Androidiani.net - Forum

Androidiani.net è la community italiana sul mondo Android. Questo è il forum ufficiale basato su NodeBB e federato con ActivityPub: il punto da cui riparte la community più grande d'Italia su Android, che fa parte del Fediverso


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    Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.
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    Una serie di benchmark condotti sul Pixel 11 Pro suggerisce che Google stia applicando un controllo molto aggressivo sulle prestazioni della GPU. In alcuni test, quando il dispositivo raggiunge temperature elevate, il punteggio grafico crolla fino a un decimo del valore registrato a freddo: un comportamento che sembra frutto di una scelta precisa per contenere il surriscaldamento, storico tallone d’Achille della serie Tensor.Nel 3DMark, peggio del Pixel 10 ProNel test di stress 3DMark Wildlife Extreme, il Pixel 11 Pro riesce a mantenere temperature relativamente contenute, ma il punteggio GPU risulta inferiore a quello ottenuto da Pixel 10 Pro e Pixel 10 Pro XL. Un risultato sorprendente, considerando che il nuovo Tensor G6 dovrebbe teoricamente offrire prestazioni superiori rispetto alla generazione precedente: tutto lascia pensare che, per evitare il surriscaldamento, Google abbia scelto di limitare in modo importante il funzionamento della GPU, più che un limite reale del chip.Con AnTuTu il calo sfiora il 90%Un secondo benchmark, condotto con AnTuTu, conferma la tendenza in modo ancora più netto. A basse temperature il Pixel 11 Pro ottiene un punteggio GPU di 414.765 punti; una volta raggiunti i 36,7 gradi, il punteggio precipita a 40.362, un calo di circa il 90%. Si tratta di una riduzione molto marcata anche per gli standard del settore, e può penalizzare in modo evidente gli utilizzi che richiedono un carico prolungato su CPU e GPU, come il gaming intenso.La CPU tiene meglio, poco impatto nell’uso quotidianoDiverso il discorso per la CPU, che secondo gli stessi test non mostra variazioni significative di prestazioni al variare della temperatura. Questo suggerisce che il controllo termico più severo sia circoscritto alla componente grafica, lasciando relativamente indenne l’esperienza d’uso quotidiana, fatta soprattutto di app e operazioni non intensive dal punto di vista grafico.Prestazioni reali contro benchmark: la strategia di GoogleIl problema del surriscaldamento accompagna la serie Tensor fin dai tempi del Pixel 6, e con il Tensor G6 sembra che Google abbia scelto di privilegiare temperature più contenute a scapito del punteggio nei benchmark sintetici. Le prime recensioni che hanno messo alla prova il Pixel 11 Pro nell’uso quotidiano non segnalano particolari rallentamenti, coerentemente con la linea che Google porta avanti da tempo: puntare sull’esperienza reale dell’utente più che sul semplice picco prestazionale misurato dai software di benchmark.
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    Da tempo alcuni utenti Pixel segnalano un consumo anomalo della batteria, e ora un redattore di Android Police ha pubblicato un’inchiesta personale sul problema, arrivando a una conclusione che coinvolge direttamente il sistema operativo Android piuttosto che le singole app installate sul dispositivo.I rimedi classici non hanno funzionatoOluwaniyi Raji, autore del pezzo, racconta di aver notato un peggioramento drastico dell’autonomia del proprio Pixel negli ultimi mesi: un dispositivo che prima arrivava tranquillamente a sera, improvvisamente iniziava a scaricarsi già nel primo pomeriggio, costringendolo a portare sempre con sé un caricabatterie. Dopo aver controllato la sezione dedicata al consumo della batteria nelle impostazioni, ha individuato tra le app più energivore alcuni social e servizi video, oltre a giochi usati raramente.Ha quindi provato a limitare l’attività in background delle singole app, disinstallare quelle superflue, disattivare l’always-on display, ridurre il timeout dello schermo e attivare il risparmio energetico. Il risultato è stato un lieve miglioramento, ma non una soluzione definitiva al problema.Sotto accusa la funzione DozeConfrontandosi con altri utenti che riscontravano lo stesso problema e analizzando le discussioni su Reddit, l’autore è arrivato a sospettare di Doze, la funzione di risparmio energetico di sistema che limita le attività in background quando il telefono resta inutilizzato per un certo periodo. La sua versione più aggressiva, Deep Doze, riduce drasticamente l’attività della CPU e le sincronizzazioni per ridurre i consumi.Quando questo meccanismo non funziona correttamente, però, le attività in background continuano a girare indipendentemente dalle restrizioni imposte alle singole app, vanificando quindi ogni tentativo di ottimizzazione manuale.Il problema sarebbe legato all’update di marzo 2026Secondo l’inchiesta, il malfunzionamento sembra essere comparso a partire dall’aggiornamento di marzo 2026, dopo il quale diversi utenti hanno segnalato un netto peggioramento dell’autonomia in standby, coerente con un problema a livello di Doze.Google è al corrente, ma la correzione tarda ad arrivareIl bug risulterebbe classificato come “Severity One” sull’Issue Tracker di Google, segno che l’azienda ne è consapevole. Tuttavia, né gli aggiornamenti di aprile né quello di sicurezza di maggio avrebbero risolto completamente il problema. Sui Pixel 10, inoltre, dal mese di maggio è stato introdotto un nuovo meccanismo anti-rollback che rende più complicato tornare a una versione software precedente. Per chi possiede un Pixel e nota un consumo anomalo, vale la pena sapere che la causa potrebbe non dipendere dalle proprie abitudini d’uso, ma da un problema di sistema per il quale resta da attendere una correzione definitiva.
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    Google ha rilasciato la versione 5.04 della sua app per la salute, Google Health, con un aggiornamento che punta soprattutto a migliorare la gestione dell’alimentazione, oltre a intervenire su sonno, attività fisica e ciclo mestruale. L’update arriva a breve distanza dalla precedente release e risponde a diverse richieste avanzate dagli utenti sul fronte della gestione nutrizionale.Alimenti personalizzati e log più rapidiLa novità principale riguarda la registrazione dei pasti: è ora possibile creare alimenti personalizzati, modificarli ed eliminarli, così da avere sempre a disposizione i cibi consumati più di frequente senza doverli cercare ogni volta da zero. In alternativa, si possono inserire direttamente calorie e macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) senza passare dalla ricerca del prodotto, velocizzando la compilazione del diario alimentare. Google Health corregge inoltre un bug che, per alcuni utenti, calcolava in modo errato la ripartizione calorica dei tre macronutrienti.Migliorie anche per sonno e allenamentiSul fronte del sonno, la funzione di monitoraggio dei pisolini viene ulteriormente affinata: il tempo dei riposini diurni si somma ora al totale delle ore di sonno mostrato nella scheda “Today”, per un quadro più accurato della giornata. Per quanto riguarda l’attività fisica, viene risolto un problema che in alcuni casi troncava a metà la visualizzazione del grafico della frequenza cardiaca e della mappa del percorso nel riepilogo degli allenamenti.Corretti anche ciclo mestruale e funzione amiciIl monitoraggio del ciclo mestruale guadagna una visualizzazione cronologica per anno, utile per individuare variazioni nel tempo. Sempre in questa release, su iOS viene risolto un bug che impediva ad alcuni utenti di inviare nuove richieste di amicizia all’interno dell’app.Un aggiornamento orientato alla praticità quotidianaGoogle Health 5.04 è già disponibile su iOS e sta arrivando progressivamente anche su Android. Non si tratta di un aggiornamento con grandi funzioni inedite, quanto piuttosto di un intervento mirato a rendere più semplice il monitoraggio quotidiano dei pasti e a correggere alcuni fastidiosi difetti segnalati dalla community. Per chi tiene traccia con costanza della propria alimentazione, si tratta comunque di un passo avanti concreto nell’usabilità dell’app.
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    blog@androidiani.netB
    In vista dell’evento Made by Google del 12 agosto, Google ha iniziato a preparare il proprio store ufficiale per il lancio della serie Pixel 11. Sulla pagina dedicata, già online, è comparsa anche l’animazione più nitida vista finora del nuovo effetto luminoso Pixel Glow, uno dei tratti distintivi annunciati per la nuova generazione di smartphone.Una pagina dedicata sul Google StoreNei giorni scorsi Google aveva già diffuso l’invito ufficiale per l’evento Made by Google del 12 agosto, durante il quale la serie Pixel 11 dovrebbe essere presentata ufficialmente. Ora, sul Google Store, è comparsa una pagina dedicata al prossimo lancio che offre un primo assaggio del design e delle novità in arrivo.Pixel Glow, l’effetto luminoso protagonista del teaserL’elemento che sta attirando più attenzione è l’animazione dedicata al cosiddetto Pixel Glow, un effetto luminoso che sembra destinato a diventare un tratto distintivo dell’identità visiva della serie Pixel 11. Rispetto alle anteprime circolate finora, quella pubblicata sul Google Store risulta la versione più chiara e definita dell’effetto, pur senza svelarne ancora il funzionamento esatto sul dispositivo.Countdown verso il 12 agostoCon l’apertura della pagina dedicata sullo store ufficiale, Google conferma di essere nelle fasi finali dei preparativi per il lancio. Nelle prossime settimane sono attese ulteriori indiscrezioni su specifiche tecniche, prezzi e disponibilità della gamma Pixel 11, che dovrebbe comprendere più modelli accanto al nuovo Pixel Watch 5.
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    blog@androidiani.netB
    A poche settimane dall’evento Made by Google del 12 agosto, sette dispositivi Google sono stati registrati presso l’ente di certificazione singaporiano IMDA, riconducibili alla serie Pixel 11 e al nuovo Pixel Watch 5. Dai documenti emergono anche differenze nella connettività tra i vari modelli, che lascerebbero il Pixel 11 standard privo di alcune funzioni presenti sui modelli superiori.Sette dispositivi Google certificati in SingaporeSecondo quanto ricostruito dai codici di certificazione, i modelli registrati corrisponderebbero a Pixel 11 Pro, Pixel 11 e Pixel Watch 5, oltre ad altre varianti regionali dei medesimi dispositivi. Si tratta di un passaggio abituale nelle settimane che precedono il lancio ufficiale, ma che offre indizi preziosi sulle caratteristiche tecniche dei nuovi prodotti.Wi-Fi 7 e UWB solo sui modelli Pro?Il dato più interessante riguarda le differenze di connettività tra le varianti. Secondo l’analisi dei documenti IMDA, il Pixel 11 standard potrebbe non supportare né il Wi-Fi 7 né la tecnologia UWB (Ultra-Wideband), funzioni che invece resterebbero appannaggio dei modelli Pro. Si tratterebbe di una scelta di differenziazione già vista in passato su altre gamme Android, pensata per giustificare il prezzo più elevato dei modelli superiori.In attesa della conferma ufficialeLe certificazioni non includono dettagli completi sulle specifiche tecniche, quindi la conferma definitiva arriverà solo con la presentazione ufficiale della gamma Pixel 11, attesa per il 12 agosto insieme al Pixel Watch 5. Nel frattempo, la registrazione presso IMDA conferma che Google è ormai nelle fasi finali della preparazione al lancio in diversi mercati asiatici, incluso probabilmente quello europeo.
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    A
    Il punto chiave secondo me è che Gemini Intelligence non va letto come semplice "app Gemini aggiornata", ma come strato AI di sistema: RAM, Nano/AI Core, policy update e rollout contano più del nome commerciale del telefono. Quindi anche un flagship può restare fuori se non ha supporto software abbastanza lungo o se Google/OEM non abilita quel pacchetto. Qui ho messo una checklist pratica sui requisiti e sulla compatibilità reale: https://androidlab.it/gemini-intelligence-android-requisiti-compatibilita-2026/
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    K
    Qui secondo me la cosa da ribadire e': patch di sicurezza, aggiornamento firmware/One UI e Google Play System Update sono tre livelli diversi. Una data strana non significa automaticamente rollback o telefono scoperto; conviene controllare il canale giusto e riavviare dopo eventuale update. Checklist pratica qui: https://androidlab.it/google-play-system-update-samsung-guida-2026/
  • Pixel 10 Pro XL

    google
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    K
    Ciao, secondo me qui conviene separare tre funzioni che nelle impostazioni sembrano vicine ma non sono la stessa cosa: ID chiamante e spam: mostra avvisi sui numeri sospetti, ma dipende da app Telefono Google aggiornata, paese, operatore e database Google. Filtro automatico chiamate indesiderate: non sempre compare o lavora allo stesso modo su tutti gli account/paesi. Call Screen / Take a Message / risposta automatica Google: sono funzioni ancora più dipendenti da lingua, area geografica e rollout lato server. Su Pixel 7 poteva essere attiva e sul Pixel nuovo non ancora, anche con le stesse impostazioni visibili. Io controllerei in quest’ordine: Play Store: aggiornare Phone by Google, Google Messages, Contatti Google e Play Services; app Telefono: verificare che sia quella predefinita e poi cancellare solo cache, non dati; Messages: RCS attivo e numero verificato, perché alcune funzioni nuove sulle chiamate verificate/spoofed dipendono anche da quella catena; lingua e area: prova temporaneamente con lingua telefono/app Google in italiano o inglese supportato e regione coerente; SIM: se usi dual SIM, prova con una sola SIM attiva per escludere limiti lato operatore; attendere qualche giorno dopo setup/trasferimento: molte funzioni Pixel arrivano via rollout server, non solo con l’aggiornamento di sistema. Se il problema è solo gli avvisi spam, guarderei app Telefono/cache/operatore. Se invece manca proprio il risponditore Google, sospetterei prima un limite di rollout/paese/account più che un tuo passaggio sbagliato. Ho raccolto qui una checklist sui requisiti reali e sui limiti delle chiamate verificate/fake call detection su Android, può aiutare a distinguere cosa è supportato e cosa no: https://androidlab.it/fake-call-detection-android-guida-rcs-limiti/
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    blog@androidiani.netB
    Una segnalazione allarmante sta circolando nelle ultime ore sul forum Reddit: un utente afferma che il suo Google Pixel 9 avrebbe preso fuoco spontaneamente mentre era nella tasca dei pantaloni. L’episodio, documentato con immagini e video, mostra i danni provocati dalle alte temperature raggiunte dallo smartphone.La dinamica dell’incidenteSecondo il racconto dell’utente Reddit KindlyCelery9201, il fatto è avvenuto di domenica sera. Lo smartphone era in tasca quando improvvisamente si è sentito un rumore simile a delle scintille. Guardando verso il basso, l’utente ha visto del fumo uscire dalla tasca. Il Pixel 9 è stato lanciato a terra immediatamente, ma era già surriscaldato in modo preoccupante.Le immagini pubblicate mostrano:Resti del materiale della custodia fusi attorno al modulo fotocameraSegni di bruciatura e decolorazione sul corpo del telefonoUn foro nella tasca dei pantaloni causato dal caloreCaso isolato o segnale di un problema più ampio?Per ora si tratta di una segnalazione singola e non è possibile stabilire se si tratti di un difetto di produzione isolato o di qualcosa di più sistematico. Google non ha ancora commentato l’accaduto.Episodi simili di surriscaldamento anomalo colpiscono occasionalmente vari modelli di smartphone di diversi produttori, e nella maggior parte dei casi sono riconducibili a difetti della batteria. Sarà importante monitorare se emergeranno ulteriori segnalazioni simili nelle prossime settimane.
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    blog@androidiani.netB
    Dopo settimane di attesa e non poche frustrazioni, il tanto atteso aggiornamento di gennaio 2026 per i dispositivi Google Pixel sta finalmente raggiungendo gli utenti in modo capillare. Quello che doveva essere un rollout ordinato a partire dal 12 gennaio si è trasformato in un`odissea caratterizzata da ritardi significativi e comunicazioni assenti da parte di Google, lasciando la community in uno stato di incertezza quasi totale.La situazione iniziale era tutt`altro che incoraggiante. Secondo le stime raccolte da vari media internazionali, oltre l`80% degli utenti Pixel non aveva ancora ricevuto l`aggiornamento dieci giorni dopo la data di rilascio ufficiale. Questo dato anomalo ha immediatamente sollevato dubbi sulla possibilità che Google avesse individuato problemi critici e deciso di sospendere temporaneamente il rollout. L`ipotesi è stata successivamente confermata dalle dinamiche osservate in questi ultimi giorni, quando finalmente su Reddit e altri forum della community hanno iniziato ad accumularsi segnalazioni di utenti che riuscivano a completare l`aggiornamento.Per quanto riguarda i dettagli tecnici, l`aggiornamento di gennaio introduce un pacchetto di correzioni e miglioramenti piuttosto sostanzioso. Su dispositivi come il Pixel 10 Pro, il peso dell`aggiornamento raggiunge i 3,3 GB, una dimensione considerevole che suggerisce l`inclusione di molteplici patch di sicurezza e ottimizzazioni oltre al semplice aggiornamento del sistema. Il build number varia a seconda del modello: i Pixel 9 e successivi ricevono la versione BP4A.260105.004.C2, mentre modelli più datati come il Pixel 7a e la serie Pixel 8 installano la BP4A.260105.004.E1.Dal punto di vista della sicurezza, Google ha affrontato una vulnerabilità relativa ad Android e un`altra specifica dei dispositivi Pixel. Tuttavia, ciò che ha catturato maggiormente l`attenzione della community è la serie di correzioni relative ai bug funzionali. L`aggiornamento affronta problemi di consumo anomalo della batteria in condizioni specifiche, il fastidioso effetto di sfarfallio dell`Always-On Display, e un problema particolarmente irritante relativo allo schermo tattile che occasionalmente smetteva di rispondere agli input dell`utente. Sono stati inoltre risolti problemi legati all`audio durante le videochiamate, alle prestazioni GPU e a vari aspetti dell`interfaccia utente, incluse le animazioni delle live wallpaper.Ma la vera sorpresa positiva riguarda la questione della connettività wireless. Prima della sospensione e del successivo re-rollout, numerosi utenti avevano segnalato che l`aggiornamento iniziale causava instabilità nelle connessioni Wi-Fi e Bluetooth. Quanti hanno installato il build re-distribuito in questi giorni riferiscono invece che tali problematiche non si manifestano, suggerendo che Google abbia identificato e risolto questi bug prima di riprendere la distribuzione. Si tratta di un elemento particolarmente importante considerando quanto la stabilità della connettività sia fondamentale per l`esperienza quotidiana con uno smartphone.La comunicazione da parte di Google rimane sorprendentemente vaga. L`azienda non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale riguardo ai motivi della sospensione, né ha chiarito se si sia trattato di un rollout graduale particolarmente conservativo oppure di un vero e proprio ritiro e ri-distribuzione dell`aggiornamento. Questa mancanza di trasparenza ha alimentato speculazioni e discussioni accese tra gli utenti, alcuni dei quali hanno manifestato preoccupazione riguardo alle pratiche di quality assurance di Google.Per coloro che desiderano installare l`aggiornamento manualmente senza attendere il rollout automatico, Google mette a disposizione i factory image ufficiali. Tuttavia, questa operazione richiede una certa dimestichezza tecnica e comporta rischi potenziali se non eseguita correttamente, quindi è consigliabile solo a utenti esperti che abbiano verificato di scaricare il file corretto per il proprio modello di dispositivo e la propria regione.Con questa distribuzione, i Pixel sono finalmente allineati alle versioni più recenti e dovrebbero essere pronti per il prossimo ciclo di aggiornamenti di febbraio. Rimane da vedere se Google trarrà lezioni da questa esperienza e implementerà processi di rollout più robusti e comunicazioni più trasparenti in futuro.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiVuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.
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    Google ha recentemente confermato un problema di privacy sui Pixel 4 e Pixel 5, dove la funzione “Messaggio da ricevere” (o Take a Message in inglese) poteva causare la trasmissione involontaria dei suoni ambientali al chiamante, e per questo ha deciso di disattivarla completamente sui modelli interessati.Immaginate di perdere una chiamata: Google Assistant interviene automaticamente, risponde al posto vostro e trascrive il messaggio vocale del chiamante in testo visualizzabile sullo schermo. Una feature geniale, introdotta per rendere le chiamate più smart e comode, soprattutto sui Pixel che da sempre puntano sull`integrazione AI. Purtroppo, alcuni utenti hanno segnalato un comportamento anomalo: anche dopo la fine della registrazione del messaggio, il microfono rimaneva attivo, con l`indicatore visivo sullo schermo che non si spegneva, permettendo ai suoni intorno al telefono – voci di familiari, conversazioni private o rumori domestici – di arrivare dritti alle orecchie del chiamante senza che voi ne foste consapevoli.Il bug in dettaglio: privacy a rischio in scenari specificiIl malfunzionamento si verificava in condizioni precise, durante la fase in cui il chiamante lascia il messaggio e il Pixel sta ancora processando la trascrizione. Invece di isolare solo la voce del mittente, il microfono captava e trasmetteva l`audio ambientale del ricevente. Google ha descritto l`impatto come limitato a un ristretto numero di dispositivi Pixel 4 e 5, ma il rischio per la privacy era troppo alto per ignorarlo, specialmente considerando che non c`erano avvisi chiari oltre all`indicatore del microfono. Report da utenti, come quelli su 9to5Google, parlavano di chiamanti che sentivano voci in background durante una presunta segreteria, un`anomalia che ha fatto scattare l`allarme mesi fa su modelli come Pixel 4a e Pixel 5.Perché la disattivazione e non una patch?Il vero dramma per i possessori di questi telefoni sta nel fatto che sia Pixel 4 che Pixel 5 hanno esaurito il supporto agli aggiornamenti OS, rendendo impossibile distribuire una correzione software tradizionale. Google ha quindi optato per una soluzione server-side, disabilitando remotamente non solo “Messaggio da ricevere” ma anche la funzione di screening chiamate di nuova generazione su questi modelli. Una mossa drastica, ma comprensibile: meglio sacrificare una comodità che esporre gli utenti a fughe di dati sensibili.La buona notizia? Non tutto è perduto per chi continua a usare questi fedeli compagni Android. Le funzioni di screening manuale e quello standard delle chiamate rimangono operative, così come i servizi di segreteria telefonica forniti dal vostro operatore. Semplicemente, nelle impostazioni sparirà l`opzione per la feature automatica AI, e dovrete affidarvi a metodi più tradizionali. Se state ancora con un Pixel 4 o 5 nel 2026, questa news vi invita a rivedere le vostre abitudini di gestione chiamate, magari testando le alternative per non perdere un colpo.In fondo, questa scelta di Google sottolinea un impegno forte verso la sicurezza, anche a costo di limitare feature amate su hardware datato. Per una community Android come la nostra, è un reminder che l`innovazione AI porta benefici enormi, ma richiede manutenzione costante – e quando il supporto finisce, arrivano compromessi inevitabili. Se avete esperienze simili o usate ancora questi modelli, fatecelo sapere nei commenti!Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiVuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.
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    blog@androidiani.netB
    Il Pixel 10a sembra destinato a diventare il “mid-range da tenere d’occhio” di inizio 2026, ma con un lancio più contorto del previsto: preordini alla fine di febbraio e arrivo sugli scaffali solo nella prima settimana di marzo, proprio in coincidenza con il caos del Mobile World Congress di Barcellona. Il tutto mentre le indiscrezioni delineano un dispositivo molto vicino al Pixel 9a, con la solita miscela di fotografia computazionale e Tensor G4, ma con una finestra di uscita anticipata e un prezzo leggermente più aggressivo del solito per gli standard di Google.Il calendario schizofrenico del lancioLa storia del lancio di Pixel 10a non è la solita timeline pulita da comunicato stampa, ma una sequenza di leak che si correggono a vicenda nel giro di poche ore. All’inizio della settimana le fonti hanno iniziato a parlare di una disponibilità a metà febbraio, rompendo il consueto schema primaverile della serie A e suggerendo un cambio di passo nella strategia hardware di Google. Per qualche ora è sembrato tutto semplice: Pixel 10a prima del previsto, sugli scaffali già a febbraio, fine della storia.Poi è arrivata la puntualizzazione, con un leaker che ha messo nero su bianco una data molto precisa, il 17 febbraio, indicando quel giorno come “launch”, ma lasciando volutamente ambiguo cosa intendesse per lancio: annuncio, preordini, o effettiva presenza sugli scaffali. A complicare il quadro è intervenuto infine Evan Blass, voce storicamente attendibile sul fronte mobile, che ha provato a rimettere ordine: secondo lui i preordini partiranno solo a fine febbraio, mentre la reale disponibilità retail slitterà alla prima settimana di marzo. Se le cose andranno davvero così, il Pixel 10a arriverà nelle mani degli utenti mentre a Barcellona si accendono i riflettori del MWC 2026, trasformando un mid-range in un dispositivo-limite, in bilico fra la vetrina globale delle fiere e la saturazione da annunci.Perché Google vuole sbrigarsiLa scelta di anticipare la serie A non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un contesto in cui Google ha progressivamente schiacciato il calendario tra i flagship di fine estate e i mid-range che arrivavano tradizionalmente a primavera inoltrata. Con i Pixel top di gamma spostati stabilmente ad agosto, presentare un 10a a febbraio o marzo significa ristabilire una distanza di circa sei mesi tra “vero” flagship e modello accessibile, aiutando la lineup a respirare invece di cannibalizzarsi. È come se a Mountain View avessero deciso che la serie A non può più permettersi di essere solo la versione economica in ritardo, ma debba diventare il ponte tra il ciclo di hype del Pixel 10 e quello, inevitabile, del futuro Pixel 11.C’è anche una motivazione più prosaica, ma non meno interessante: agganciare il treno del MWC, con un prodotto già in fase di consegna proprio mentre tutti parlano di nuovi telefoni. Non è un annuncio in fiera, non è un keynote hollywoodiano, è quasi il contrario: un mid-range che arriva silenzioso in mano ai primi acquirenti mentre il resto dell’industria fa rumore, sperando che siano proprio questi utenti a far girare la narrativa con foto, recensioni e confronti social.​Un mid-range che gioca sul déjà vuSe sul calendario Pixel 10a prova a essere aggressivo, sull’hardware il racconto è molto più conservativo, quasi ostinato. Le indiscrezioni convergono su un dispositivo che riprende in modo quasi speculare l’estetica del Pixel 9a, con la solita barra fotografica orizzontale, un frontale che dovrebbe limare leggermente le cornici ma senza rivoluzioni e una silhouette che rischia di sembrare, a colpo d’occhio, un semplice refresh. Anche sotto la scocca il copione non cambia molto: si parla ancora di Tensor G4, la stessa base silicon del 9a ma con clock più spinti, affiancata da 8 GB di RAM e tagli di storage da 128 e 256 GB, a sottolineare che l’obiettivo non è la sperimentazione ma un “affinamento” del pacchetto.Sul fronte fotografico, i leak dipingono uno scenario altrettanto familiare: 48 megapixel per il sensore principale con stabilizzazione ottica, 13 megapixel per l’ultra-wide e una selfie cam da 13 megapixel, cioè una configurazione che punta più sull’algoritmo che sulla scheda tecnica per fare la differenza. La batteria dovrebbe assestarsi intorno ai 5.100 mAh, con ricarica cablata a 23 W, ancora una volta numeri che non fanno titolo ma che, incrociati con l’efficienza delle ultime iterazioni di Tensor e Android, potrebbero trasformarsi nel solito “telefono che arriva a sera senza ansia” che ha reso credibile la serie A agli occhi di chi non vuole vivere attaccato alla presa.Prezzo, colori e la promessa di essere “il Pixel per tutti”Se il design gioca sul riconoscibile, Google sembra voler spingere su due leve diverse per rendere Pixel 10a più desiderabile: prezzo e personalità estetica. In Europa il listino del taglio base da 128 GB viene accreditato di un posizionamento intorno ai 500 euro, cioè circa 50 euro in meno rispetto al Pixel 9a, un ribasso raro per un’azienda che non è mai stata particolarmente timida sul pricing. È un messaggio chiaro al segmento: invece di inseguire la fascia alta travestita da budget flagship, Pixel 10a vuole piazzarsi come il punto di equilibrio fra esperienza “da Pixel vero” e una cifra che, pur non essendo entry-level, resta aggredibile per un largo pubblico.La seconda leva è quella dei colori, e qui il mid-range di Google prova a scrollarsi di dosso l’immagine del solito telefono grigio. Le fonti parlano di quattro varianti cromatiche – Obsidian, Berry, Fog e Lavender – che mescolano il classico nero Google con tinte più giocose, fra rosa, viola e toni chiari che sembrano pensati per dominare i rendering social e gli scaffali dei negozi. È un contrasto quasi voluto con la natura conservativa dell’hardware: le specifiche sussurrano continuità, la palette colori urla visibilità.Pixel 10a come stress test della strategia GoogleIn questa sequenza di leak, smentite e precisazioni, Pixel 10a finisce per assomigliare meno a un semplice mid-range e più a un banco di prova per la strategia mobile di Google nel 2026. Da una parte c’è la volontà di anticipare i tempi, riposizionare la serie A, giocare d’anticipo sui rivali e sfruttare l’onda lunga di un MWC dove il marchio Pixel, storicamente, non è mai stato protagonista assoluto. Dall’altra c’è una prudenza quasi disarmante sulle scelte tecniche, con un riuso massiccio di piattaforma, chassis e fotocamere, come se Google volesse vedere fin dove si può spingere la forza del software e dell’ecosistema prima di dover ripensare davvero il mid-range.Per chi segue Android da vicino, il lancio di Pixel 10a rischia di essere più interessante del prodotto stesso: un termometro di quanto Google creda ancora nella sua linea “accessibile” come veicolo di diffusione dell’esperienza Pixel, in un mercato in cui la soglia psicologica dei 500 euro è diventata il nuovo campo di battaglia. Se il telefono riuscirà a ritagliarsi spazio tra flagship scontati, cinesi aggressivi e mid-range iper-specchiati con schede tecniche più muscolari, lo scopriremo proprio tra fine febbraio e i primi giorni di marzo, quando i primi 10a usciranno dalle scatole mentre i padiglioni di Barcellona chiudono le luci.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiVuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.
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    L’ultima beta di Android 16 QPR3 Beta 2, distribuita proprio in queste ore sui Pixel compatibili, porta con sé correzioni per batteria, Wi-Fi e crash, ma nasconde un cambiamento controverso nella gestione delle immagini nella schermata Recenti. Questo aggiornamento, con patch di sicurezza del gennaio 2026, rende ufficiale una modifica già sperimentata in build precedenti, limitando drasticamente le opzioni per interagire con le immagini visualizzate nelle app recenti.Puoi discutere su questo tema anche su Feddit @AndroidianiLa scoperta della funzionalità perdutaImmaginate di sfogliare le app recenti su un Pixel con Android 16, tenendo premuto su un’immagine in un’app supportata come Chrome o un social: fino a Beta 1, emergevano opzioni ricche come copiare, condividere, aprire direttamente in Google Lens o salvare localmente sul dispositivo. Questa feature, spesso ignorata dai più, trasformava la schermata Recenti in uno strumento di multitasking produttivo, permettendo estrazioni rapide senza uscire dall’app o navigare nei menu. Google l’aveva introdotta experimentalmente mesi fa, ma in QPR3 Beta 2 la sostituisce con un’interfaccia spartana, ridotta a soli copia e condividi, eliminando Lens e salvataggio diretto.Impatto tecnico sul multitasking quotidianoDal punto di vista tecnico, il long-press sulle immagini nelle anteprime Recenti sfruttava l’activity lifecycle di Android per rilevare contenuti selezionabili senza interrompere il flusso utente, integrandosi con servizi come Lens per analisi AI contestuale. Ora, con questa rimozione, gli utenti devono ricorrere a Circle to Search per ricerche visive o condividere per poi salvare altrove, perdendo la comodità di un salvataggio immediato che bypassava restrizioni app-specifiche. Questo downgrade, notato prima in Android Canary 2512 e ora reso permanente in beta pubblica, suggerisce una semplificazione intenzionale da parte di Google, forse per uniformare l’UX o ridurre complessità nel rendering delle anteprime.Contesto dell’update e reazioni inizialiQPR3 Beta 2, build CP11.251209.007.A1 con Google Play Services 25.47.33, risolve problemi concreti come drain batteria notturno, limiti di carica ignorati, Wi-Fi lenti e crash su foldable durante la piegatura, migliorando stability e UI in notification shade e app drawer. Sui forum come Reddit, tester confermano il rollout su Pixel 6 e superiori, con note ufficiali che omettono il downgrade Recenti, alimentando speculazioni su A/B test passati. In Italia, siti come TuttoAndroid e Batista70Phone ne parlano focalizzandosi sulle fix, ma il taglio alla feature Recenti potrebbe irritare power user che la usavano per workflow rapidi.Prospettive future per Pixel e Android 16Pur con fix benvenuti, questo cambiamento solleva dubbi sul bilanciamento tra semplicità e potenza in Android 16, specialmente con stable QPR3 atteso in marzo. Google potrebbe ripristinare opzioni in base a feedback beta, ma per ora Beta 2 priorita pulizie e performance su dispositivi come Pixel 10, dove OTA sideload è limitato. Tester italiani su Pixel dovrebbero monitorare changelog ufficiali, valutando se il tradeoff valga l’installazione su daily driver.Vuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani
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    androidiani@poliversity.itA
    Google Pixel, primo update del 2026: meno drain, più GPU e qualche fantasma grafico in meno Leggi di più: https://androidiani.net/google-pixel-primo-update-del-2026-meno-drain-piu-gpu-e-qualche-fantasma-grafico-in-meno/@Androidiani@feddit.it


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