di quest’anno come nuova piattaforma di riferimento per smartwatch di fascia alta. Il chip è realizzato con processo produttivo a 3 nanometri e promette, secondo l’azienda, miglioramenti sensibili sia sul fronte delle prestazioni sia su quello dell’efficienza energetica, con un’attenzione particolare alle funzioni basate sull’intelligenza artificiale.

    Più intelligenza artificiale a bordo del polso

    Il salto generazionale sul fronte del silicio dovrebbe tradursi in un miglior supporto alle funzionalità AI direttamente sullo smartwatch, un ambito su cui Samsung punta sempre più anche per differenziare la propria offerta rispetto alla concorrenza. Resta da vedere se il produttore coreano riuscirà a sfruttare appieno la nuova piattaforma con funzioni esclusive legate al software.

    • Primo chip Qualcomm su un Galaxy Watch, al posto di Exynos
    • Processo produttivo a 3 nanometri
    • Maggiore efficienza energetica ed elaborazione AI più rapida
    • Variante Ultra 2 ancora senza conferme sul chip

    Con la presentazione ufficiale ormai attesa a breve, sarà interessante scoprire quali novità software Samsung riserverà per sfruttare al meglio le potenzialità del nuovo Snapdragon Wear Elite sul Galaxy Watch 9.


  • blog@androidiani.netB

    Xiaomi si avvicina sempre di più alla presentazione della serie Xiaomi 18, e un nuovo indizio arriva direttamente dagli enti di certificazione cinesi. Uno smartphone non ancora annunciato, con numero di modello “M154FF”, è comparso nel database dell’ente SRRC, mostrando tra le altre cose il supporto alla tecnologia UWB, una caratteristica tipicamente riservata ai modelli di punta.

    Certificazione SRRC e supporto UWB confermato

    A segnalare la registrazione è stato il leaker Digital Chat Station, fonte spesso affidabile sulle novità hardware Xiaomi. Secondo quanto riportato, il dispositivo supporta le reti 5G in banda N79 ed è inoltre dotato di UWB (Ultra Wideband), tecnologia che consente localizzazione di precisione e comunicazione rapida tra dispositivi, utilizzata ad esempio per chiavi digitali e tag smart.

    Poiché l’UWB viene solitamente riservato ai modelli più costosi di una gamma, il leaker ritiene probabile che il dispositivo certificato corrisponda proprio a Xiaomi 18 Pro, e non alla variante standard della serie.

    Snapdragon 8 Elite Gen 6 e doppia fotocamera da 200 megapixel

    Le indiscrezioni più recenti diffuse dallo stesso leaker indicano che Xiaomi 18 Pro dovrebbe montare lo Snapdragon 8 Elite Gen 6, prodotto con processo a 2 nanometri e atteso in presentazione ufficiale a settembre: il flagship Xiaomi potrebbe quindi essere tra i primissimi smartphone a debuttare con il nuovo chip Qualcomm.

    Sul fronte del display, si vocifera di un pannello con cornici particolarmente sottili e uniformi sui quattro lati, oltre a bordi arrotondati più marcati. Per quanto riguarda le fotocamere, le voci parlano di una configurazione doppia da 200 megapixel, sia per il sensore principale che per il teleobiettivo.

    Batteria da 7.000 mAh e altre novità attese

    Tra le altre indiscrezioni circolate figura una batteria da circa 7.000 mAh, con supporto sia alla ricarica rapida cablata da 100W sia a quella wireless. Il dispositivo dovrebbe inoltre integrare altoparlanti stereo, un motore di vibrazione più grande e una funzione di privacy per il display simile a quella già vista su alcuni modelli Samsung.

    • Supporto UWB confermato dalla certificazione SRRC
    • Probabile Snapdragon 8 Elite Gen 6 a 2 nm
    • Doppia fotocamera da 200 megapixel
    • Batteria da 7.000 mAh con ricarica rapida da 100W

    Xiaomi non ha ancora confermato ufficialmente una data di presentazione, ma seguendo lo schema dello scorso anno, con Xiaomi 17 Pro annunciato a settembre 2025, è probabile che anche la serie Xiaomi 18 debutti nello stesso periodo. Come sempre, si tratta per ora di indiscrezioni non confermate ufficialmente da Xiaomi.




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