Androidiani.net - Forum

Androidiani.net è la community italiana sul mondo Android. Questo è il forum ufficiale basato su NodeBB e federato con ActivityPub: il punto da cui riparte la community più grande d'Italia su Android, che fa parte del Fediverso


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    Su Oukitel e altri brand cinesi il problema NFC Wallet spesso non è il sensore, ma la certificazione SafetyNet/Play Integrity che manca o decade dopo aggiornamenti OTA. Prima di smanettare con ROM o fix, prova a controllare se Wallet supera il test di integrità (Impostazioni Google > Play Protect > Certificazione dispositivo). Se è "Non certificato", l'unica strada stabile è tornare alla ROM stock ufficiale. Qui ho messo una checklist per pagamenti NFC su Android da integrare: androidlab.it/pixel-watch-express-pay-nfc-controlli-fix/
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    Manic sfrutta Bluetooth per esfiltrare PIN e codici anche offline, un vettore interessante perché bypassa i controlli di rete tradizionali. Su Android la protezione più efficace resta limitare i permessi Bluetooth in background e attivare Google Play Protect con scansione dinamica. Se può essere utile, qui ho raccolto i controlli antispyware da fare su Android: https://androidlab.it/protezione-avanzata-android-spyware-guida-2026/
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    Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.
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    Il countdown verso i nuovi top di gamma OPPO si fa sempre più concreto. Un modello non ancora annunciato, con numero di modello PMW110, è comparso nel database dell’ente di certificazione cinese 3C, confermando il supporto alla ricarica rapida cablata fino a 80W. Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, anche la fascia media-alta Reno 17 potrebbe ereditare una tecnologia fotografica finora riservata alla serie Find X.PMW110 e la certificazione 3CIl codice PMW110 è registrato come smartphone 5G prodotto da OPPO Guangdong Mobile Communications. Tra i documenti compaiono due alimentatori capaci di erogare fino a 5-11V/7,3A, valori che si traducono in una potenza di ricarica cablata di circa 80W lato dispositivo. Si tratta della stessa potenza già supportata dagli attuali Find X9 e Find X9 Pro con la tecnologia SUPERVOOC, segno che OPPO potrebbe confermare questo standard anche sulla prossima generazione. Il modello aveva già ottenuto in precedenza altre certificazioni per le bande 5G N79 e per la connettività a 2,4GHz, a conferma che i preparativi per il lancio sono in una fase avanzata.Find X10 o Find X10 Pro?Non è ancora chiaro se PMW110 corrisponda al Find X10 standard o al modello Pro: alcuni leaker propendono per la seconda ipotesi, ma al momento non ci sono conferme definitive. Le indiscrezioni indicano che la serie Find X10 potrebbe debuttare in Cina già a settembre, con un lancio anticipato rispetto ai tempi della generazione precedente.Il Reno 17 punta al teleobiettivo con convertitoreParallelamente, il leaker Smart Pikachu riferisce che OPPO starebbe valutando di introdurre il supporto a un convertitore teleobiettivo esterno anche sulla serie Reno 17, finora prerogativa dei modelli Find X di fascia alta. Se confermata, la novità porterebbe una capacità zoom più spinta anche sui modelli meno costosi, ampliando le possibilità fotografiche in una fascia di prezzo intermedia. Al momento si tratterebbe però solo di un’ipotesi allo studio, e maggiori dettagli potrebbero emergere solo dopo la presentazione della serie Find X10, che come sempre farà da apripista per le tecnologie poi riprese dai modelli Reno.Cosa aspettarsi nei prossimi mesiCon la certificazione di PMW110 e le prime indiscrezioni sul Reno 17, il quadro dei prossimi lanci OPPO inizia a delinearsi con maggiore chiarezza. Se il debutto cinese del Find X10 dovesse davvero avvenire a settembre, il lancio globale potrebbe arrivare tra ottobre e novembre secondo alcune fonti. Nelle prossime settimane sono attese ulteriori certificazioni e indiscrezioni che potrebbero chiarire definitivamente le specifiche della nuova generazione.
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    Nothing sta anticipando a piccole dosi le novità di Nothing OS 5.0, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17, la cui presentazione ufficiale è fissata per il 25 agosto. Il design resta fedele allo stile minimale che contraddistingue il marchio, ma diverse modifiche promettono di incidere concretamente sull’usabilità quotidiana, a partire dalla possibilità di separare il pannello delle notifiche da quello delle impostazioni rapide.Notifiche e impostazioni rapide, finalmente separateLa novità più rilevante sul piano pratico riguarda proprio la gestione del pannello a tendina: scorrendo dall’angolo sinistro dello schermo si aprirebbero le notifiche, mentre dal lato destro si accederebbe alle impostazioni rapide come Wi-Fi e Bluetooth. Si tratta di un approccio già adottato da diverse interfacce Android, come HyperOS, ColorOS e One UI, e che Nothing introduce solo ora dopo aver mantenuto finora un pannello unico, sulla falsariga dell’interfaccia stock di Pixel.Nuove animazioni e possibile font ineditoTra i primi teaser condivisi dal co-fondatore Carl Pei figura anche una nuova animazione dedicata all’attivazione della modalità aereo, oltre a una possibile revisione della barra di stato, con icone ridisegnate e l’utilizzo del font monospazio Geist Mono al posto del classico Roboto in alcune schermate. Non è ancora chiaro se questo nuovo stile tipografico sarà esteso a tutto il sistema o resterà limitato ad alcune sezioni.Nuovo linguaggio visivo anche nell’app GalleriaUlteriori indizi sul restyling arrivano dalla versione beta dell’app Nothing Gallery, che mostra effetti di sfocatura dinamica attorno alla barra di navigazione, card dagli angoli più arrotondati e menu contestuali basati su icone. Sono attesi anche aggiornamenti allo slider del volume e maggiori possibilità di personalizzazione per l’orologio nella schermata di blocco.Non tutti i dispositivi Nothing riceveranno l’aggiornamentoNothing OS 5.0 sarà disponibile su circa dieci dispositivi tra smartphone Nothing e CMFRestano esclusi Nothing Phone (1), Phone (2) e CMF Phone 1, ormai fuori dal ciclo di supporto softwareNothing OS 4 non aveva portato particolari stravolgimenti estetici, motivo per cui la versione 5.0 potrebbe rappresentare un punto di svolta sia sul piano del design sia su quello funzionale. L’appuntamento con la presentazione ufficiale del 25 agosto chiarirà quali di queste novità, per ora emerse tra teaser e indiscrezioni, troveranno effettiva conferma.
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    L’elenco degli smartphone OPPO che riceveranno l’aggiornamento ad Android 17 è stato corretto nelle scorse ore, con un avvicendamento che riguarda due modelli della fascia entry. Il precedente A3 5G, inizialmente incluso nella lista, è stato rimosso a favore del più recente A5 5G, che ne prende il posto come destinatario dell’aggiornamento.Il cambio di programma emerso tramite Rakuten MobileA pubblicare inizialmente l’elenco dei modelli aggiornabili è stato l’operatore giapponese Rakuten Mobile, che lo scorso 7 agosto aveva indicato tre smartphone OPPO in arrivo ad Android 17: Reno15 A, Reno13 A e A3 5G. Il 21 agosto, però, la lista è stata rivista: A3 5G è stato tolto, mentre A5 5G è stato aggiunto al suo posto.Android 16 resterà l’ultimo aggiornamento per A3 5GLe ragioni della modifica non sono state comunicate ufficialmente. È plausibile che si sia trattato di un errore nella pubblicazione iniziale, dal momento che nella prima versione dell’elenco il modello precedente (A3 5G) risultava beneficiare di più aggiornamenti rispetto al suo successore (A5 5G), un’anomalia che la correzione ha di fatto sanato. Per gli utenti di A3 5G, Android 16 sarà quindi con ogni probabilità l’ultima major release ricevuta dal dispositivo.Tutti i modelli OPPO in lista per Android 17OPPO Find N6OPPO Find X9 UltraOPPO Find X9OPPO Find X8OPPO Reno16 5GOPPO Reno15 AOPPO Reno14 5GOPPO Reno13 AOPPO A5 5GCon la correzione, salgono a nove i modelli OPPO ufficialmente confermati per l’aggiornamento ad Android 17, dalla fascia flagship rappresentata dalla serie Find X fino ai modelli più accessibili della linea Reno e A. Per chi sta valutando l’acquisto di un nuovo smartphone OPPO, episodi come questo ricordano quanto sia importante verificare periodicamente le informazioni più aggiornate fornite da produttore e operatori in merito al supporto software, poiché le liste possono essere soggette a revisioni anche a distanza di poche settimane dalla loro prima pubblicazione.
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    In Giappone, il Galaxy S26 Ultra di Samsung è protagonista di una promozione su Amazon che riduce il prezzo del 10% su tutta la gamma di tagli di memoria. Il calo di prezzo allarga ulteriormente il divario rispetto al principale rivale locale in ambito top di gamma, lo Xperia 1 VIII di Sony, offrendo uno spunto interessante su come si stiano muovendo i listini dei due colossi Android e non solo nel mercato nipponico.Sconto del 10% su tutti i tagli di memoriaModello 12GB/256GB: da 218.900 a 197.009 yenModello 12GB/512GB: da 246.400 a 221.760 yenModello 16GB/1TB: da 299.200 a 269.280 yenIl dato più significativo riguarda il modello base, che scende sotto i 200.000 yen. Non si tratta certo di un prezzo economico in assoluto per un top di gamma Ultra di ultima generazione, ma lo sconto di circa 22.000 yen rispetto al prezzo di listino rappresenta comunque un’occasione degna di nota per chi stava valutando l’acquisto.Distacco di quasi 40.000 yen da Xperia 1 VIIIIl confronto con Xperia 1 VIII, l’attuale top di gamma Sony, rende ancora più evidente il vantaggio in termini di prezzo del modello Samsung. Il flagship Sony, nel negozio ufficiale, parte da 235.400 yen per il modello 12GB/256GB, arriva a 251.900 yen per il taglio 12GB/512GB e a 299.200 yen per la versione 16GB/1TB. Con la promozione attuale, la differenza sulla configurazione base tra i due modelli sale a circa 38.000 yen, mentre sui tagli superiori il divario si attesta comunque intorno ai 30.000 yen.Il prezzo non è tutto, ma pesa sempre di piùNaturalmente prezzo e specifiche non raccontano tutta la storia: Xperia 1 VIII mantiene alcune caratteristiche difficili da trovare altrove nel segmento, come il supporto alle microSD e la presenza del jack per cuffie cablate, elementi ancora molto apprezzati da una parte di utenti Android. Tuttavia, in un segmento di mercato in cui i due modelli competono direttamente, un divario di prezzo di questa entità può facilmente spostare l’ago della bilancia a favore di Samsung. Va inoltre ricordato che prezzi e promozioni descritti si riferiscono al mercato giapponese e possono differire sensibilmente da quelli applicati in Italia ed Europa.
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    ARMSX3, l’emulatore PlayStation 3 per Android ancora in sviluppo, ha ricevuto una serie di aggiornamenti che lo fanno fare un notevole passo avanti. L’ultima versione introduce il supporto al multiplayer online, oltre a funzioni per importare i salvataggi e a diversi miglioramenti di compatibilità che allargano il numero di giochi giocabili correttamente.Multiplayer online grazie a RPCNCon la versione ARMSX3 v0.9.3 diventa possibile giocare online ai titoli PS3 supportati, sfruttando non i server ufficiali PlayStation Network ma RPCN, un’infrastruttura di matchmaking open source già utilizzata dall’emulatore PS3 per PC RPCS3. L’app permette ora anche di salvare e cambiare rapidamente il server RPCN a cui connettersi. Gli sviluppatori avvisano però che la password RPCN viene salvata in chiaro in un file YML, raccomandando quindi di non riutilizzare credenziali già impiegate su altri servizi.Importazione dei salvataggi e tastiera USBLe ultime build hanno aggiunto anche la possibilità di importare direttamente in app i salvataggi PS3, comoda per chi vuole riprendere su Android partite già avviate sulla console originale, oltre all’accesso alle impostazioni di sistema PS3 dai menu avanzati e al supporto per l’emulazione di tastiere USB.Compatibilità migliorata su diversi titoliSul fronte della stabilità, sono stati risolti crash all’avvio su giochi come Borderlands 2 e Bleach: Soul Resurrección, oltre a diversi titoli che in precedenza non riuscivano proprio ad avviarsi. È stato corretto anche un problema che causava il blocco temporaneo dell’emulatore durante il gioco, e la compilazione delle shader è stata spostata sui core della CPU meno performanti, lasciando quelli più potenti liberi per la grafica e la logica di gioco, con benefici sulle prestazioni generali.L’emulazione retrocompatibile su Android acceleraARMSX3 si aggiunge a progetti come aPS3e e RPCSX-UI Android nel panorama degli emulatori PS3 per dispositivi mobili, ma colpisce per il ritmo di sviluppo: in poco tempo ha già implementato multiplayer online, importazione dei salvataggi e miglioramenti di compatibilità significativi. In parallelo, anche l’emulazione Xbox 360 su Android sta facendo progressi, segno che l’ecosistema per far girare giochi console di generazioni passate su smartphone e tablet si sta sviluppando rapidamente. Resta inteso che le prestazioni dipendono molto dall’hardware del dispositivo e dal singolo gioco, quindi non tutti i titoli girano ancora in modo fluido.
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    blog@androidiani.netB
    Sony ha pubblicato un teaser ufficiale in vista della presentazione del suo prossimo smartphone di fascia media, che tutto lascia pensare sarà l’Xperia 10 VIII. L’evento è già confermato per il 25 agosto alle 11:00, ma è proprio l’immagine scelta per anticipare il lancio a far discutere gli appassionati del brand, che si interrogano su un possibile elemento a sorpresa.Un annuncio ufficiale, a differenza dello scorso annoIl primo dettaglio che salta all’occhio è il modo in cui Sony ha scelto di comunicare l’arrivo del nuovo modello. Per l’Xperia 10 VII, lo scorso anno, non era stato pubblicato alcun teaser: il telefono era arrivato all’improvviso a metà settembre. Questa volta, invece, Sony ha organizzato un vero e proprio "Xperia New Product Announcement", una scelta comunicativa più marcata che ha attirato l’attenzione della community, considerando che si tratta comunque di un modello di fascia media.Un misterioso blocco di vetro nell’immagine teaserA colpire ancora di più è però il contenuto visivo del teaser: su uno sfondo azzurro tenue campeggia una forma tridimensionale che ricorda un blocco di vetro dai contorni squadrati. Sui forum internazionali dedicati a Xperia c’è chi si chiede perché sia stato scelto proprio questo elemento grafico: potrebbe trattarsi di una semplice scelta estetica astratta, ma non è escluso che alluda in qualche modo al design dello stesso Xperia 10 VIII, magari richiamando finiture semi-trasparenti.Chip confermato invariato, la novità potrebbe essere altroveSul fronte tecnico, alcuni benchmark già emersi indicano che il chipset dell’Xperia 10 VIII resterà lo stesso della generazione precedente, l’Xperia 10 VII. Questo rende improbabile un salto prestazionale marcato, e sposta l’attenzione su altri aspetti come design, fotocamere, batteria ed esperienza d’uso, dove Sony potrebbe aver riservato le novità più interessanti di questa generazione.Non resta che attendere l’evento del 25 agosto per scoprire se il misterioso elemento del teaser nasconde davvero una sorpresa per gli appassionati del brand, o se si tratta semplicemente di una scelta di comunicazione più curata del solito.
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    blog@androidiani.netB
    Motorola ha pubblicato l’elenco ufficiale delle novità in arrivo con Android 17 sui propri smartphone. Oltre alle funzioni già emerse durante la fase beta, il changelog conferma widget riorganizzabili, una gestione più intelligente delle notifiche, icone a tema e il controllo manuale della luminosità HDR: un aggiornamento corposo che verrà distribuito progressivamente sui dispositivi compatibili.Home screen e impostazioni rapide più flessibiliTra le novità più visibili c’è l’arrivo dei widget impilabili, che permettono di raggruppare in un’unica area elementi come meteo, calendario, batteria o player musicale, risparmiando spazio sulla home e passando da un widget all’altro con uno swipe. Debutta anche la possibilità di uniformare lo stile delle icone al tema scelto tramite le nuove "icone a tema", attivabili da un tocco prolungato sulla home. Nelle impostazioni rapide in stile classico sarà inoltre possibile nascondere le etichette testuali dei riquadri, per mostrare più voci sullo schermo a chi riconosce le funzioni dalla sola icona.Notifiche più ordinate e informazioni in tempo realeIl capitolo notifiche è tra i più corposi dell’aggiornamento. La funzione "Aggiornamenti live" permette alle app di mostrare informazioni che cambiano in tempo reale aggiornando una singola notifica, invece di generarne una nuova a ogni variazione. Arriva anche il "Riepilogo notifiche", che condensa in poche righe messaggi lunghi o chat di gruppo molto attive, mentre un sistema basato su machine learning raggrupperà separatamente le notifiche meno rilevanti, come quelle promozionali o automatiche, distinguendole da quelle personali.Luminosità HDR regolabile e nuove funzioni di condivisioneCon Android 17 sarà possibile regolare manualmente l’intensità della luminosità HDR, utile per chi trova troppo aggressivo l’incremento automatico dello schermo guardando foto Ultra HDR di Google Foto, video HDR su YouTube o contenuti HDR su Instagram; la funzione può anche essere disattivata del tutto. Novità anche nella sezione dispositivi connessi, con "Tap to Share" per condividere rapidamente foto e file avvicinando due smartphone, e "Quick Drop" per l’invio simultaneo a un gruppo di persone.Sicurezza e stabilità rafforzateMotorola sottolinea infine come l’aggiornamento non porti solo nuove funzioni, ma rafforzi anche le protezioni contro malware, phishing e fughe di dati, rendendo Android 17 un update rilevante anche dal punto di vista della sicurezza generale del sistema.
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    blog@androidiani.netB
    Una serie di benchmark condotti sul Pixel 11 Pro suggerisce che Google stia applicando un controllo molto aggressivo sulle prestazioni della GPU. In alcuni test, quando il dispositivo raggiunge temperature elevate, il punteggio grafico crolla fino a un decimo del valore registrato a freddo: un comportamento che sembra frutto di una scelta precisa per contenere il surriscaldamento, storico tallone d’Achille della serie Tensor.Nel 3DMark, peggio del Pixel 10 ProNel test di stress 3DMark Wildlife Extreme, il Pixel 11 Pro riesce a mantenere temperature relativamente contenute, ma il punteggio GPU risulta inferiore a quello ottenuto da Pixel 10 Pro e Pixel 10 Pro XL. Un risultato sorprendente, considerando che il nuovo Tensor G6 dovrebbe teoricamente offrire prestazioni superiori rispetto alla generazione precedente: tutto lascia pensare che, per evitare il surriscaldamento, Google abbia scelto di limitare in modo importante il funzionamento della GPU, più che un limite reale del chip.Con AnTuTu il calo sfiora il 90%Un secondo benchmark, condotto con AnTuTu, conferma la tendenza in modo ancora più netto. A basse temperature il Pixel 11 Pro ottiene un punteggio GPU di 414.765 punti; una volta raggiunti i 36,7 gradi, il punteggio precipita a 40.362, un calo di circa il 90%. Si tratta di una riduzione molto marcata anche per gli standard del settore, e può penalizzare in modo evidente gli utilizzi che richiedono un carico prolungato su CPU e GPU, come il gaming intenso.La CPU tiene meglio, poco impatto nell’uso quotidianoDiverso il discorso per la CPU, che secondo gli stessi test non mostra variazioni significative di prestazioni al variare della temperatura. Questo suggerisce che il controllo termico più severo sia circoscritto alla componente grafica, lasciando relativamente indenne l’esperienza d’uso quotidiana, fatta soprattutto di app e operazioni non intensive dal punto di vista grafico.Prestazioni reali contro benchmark: la strategia di GoogleIl problema del surriscaldamento accompagna la serie Tensor fin dai tempi del Pixel 6, e con il Tensor G6 sembra che Google abbia scelto di privilegiare temperature più contenute a scapito del punteggio nei benchmark sintetici. Le prime recensioni che hanno messo alla prova il Pixel 11 Pro nell’uso quotidiano non segnalano particolari rallentamenti, coerentemente con la linea che Google porta avanti da tempo: puntare sull’esperienza reale dell’utente più che sul semplice picco prestazionale misurato dai software di benchmark.
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    lgsp@social.tchncs.deL
    @labrezza For app compatibility install plexus on your current phonehttps://f-droid.org/packages/tech.techlore.plexus/It can tell you if the apps, also the apps your have installed right now work well with microG (open source implementation of google services used by /e/os among others ) or without anything.Very useful to anticipate issues
  • Nuova app per ascoltare le radio FM locali

    Le Applicazioni per Android
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    D
    Novità: ora disponibile anche per iPhone sull’Apple App Store: https://apps.apple.com/app/id6789243758
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    blog@androidiani.netB
    Xiaomi ha presentato sul mercato cinese Redmi Kids Watch Pro, un nuovo smartwatch pensato per i più piccoli che si distingue dalla concorrenza per la presenza di due fotocamere e di una funzione di condivisione della posizione che funziona anche offline. Il prezzo di lancio in Cina è di 1.045 yuan, circa 135 euro.Due fotocamere da 5 megapixelRispetto ai tradizionali smartwatch per bambini, Redmi Kids Watch Pro si presenta con una scocca leggermente più spessa, giustificata dalla presenza di due sensori fotografici da 5 megapixel ciascuno: uno posizionato nella parte superiore del display e l’altro sul retro del dispositivo. Quest’ultimo sfrutta un meccanismo particolare che consente di sollevare il cinturino per facilitare lo scatto di foto e la registrazione di video, avvicinando l’esperienza d’uso a quella di un vero smartphone.Localizzazione anche senza connessioneParticolare attenzione è stata dedicata alle funzioni di localizzazione. Lo smartwatch è in grado di condividere la posizione del bambino fino a cinque giorni anche in assenza di connessione di rete, probabilmente grazie a una tecnologia di tipo mesh che sfrutta i dispositivi nelle vicinanze, anche se Xiaomi non ne ha specificato i dettagli tecnici. A questo si aggiungono il posizionamento 3D per piani degli edifici e il supporto alla localizzazione all’interno delle stazioni della metropolitana, funzioni pensate specificamente per rassicurare i genitori sugli spostamenti dei figli.Display da 1,68 pollici e resistenza all’acquaIl dispositivo monta un display LCD da 1,68 pollici con risoluzione 360×390 pixel e integra funzioni per il monitoraggio della salute e dell’attività fisica, utili per tenere traccia delle abitudini quotidiane dei più piccoli. A bordo trovano posto 1GB di memoria RAM e 8GB di storage, mentre la certificazione di resistenza all’acqua arriva fino a 20 metri di profondità. Xiaomi non ha comunicato la capacità della batteria né l’autonomia esatta, ma ha confermato il supporto alla ricarica rapida, capace di portare il dispositivo dallo 0 al 50% in appena 30 minuti.Uno sguardo al mercato globaleAl momento Xiaomi non ha annunciato piani di espansione internazionale per Redmi Kids Watch Pro. L’azienda ha però già portato in passato altri smartwatch dedicati ai bambini anche fuori dalla Cina, quindi non è escluso che una versione globale possa arrivare in futuro. Grazie alle fotocamere e alle funzioni di localizzazione avanzate, il dispositivo si propone come qualcosa in più rispetto ai semplici smartwatch di sorveglianza, avvicinandosi piuttosto a un piccolo dispositivo smart pensato su misura per i più giovani.
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    Da tempo alcuni utenti Pixel segnalano un consumo anomalo della batteria, e ora un redattore di Android Police ha pubblicato un’inchiesta personale sul problema, arrivando a una conclusione che coinvolge direttamente il sistema operativo Android piuttosto che le singole app installate sul dispositivo.I rimedi classici non hanno funzionatoOluwaniyi Raji, autore del pezzo, racconta di aver notato un peggioramento drastico dell’autonomia del proprio Pixel negli ultimi mesi: un dispositivo che prima arrivava tranquillamente a sera, improvvisamente iniziava a scaricarsi già nel primo pomeriggio, costringendolo a portare sempre con sé un caricabatterie. Dopo aver controllato la sezione dedicata al consumo della batteria nelle impostazioni, ha individuato tra le app più energivore alcuni social e servizi video, oltre a giochi usati raramente.Ha quindi provato a limitare l’attività in background delle singole app, disinstallare quelle superflue, disattivare l’always-on display, ridurre il timeout dello schermo e attivare il risparmio energetico. Il risultato è stato un lieve miglioramento, ma non una soluzione definitiva al problema.Sotto accusa la funzione DozeConfrontandosi con altri utenti che riscontravano lo stesso problema e analizzando le discussioni su Reddit, l’autore è arrivato a sospettare di Doze, la funzione di risparmio energetico di sistema che limita le attività in background quando il telefono resta inutilizzato per un certo periodo. La sua versione più aggressiva, Deep Doze, riduce drasticamente l’attività della CPU e le sincronizzazioni per ridurre i consumi.Quando questo meccanismo non funziona correttamente, però, le attività in background continuano a girare indipendentemente dalle restrizioni imposte alle singole app, vanificando quindi ogni tentativo di ottimizzazione manuale.Il problema sarebbe legato all’update di marzo 2026Secondo l’inchiesta, il malfunzionamento sembra essere comparso a partire dall’aggiornamento di marzo 2026, dopo il quale diversi utenti hanno segnalato un netto peggioramento dell’autonomia in standby, coerente con un problema a livello di Doze.Google è al corrente, ma la correzione tarda ad arrivareIl bug risulterebbe classificato come “Severity One” sull’Issue Tracker di Google, segno che l’azienda ne è consapevole. Tuttavia, né gli aggiornamenti di aprile né quello di sicurezza di maggio avrebbero risolto completamente il problema. Sui Pixel 10, inoltre, dal mese di maggio è stato introdotto un nuovo meccanismo anti-rollback che rende più complicato tornare a una versione software precedente. Per chi possiede un Pixel e nota un consumo anomalo, vale la pena sapere che la causa potrebbe non dipendere dalle proprie abitudini d’uso, ma da un problema di sistema per il quale resta da attendere una correzione definitiva.
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    Samsung ha migliorato in modo significativo la funzione Privacy Display del suo Galaxy S26 Ultra grazie all’ultima beta di One UI 9. La novità, individuata nella build “One UI 9 Beta 4”, rende la funzione molto più pratica da usare nella vita di tutti i giorni, risolvendo uno dei limiti più segnalati dagli utenti.Dalla protezione totale a quella selettivaIl Privacy Display di Galaxy S26 Ultra sfrutta una tecnologia di controllo della luce integrata nel pannello per limitare la visibilità dello schermo a chi guarda da un’angolazione laterale. Nella versione iniziale, però, attivare la funzione per una singola app comportava l’oscuramento dell’intero schermo: se un utente attivava la protezione per YouTube e poi riduceva il video in una finestra Picture-in-Picture, anche la home e le icone delle altre app diventavano meno leggibili, con un evidente disagio per chi voleva continuare a usare il telefono normalmente.Con One UI 9 la protezione segue solo la finestra videoCon l’arrivo di One UI 9 Beta 4, Samsung ha rivisto il comportamento della funzione: attivando il Privacy Display per una specifica app, ora solo la finestra Picture-in-Picture contenente il video viene protetta dalla riduzione dell’angolo di visione, mentre home screen, wallpaper e le altre app restano perfettamente visibili. La protezione segue la finestra anche quando viene spostata sullo schermo, senza intaccare il resto dell’interfaccia.Un miglioramento pensato per l’uso quotidianoIl cambiamento, individuato e condiviso dal leaker Ice Universe, rende il Privacy Display uno strumento decisamente più utile in contesti come i mezzi pubblici, l’ufficio o i luoghi affollati, dove capita di voler guardare un video o controllare una notifica senza rinunciare alla piena leggibilità del resto dello schermo.Disponibile in beta, in arrivo sulla versione stabileLa funzione migliorata è al momento disponibile con la build che termina in “BZG4”, distribuita tramite l’app Samsung Members ai partecipanti al programma beta. È attesa la conferma dell’arrivo anche sulla versione stabile di One UI 9. Il Privacy Display resta uno degli elementi distintivi di Galaxy S26 Ultra, e interventi software come questo dimostrano come Samsung continui a rifinire l’esperienza del dispositivo anche dopo il lancio sul mercato.
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    Google ha avviato il 20 luglio 2026 il rilascio di Google Play Servizi v26.28, un aggiornamento che introduce diverse novità pensate per migliorare sicurezza e comodità d’uso sugli smartphone Android. Le modifiche non stravolgono l’esperienza quotidiana, ma toccano funzioni utili che molti utenti finiranno per apprezzare nella pratica.IMEI visibile anche dalla schermata di bloccoLa novità più rilevante riguarda la possibilità di consultare il codice IMEI del dispositivo direttamente dalla schermata di blocco, senza dover sbloccare il telefono. Il numero IMEI è spesso richiesto in caso di smarrimento, per l’assistenza tecnica o per operazioni legate alla rete mobile: finora era necessario accedere alle impostazioni, mentre con questo aggiornamento la procedura diventa molto più rapida.Miglioramenti per WebView, storage e Android TVL’aggiornamento introduce anche il supporto ai permessi audio all’interno delle WebView legate alla gestione dell’account, oltre a nuove API rivolte ai produttori per avviare più facilmente le schermate di gestione dello storage e degli abbonamenti attivi sul dispositivo.Su Android TV debutta invece il supporto ad Android Credential Manager, che semplifica l’utilizzo di password salvate e passkey, inclusa la possibilità di completare l’autenticazione tramite smartphone. Non mancano poi miglioramenti ai log di qualità per Android Auto, smartphone e Android TV, oltre ad alcune correzioni relative ai servizi di connessione tra dispositivi.Anche Google Wallet diventa più fluidoGoogle ne ha approfittato anche per rifinire il comportamento di Google Wallet: dopo aver completato, annullato un’operazione o in caso di errore nella sezione “Il mio account”, l’app non riporterà più l’utente alla schermata principale del wallet, ma alla schermata visualizzata in precedenza, rendendo la navigazione più coerente e meno dispersiva.Rilascio graduale nelle prossime settimaneGoogle Play Servizi rappresenta uno dei componenti di sistema più importanti per Android, dato che gestisce funzioni chiave legate a sicurezza e compatibilità delle app. Come da prassi, l’aggiornamento verrà distribuito in modo progressivo, e potrebbero volerci alcuni giorni o settimane prima che raggiunga tutti i dispositivi compatibili.
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    Se il tachimetro non compare in Google Maps su Android Auto, non è detto che manchi un’impostazione: verifica Maps aggiornato, eventuale beta e account usato, ma considera che il rilascio è lato server e ancora limitato. Eviterei APK modificati o procedure strane: qui trovi una checklist di requisiti e limiti reali: https://androidlab.it/android-auto-google-maps-tachimetro-beta-requisiti-limiti-2026/
  • Messaggi vocali

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    Se la registrazione con Registratore vocale è nitida, il microfono probabilmente non è il colpevole: prova un vocale Telegram senza Bluetooth, aggiorna WhatsApp e testa Wi‑Fi/dati mobili. Se il difetto resta solo su WhatsApp, svuota solo la cache e verifica l’autorizzazione al Microfono e che la batteria non abbia restrizioni; eviterei il reset finché non isoli l’app. Per un controllo ordinato dei permessi: https://androidlab.it/android-permessi-app-audit-guida-2026/
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    Il prossimo smartwatch di punta di Samsung, il Galaxy Watch 9, segnerà una svolta importante nella storia della gamma: al posto del consueto chip Exynos, il dispositivo monterà per la prima volta un processore Qualcomm, lo Snapdragon Wear Elite. A confermarlo è un’immagine promozionale trapelata online.L’immagine trapelata conferma il chip QualcommA diffondere l’immagine è stato il noto leaker Evan Blass, da sempre una fonte affidabile su materiali promozionali non ancora ufficiali. Nello scatto compare la dicitura “Powered by Snapdragon Wear Elite” accanto al nome Galaxy Watch 9, un dettaglio che elimina ogni dubbio residuo sulle indiscrezioni circolate nelle scorse settimane.Va precisato che il riferimento allo Snapdragon Wear Elite riguarda il modello standard del Galaxy Watch 9: per la variante Ultra 2, invece, l’immagine trapelata non fornisce indicazioni.Una prima volta per la gamma Galaxy WatchDa quando ha debuttato, la linea Galaxy Watch si è sempre affidata a chip Exynos progettati internamente da Samsung. Il passaggio allo Snapdragon Wear Elite rappresenta quindi una discontinuità significativa nella strategia dell’azienda coreana per il segmento indossabili.Qualcomm ha presentato lo Snapdragon Wear Elite nel corso di quest’anno come nuova piattaforma di riferimento per smartwatch di fascia alta. Il chip è realizzato con processo produttivo a 3 nanometri e promette, secondo l’azienda, miglioramenti sensibili sia sul fronte delle prestazioni sia su quello dell’efficienza energetica, con un’attenzione particolare alle funzioni basate sull’intelligenza artificiale.Più intelligenza artificiale a bordo del polsoIl salto generazionale sul fronte del silicio dovrebbe tradursi in un miglior supporto alle funzionalità AI direttamente sullo smartwatch, un ambito su cui Samsung punta sempre più anche per differenziare la propria offerta rispetto alla concorrenza. Resta da vedere se il produttore coreano riuscirà a sfruttare appieno la nuova piattaforma con funzioni esclusive legate al software.Primo chip Qualcomm su un Galaxy Watch, al posto di ExynosProcesso produttivo a 3 nanometriMaggiore efficienza energetica ed elaborazione AI più rapidaVariante Ultra 2 ancora senza conferme sul chipCon la presentazione ufficiale ormai attesa a breve, sarà interessante scoprire quali novità software Samsung riserverà per sfruttare al meglio le potenzialità del nuovo Snapdragon Wear Elite sul Galaxy Watch 9.