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  • blog@androidiani.netB

    Cambiano gli equilibri del sideloading su Android e il nuovo messaggio che inizia a spuntare dentro il Play Store ha il sapore di un compromesso faticosamente negoziato tra Google, sviluppatori indipendenti e quell’esigua ma rumorosa minoranza di utenti che non si accontenta di installare solo ciò che passa dal negozio ufficiale. Nel codice dell’ultima versione del Play Store (49.7.20-29) compaiono stringhe come “Install without verifying” accompagnate da avvisi sul fatto che le app di sviluppatori non verificati “possono mettere a rischio dispositivo e dati”, insieme a messaggi di errore quando non è possibile verificare l’identità del developer per mancanza di connessione o problemi lato server.

    Per capire cosa sta succedendo bisogna tornare all’estate scorsa, quando Google ha messo in allarme l’ecosistema Android annunciando che dal 2026 anche gli sviluppatori che distribuiscono APK fuori dal Play Store – via sideloading diretto o store alternativi – dovranno registrarsi e verificare la propria identità per poter installare sui dispositivi Android certificati. L’idea, comunicata con la solita narrativa sulla sicurezza, è chiara: niente più app da sviluppatori anonimi, ma account legati a documenti, recapiti verificati e, in molti casi, anche a un account developer con processo KYC in stile Play Console, seppure con un canale più “leggero” per studenti e hobbisti. Di fronte alle critiche sul rischio di soffocare scene come F-Droid, store indipendenti e tool distribuiti direttamente su GitHub, Google ha fatto marcia indietro parziale promettendo un “advanced flow” pensato per power user ed “experienced users” che accettano consapevolmente il rischio di installare software non verificato.

    Il nuovo set di stringhe dentro il Play Store sembra il primo tassello concreto di questo flusso avanzato, anche se la sua implementazione attuale, almeno a giudicare dai testi, appare sorprendentemente blanda. La sequenza è più o meno questa: il Play Store prova a verificare lo sviluppatore, se la verifica fallisce compaiono messaggi del tipo “Can’t verify app developer” e “The app can’t be verified at the moment”, e subito dopo viene comunque offerta la possibilità di proseguire e “install without verifying”, accompagnata da un avviso generico sui rischi per dispositivo e dati. Non è la rivoluzione di UX punitiva che molti si aspettavano dopo i toni duri usati da Google per motivare l’obbligo di verifica, ma assomiglia più a una versione evoluta del vecchio toggle “Installa da origini sconosciute”, con una mano di vernice lessicale in più sulla parola “verifica”.

    Dietro questa apparente morbidezza, però, c’è un cambio di paradigma molto più radicale di quanto lasci intuire una singola schermata di warning. Con il rollout del nuovo requisito di developer verification, Android sposta il baricentro della sicurezza dal contenuto del pacchetto (static analysis, Play Protect, controlli post-pubblicazione) all’identità di chi lo firma, estendendo al mondo del sideloading lo stesso modello già consolidato sul Play Store. Google lo dice esplicitamente: senza obbligare i developer a usare un’identità reale, i criminali possono generare infinite varianti di app malevole e giocare al solito whack‑a‑mole con i sistemi di rilevamento automatici; con la verifica, ogni nuova campagna malware diventa più costosa perché lega il codice a una persona o ad un’entità aziendale verificata, rendendo più semplice bloccare recidivi e reti di account collegati.

    Se guardato da questa prospettiva, l’avviso “Install without verifying” diventa un discrimine quasi politico dentro Android: da una parte c’è il flusso standard in cui l’installazione è subordinata alla benedizione di Google sul developer, dall’altra c’è un corridoio laterale, pensato per chi sa cosa sta facendo, in cui l’utente si prende su di sé una quota di rischio che prima era più implicita, quasi nascosta dietro il semplice toggle delle origini sconosciute. Google promette che questo advanced flow sarà progettato per “resistere alla coercizione”, cioè per evitare che scammer e truffatori possano guidare le vittime a bypassare tutti i warning semplicemente dicendo “clicca sempre su Avanti”, introducendo più attrito, passaggi espliciti e spiegazioni sui pericoli di accettare software non verificato. Nell’implementazione attuale, però, il testo visto nel teardown del Play Store non trasmette ancora questa robustezza: si limita a ribadire che l’app può essere rischiosa, senza meccanismi visibili per spezzare i pattern tipici del social engineering o per confermare che l’utente sta davvero agendo in autonomia.

    Per gli utenti Android più smaliziati la domanda vera non è tanto se sarà ancora possibile sideloadare APK, quanto a che prezzo in termini di frizione e di dipendenza dall’infrastruttura Google. Il rollout del programma partirà a settembre 2026 in Brasile, Indonesia, Singapore e Thailandia, per poi estendersi globalmente nel 2027, e interesserà tutti i dispositivi Android certificati, cioè quelli con servizi Google, Play Protect e le API di integrità attive. Chi vive già su custom ROM senza Play Services o su progetti de‑Googled continuerà a muoversi in un’altra dimensione, ma per il resto del mondo Android la traiettoria è evidente: o si accettano app da sviluppatori verificati, o si entra in un flusso avanzato che rende esplicita ogni deviazione dalla linea di sicurezza tracciata da Google, con il rischio che, versione dopo versione, questo corridoio diventi sempre più stretto.

    Nel frattempo, il nuovo messaggio “Install without verifying” è una sorta di trailer di ciò che aspetta la community Android nei prossimi anni. Per chi gestisce portali e community dedicate al modding, agli store alternativi e al software libero su Android, è il momento di osservare da vicino come evolveranno queste schermate, perché saranno loro il front‑end di una battaglia molto più ampia: quella tra un’idea di piattaforma aperta, dove l’utente decide cosa installare, e un ecosistema sempre più chiuso in cui l’ultima parola spetta a chi controlla la verifica dell’identità dei developer.

    Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani

    Vuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google-play-developers.


    Cambiano gli equilibri del sideloading su Android e il nuovo messaggio che inizia a spuntare dentro il Play Store ha il sapore di un compromesso faticosamente negoziato tra Google, sviluppatori indipendenti e quell’esigua ma rumorosa minoranza di utenti che non si accontenta di installare solo ciò che passa dal negozio ufficiale. Nel codice dell’ultima versione del Play Store (49.7.20-29) compaiono stringhe come “Install without verifying” accompagnate da avvisi sul fatto che le app di sviluppatori non verificati “possono mettere a rischio dispositivo e dati”, insieme a messaggi di errore quando non è possibile verificare l’identità del developer per mancanza di connessione o problemi lato server.Per capire cosa sta succedendo bisogna tornare all’estate scorsa, quando Google ha messo in allarme l’ecosistema Android annunciando che dal 2026 anche gli sviluppatori che distribuiscono APK fuori dal Play Store – via sideloading diretto o store alternativi – dovranno registrarsi e verificare la propria identità per poter installare sui dispositivi Android certificati. L’idea, comunicata con la solita narrativa sulla sicurezza, è chiara: niente più app da sviluppatori anonimi, ma account legati a documenti, recapiti verificati e, in molti casi, anche a un account developer con processo KYC in stile Play Console, seppure con un canale più “leggero” per studenti e hobbisti. Di fronte alle critiche sul rischio di soffocare scene come F-Droid, store indipendenti e tool distribuiti direttamente su GitHub, Google ha fatto marcia indietro parziale promettendo un “advanced flow” pensato per power user ed “experienced users” che accettano consapevolmente il rischio di installare software non verificato.Il nuovo set di stringhe dentro il Play Store sembra il primo tassello concreto di questo flusso avanzato, anche se la sua implementazione attuale, almeno a giudicare dai testi, appare sorprendentemente blanda. La sequenza è più o meno questa: il Play Store prova a verificare lo sviluppatore, se la verifica fallisce compaiono messaggi del tipo “Can’t verify app developer” e “The app can’t be verified at the moment”, e subito dopo viene comunque offerta la possibilità di proseguire e “install without verifying”, accompagnata da un avviso generico sui rischi per dispositivo e dati. Non è la rivoluzione di UX punitiva che molti si aspettavano dopo i toni duri usati da Google per motivare l’obbligo di verifica, ma assomiglia più a una versione evoluta del vecchio toggle “Installa da origini sconosciute”, con una mano di vernice lessicale in più sulla parola “verifica”.Dietro questa apparente morbidezza, però, c’è un cambio di paradigma molto più radicale di quanto lasci intuire una singola schermata di warning. Con il rollout del nuovo requisito di developer verification, Android sposta il baricentro della sicurezza dal contenuto del pacchetto (static analysis, Play Protect, controlli post-pubblicazione) all’identità di chi lo firma, estendendo al mondo del sideloading lo stesso modello già consolidato sul Play Store. Google lo dice esplicitamente: senza obbligare i developer a usare un’identità reale, i criminali possono generare infinite varianti di app malevole e giocare al solito whack‑a‑mole con i sistemi di rilevamento automatici; con la verifica, ogni nuova campagna malware diventa più costosa perché lega il codice a una persona o ad un’entità aziendale verificata, rendendo più semplice bloccare recidivi e reti di account collegati.Se guardato da questa prospettiva, l’avviso “Install without verifying” diventa un discrimine quasi politico dentro Android: da una parte c’è il flusso standard in cui l’installazione è subordinata alla benedizione di Google sul developer, dall’altra c’è un corridoio laterale, pensato per chi sa cosa sta facendo, in cui l’utente si prende su di sé una quota di rischio che prima era più implicita, quasi nascosta dietro il semplice toggle delle origini sconosciute. Google promette che questo advanced flow sarà progettato per “resistere alla coercizione”, cioè per evitare che scammer e truffatori possano guidare le vittime a bypassare tutti i warning semplicemente dicendo “clicca sempre su Avanti”, introducendo più attrito, passaggi espliciti e spiegazioni sui pericoli di accettare software non verificato. Nell’implementazione attuale, però, il testo visto nel teardown del Play Store non trasmette ancora questa robustezza: si limita a ribadire che l’app può essere rischiosa, senza meccanismi visibili per spezzare i pattern tipici del social engineering o per confermare che l’utente sta davvero agendo in autonomia.Per gli utenti Android più smaliziati la domanda vera non è tanto se sarà ancora possibile sideloadare APK, quanto a che prezzo in termini di frizione e di dipendenza dall’infrastruttura Google. Il rollout del programma partirà a settembre 2026 in Brasile, Indonesia, Singapore e Thailandia, per poi estendersi globalmente nel 2027, e interesserà tutti i dispositivi Android certificati, cioè quelli con servizi Google, Play Protect e le API di integrità attive. Chi vive già su custom ROM senza Play Services o su progetti de‑Googled continuerà a muoversi in un’altra dimensione, ma per il resto del mondo Android la traiettoria è evidente: o si accettano app da sviluppatori verificati, o si entra in un flusso avanzato che rende esplicita ogni deviazione dalla linea di sicurezza tracciata da Google, con il rischio che, versione dopo versione, questo corridoio diventi sempre più stretto.Nel frattempo, il nuovo messaggio “Install without verifying” è una sorta di trailer di ciò che aspetta la community Android nei prossimi anni. Per chi gestisce portali e community dedicate al modding, agli store alternativi e al software libero su Android, è il momento di osservare da vicino come evolveranno queste schermate, perché saranno loro il front‑end di una battaglia molto più ampia: quella tra un’idea di piattaforma aperta, dove l’utente decide cosa installare, e un ecosistema sempre più chiuso in cui l’ultima parola spetta a chi controlla la verifica dell’identità dei developer.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiVuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google-play-developers.
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    Il Pixel 10a sembra destinato a diventare il “mid-range da tenere d’occhio” di inizio 2026, ma con un lancio più contorto del previsto: preordini alla fine di febbraio e arrivo sugli scaffali solo nella prima settimana di marzo, proprio in coincidenza con il caos del Mobile World Congress di Barcellona. Il tutto mentre le indiscrezioni delineano un dispositivo molto vicino al Pixel 9a, con la solita miscela di fotografia computazionale e Tensor G4, ma con una finestra di uscita anticipata e un prezzo leggermente più aggressivo del solito per gli standard di Google.

    Il calendario schizofrenico del lancio

    La storia del lancio di Pixel 10a non è la solita timeline pulita da comunicato stampa, ma una sequenza di leak che si correggono a vicenda nel giro di poche ore. All’inizio della settimana le fonti hanno iniziato a parlare di una disponibilità a metà febbraio, rompendo il consueto schema primaverile della serie A e suggerendo un cambio di passo nella strategia hardware di Google. Per qualche ora è sembrato tutto semplice: Pixel 10a prima del previsto, sugli scaffali già a febbraio, fine della storia.

    Poi è arrivata la puntualizzazione, con un leaker che ha messo nero su bianco una data molto precisa, il 17 febbraio, indicando quel giorno come “launch”, ma lasciando volutamente ambiguo cosa intendesse per lancio: annuncio, preordini, o effettiva presenza sugli scaffali. A complicare il quadro è intervenuto infine Evan Blass, voce storicamente attendibile sul fronte mobile, che ha provato a rimettere ordine: secondo lui i preordini partiranno solo a fine febbraio, mentre la reale disponibilità retail slitterà alla prima settimana di marzo. Se le cose andranno davvero così, il Pixel 10a arriverà nelle mani degli utenti mentre a Barcellona si accendono i riflettori del MWC 2026, trasformando un mid-range in un dispositivo-limite, in bilico fra la vetrina globale delle fiere e la saturazione da annunci.

    Perché Google vuole sbrigarsi

    La scelta di anticipare la serie A non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un contesto in cui Google ha progressivamente schiacciato il calendario tra i flagship di fine estate e i mid-range che arrivavano tradizionalmente a primavera inoltrata. Con i Pixel top di gamma spostati stabilmente ad agosto, presentare un 10a a febbraio o marzo significa ristabilire una distanza di circa sei mesi tra “vero” flagship e modello accessibile, aiutando la lineup a respirare invece di cannibalizzarsi. È come se a Mountain View avessero deciso che la serie A non può più permettersi di essere solo la versione economica in ritardo, ma debba diventare il ponte tra il ciclo di hype del Pixel 10 e quello, inevitabile, del futuro Pixel 11.

    C’è anche una motivazione più prosaica, ma non meno interessante: agganciare il treno del MWC, con un prodotto già in fase di consegna proprio mentre tutti parlano di nuovi telefoni. Non è un annuncio in fiera, non è un keynote hollywoodiano, è quasi il contrario: un mid-range che arriva silenzioso in mano ai primi acquirenti mentre il resto dell’industria fa rumore, sperando che siano proprio questi utenti a far girare la narrativa con foto, recensioni e confronti social.​

    Un mid-range che gioca sul déjà vu

    Se sul calendario Pixel 10a prova a essere aggressivo, sull’hardware il racconto è molto più conservativo, quasi ostinato. Le indiscrezioni convergono su un dispositivo che riprende in modo quasi speculare l’estetica del Pixel 9a, con la solita barra fotografica orizzontale, un frontale che dovrebbe limare leggermente le cornici ma senza rivoluzioni e una silhouette che rischia di sembrare, a colpo d’occhio, un semplice refresh. Anche sotto la scocca il copione non cambia molto: si parla ancora di Tensor G4, la stessa base silicon del 9a ma con clock più spinti, affiancata da 8 GB di RAM e tagli di storage da 128 e 256 GB, a sottolineare che l’obiettivo non è la sperimentazione ma un “affinamento” del pacchetto.

    Sul fronte fotografico, i leak dipingono uno scenario altrettanto familiare: 48 megapixel per il sensore principale con stabilizzazione ottica, 13 megapixel per l’ultra-wide e una selfie cam da 13 megapixel, cioè una configurazione che punta più sull’algoritmo che sulla scheda tecnica per fare la differenza. La batteria dovrebbe assestarsi intorno ai 5.100 mAh, con ricarica cablata a 23 W, ancora una volta numeri che non fanno titolo ma che, incrociati con l’efficienza delle ultime iterazioni di Tensor e Android, potrebbero trasformarsi nel solito “telefono che arriva a sera senza ansia” che ha reso credibile la serie A agli occhi di chi non vuole vivere attaccato alla presa.

    Prezzo, colori e la promessa di essere “il Pixel per tutti”

    Se il design gioca sul riconoscibile, Google sembra voler spingere su due leve diverse per rendere Pixel 10a più desiderabile: prezzo e personalità estetica. In Europa il listino del taglio base da 128 GB viene accreditato di un posizionamento intorno ai 500 euro, cioè circa 50 euro in meno rispetto al Pixel 9a, un ribasso raro per un’azienda che non è mai stata particolarmente timida sul pricing. È un messaggio chiaro al segmento: invece di inseguire la fascia alta travestita da budget flagship, Pixel 10a vuole piazzarsi come il punto di equilibrio fra esperienza “da Pixel vero” e una cifra che, pur non essendo entry-level, resta aggredibile per un largo pubblico.

    La seconda leva è quella dei colori, e qui il mid-range di Google prova a scrollarsi di dosso l’immagine del solito telefono grigio. Le fonti parlano di quattro varianti cromatiche – Obsidian, Berry, Fog e Lavender – che mescolano il classico nero Google con tinte più giocose, fra rosa, viola e toni chiari che sembrano pensati per dominare i rendering social e gli scaffali dei negozi. È un contrasto quasi voluto con la natura conservativa dell’hardware: le specifiche sussurrano continuità, la palette colori urla visibilità.

    Pixel 10a come stress test della strategia Google

    In questa sequenza di leak, smentite e precisazioni, Pixel 10a finisce per assomigliare meno a un semplice mid-range e più a un banco di prova per la strategia mobile di Google nel 2026. Da una parte c’è la volontà di anticipare i tempi, riposizionare la serie A, giocare d’anticipo sui rivali e sfruttare l’onda lunga di un MWC dove il marchio Pixel, storicamente, non è mai stato protagonista assoluto. Dall’altra c’è una prudenza quasi disarmante sulle scelte tecniche, con un riuso massiccio di piattaforma, chassis e fotocamere, come se Google volesse vedere fin dove si può spingere la forza del software e dell’ecosistema prima di dover ripensare davvero il mid-range.

    Per chi segue Android da vicino, il lancio di Pixel 10a rischia di essere più interessante del prodotto stesso: un termometro di quanto Google creda ancora nella sua linea “accessibile” come veicolo di diffusione dell’esperienza Pixel, in un mercato in cui la soglia psicologica dei 500 euro è diventata il nuovo campo di battaglia. Se il telefono riuscirà a ritagliarsi spazio tra flagship scontati, cinesi aggressivi e mid-range iper-specchiati con schede tecniche più muscolari, lo scopriremo proprio tra fine febbraio e i primi giorni di marzo, quando i primi 10a usciranno dalle scatole mentre i padiglioni di Barcellona chiudono le luci.

    Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani

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    Il Pixel 10a sembra destinato a diventare il “mid-range da tenere d’occhio” di inizio 2026, ma con un lancio più contorto del previsto: preordini alla fine di febbraio e arrivo sugli scaffali solo nella prima settimana di marzo, proprio in coincidenza con il caos del Mobile World Congress di Barcellona. Il tutto mentre le indiscrezioni delineano un dispositivo molto vicino al Pixel 9a, con la solita miscela di fotografia computazionale e Tensor G4, ma con una finestra di uscita anticipata e un prezzo leggermente più aggressivo del solito per gli standard di Google.Il calendario schizofrenico del lancioLa storia del lancio di Pixel 10a non è la solita timeline pulita da comunicato stampa, ma una sequenza di leak che si correggono a vicenda nel giro di poche ore. All’inizio della settimana le fonti hanno iniziato a parlare di una disponibilità a metà febbraio, rompendo il consueto schema primaverile della serie A e suggerendo un cambio di passo nella strategia hardware di Google. Per qualche ora è sembrato tutto semplice: Pixel 10a prima del previsto, sugli scaffali già a febbraio, fine della storia.Poi è arrivata la puntualizzazione, con un leaker che ha messo nero su bianco una data molto precisa, il 17 febbraio, indicando quel giorno come “launch”, ma lasciando volutamente ambiguo cosa intendesse per lancio: annuncio, preordini, o effettiva presenza sugli scaffali. A complicare il quadro è intervenuto infine Evan Blass, voce storicamente attendibile sul fronte mobile, che ha provato a rimettere ordine: secondo lui i preordini partiranno solo a fine febbraio, mentre la reale disponibilità retail slitterà alla prima settimana di marzo. Se le cose andranno davvero così, il Pixel 10a arriverà nelle mani degli utenti mentre a Barcellona si accendono i riflettori del MWC 2026, trasformando un mid-range in un dispositivo-limite, in bilico fra la vetrina globale delle fiere e la saturazione da annunci.Perché Google vuole sbrigarsiLa scelta di anticipare la serie A non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un contesto in cui Google ha progressivamente schiacciato il calendario tra i flagship di fine estate e i mid-range che arrivavano tradizionalmente a primavera inoltrata. Con i Pixel top di gamma spostati stabilmente ad agosto, presentare un 10a a febbraio o marzo significa ristabilire una distanza di circa sei mesi tra “vero” flagship e modello accessibile, aiutando la lineup a respirare invece di cannibalizzarsi. È come se a Mountain View avessero deciso che la serie A non può più permettersi di essere solo la versione economica in ritardo, ma debba diventare il ponte tra il ciclo di hype del Pixel 10 e quello, inevitabile, del futuro Pixel 11.C’è anche una motivazione più prosaica, ma non meno interessante: agganciare il treno del MWC, con un prodotto già in fase di consegna proprio mentre tutti parlano di nuovi telefoni. Non è un annuncio in fiera, non è un keynote hollywoodiano, è quasi il contrario: un mid-range che arriva silenzioso in mano ai primi acquirenti mentre il resto dell’industria fa rumore, sperando che siano proprio questi utenti a far girare la narrativa con foto, recensioni e confronti social.​Un mid-range che gioca sul déjà vuSe sul calendario Pixel 10a prova a essere aggressivo, sull’hardware il racconto è molto più conservativo, quasi ostinato. Le indiscrezioni convergono su un dispositivo che riprende in modo quasi speculare l’estetica del Pixel 9a, con la solita barra fotografica orizzontale, un frontale che dovrebbe limare leggermente le cornici ma senza rivoluzioni e una silhouette che rischia di sembrare, a colpo d’occhio, un semplice refresh. Anche sotto la scocca il copione non cambia molto: si parla ancora di Tensor G4, la stessa base silicon del 9a ma con clock più spinti, affiancata da 8 GB di RAM e tagli di storage da 128 e 256 GB, a sottolineare che l’obiettivo non è la sperimentazione ma un “affinamento” del pacchetto.Sul fronte fotografico, i leak dipingono uno scenario altrettanto familiare: 48 megapixel per il sensore principale con stabilizzazione ottica, 13 megapixel per l’ultra-wide e una selfie cam da 13 megapixel, cioè una configurazione che punta più sull’algoritmo che sulla scheda tecnica per fare la differenza. La batteria dovrebbe assestarsi intorno ai 5.100 mAh, con ricarica cablata a 23 W, ancora una volta numeri che non fanno titolo ma che, incrociati con l’efficienza delle ultime iterazioni di Tensor e Android, potrebbero trasformarsi nel solito “telefono che arriva a sera senza ansia” che ha reso credibile la serie A agli occhi di chi non vuole vivere attaccato alla presa.Prezzo, colori e la promessa di essere “il Pixel per tutti”Se il design gioca sul riconoscibile, Google sembra voler spingere su due leve diverse per rendere Pixel 10a più desiderabile: prezzo e personalità estetica. In Europa il listino del taglio base da 128 GB viene accreditato di un posizionamento intorno ai 500 euro, cioè circa 50 euro in meno rispetto al Pixel 9a, un ribasso raro per un’azienda che non è mai stata particolarmente timida sul pricing. È un messaggio chiaro al segmento: invece di inseguire la fascia alta travestita da budget flagship, Pixel 10a vuole piazzarsi come il punto di equilibrio fra esperienza “da Pixel vero” e una cifra che, pur non essendo entry-level, resta aggredibile per un largo pubblico.La seconda leva è quella dei colori, e qui il mid-range di Google prova a scrollarsi di dosso l’immagine del solito telefono grigio. Le fonti parlano di quattro varianti cromatiche – Obsidian, Berry, Fog e Lavender – che mescolano il classico nero Google con tinte più giocose, fra rosa, viola e toni chiari che sembrano pensati per dominare i rendering social e gli scaffali dei negozi. È un contrasto quasi voluto con la natura conservativa dell’hardware: le specifiche sussurrano continuità, la palette colori urla visibilità.Pixel 10a come stress test della strategia GoogleIn questa sequenza di leak, smentite e precisazioni, Pixel 10a finisce per assomigliare meno a un semplice mid-range e più a un banco di prova per la strategia mobile di Google nel 2026. Da una parte c’è la volontà di anticipare i tempi, riposizionare la serie A, giocare d’anticipo sui rivali e sfruttare l’onda lunga di un MWC dove il marchio Pixel, storicamente, non è mai stato protagonista assoluto. Dall’altra c’è una prudenza quasi disarmante sulle scelte tecniche, con un riuso massiccio di piattaforma, chassis e fotocamere, come se Google volesse vedere fin dove si può spingere la forza del software e dell’ecosistema prima di dover ripensare davvero il mid-range.Per chi segue Android da vicino, il lancio di Pixel 10a rischia di essere più interessante del prodotto stesso: un termometro di quanto Google creda ancora nella sua linea “accessibile” come veicolo di diffusione dell’esperienza Pixel, in un mercato in cui la soglia psicologica dei 500 euro è diventata il nuovo campo di battaglia. Se il telefono riuscirà a ritagliarsi spazio tra flagship scontati, cinesi aggressivi e mid-range iper-specchiati con schede tecniche più muscolari, lo scopriremo proprio tra fine febbraio e i primi giorni di marzo, quando i primi 10a usciranno dalle scatole mentre i padiglioni di Barcellona chiudono le luci.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiVuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.
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    Google sta lavorando a una funzione che sincronizzerà la modalità Non Disturbare tra tutti i dispositivi Android connessi allo stesso account, eliminando la necessità di attivarla manualmente su ognuno. Questa novità emerge da un teardown della versione 26.02.31 di Google Play Services, dove sono state scovate stringhe di codice che descrivono un toggle dedicato proprio a questa sincronizzazione.

    Il contesto dei servizi cross-device

    I servizi cross-device su Android rappresentano l’evoluzione naturale verso un ecosistema più integrato, simile a quanto Apple offre da anni con le sue modalità Focus sincronizzate tra iPhone, iPad e Mac. Attualmente, queste funzionalità includono il Call Casting, che permette di trasferire chiamate video da uno smartphone a un tablet o viceversa, e l’Internet Sharing, che consente ai dispositivi vicini di condividere automaticamente l’accesso al Wi-Fi o al hotspot senza configurazioni manuali. La nuova sincronizzazione di Non Disturbare si inserirà proprio in questo menu dedicato, accessibile da Impostazioni > Google > Dispositivi e Condivisione > Servizi Cross-Device, rendendo l’attivazione della modalità silenziosa un’azione universale che si propaga istantaneamente su tutti i device loggati.

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    Dettagli tecnici dal teardown

    Nel codice di Google Play Services emergono stringhe precise come "dnd_sync_feature_switch_summary" con il testo "Sync Do Not Disturb across your devices" e "dnd_sync_feature_switch_title" che recita semplicemente “Do not disturb”. Una volta abilitato questo interruttore, attivare Non Disturbare su un telefono propagherà lo stato a tablet, Chromebook e potenzialmente smartwatch Wear OS, senza bisogno di setup manuali per ogni coppia di dispositivi. Questo va oltre le implementazioni attuali, limitate a smart watch Pixel accoppiati con smartphone Pixel tramite l’app dedicata, dove la sincronizzazione richiede ancora interventi specifici e non è automatica su larga scala.

    Altre funzionalità in arrivo

    Oltre a Non Disturbare, lo stesso teardown rivela indizi su Universal Clipboard, con stringhe come "universal_clipboard_feature_switch_summary" che promettono "Copy and paste content across your devices", permettendo di copiare testo o immagini su un device e incollarli su un altro senza intermediari. C’è anche il task handoff, descritto come "Continue where you left off on your devices" sotto la sezione Tasks, che consentirà di riprendere attività interrotte – come la lettura di un’app o la modifica di un documento – su un diverso dispositivo Android. Queste feature, attese forse con Android 17, completano un quadro di continuità che Android sta inseguendo per competere con iOS.

    Implicazioni per gli utenti Android

    Per chi possiede più dispositivi Android, questa sincronizzazione risolverà un fastidio quotidiano: immaginare di attivare Non Disturbare sul telefono prima di dormire e vederlo attivarsi magicamente anche sul tablet da cucina o sul Chromebook da lavoro trasforma la gestione delle notifiche in un’esperienza fluida e senza frizioni. Non si tratta solo di comodità, ma di un passo verso l’unificazione dell’ecosistema Google, che finora ha arrancato rispetto alla seamless integration di Apple; soluzioni fai-da-te come app di terze parti per sincronizzare DND tra telefono e Wear OS non saranno più necessarie, riducendo rischi di privacy e bug.

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    Google sta lavorando a una funzione che sincronizzerà la modalità Non Disturbare tra tutti i dispositivi Android connessi allo stesso account, eliminando la necessità di attivarla manualmente su ognuno. Questa novità emerge da un teardown della versione 26.02.31 di Google Play Services, dove sono state scovate stringhe di codice che descrivono un toggle dedicato proprio a questa sincronizzazione.Il contesto dei servizi cross-deviceI servizi cross-device su Android rappresentano l’evoluzione naturale verso un ecosistema più integrato, simile a quanto Apple offre da anni con le sue modalità Focus sincronizzate tra iPhone, iPad e Mac. Attualmente, queste funzionalità includono il Call Casting, che permette di trasferire chiamate video da uno smartphone a un tablet o viceversa, e l’Internet Sharing, che consente ai dispositivi vicini di condividere automaticamente l’accesso al Wi-Fi o al hotspot senza configurazioni manuali. La nuova sincronizzazione di Non Disturbare si inserirà proprio in questo menu dedicato, accessibile da Impostazioni > Google > Dispositivi e Condivisione > Servizi Cross-Device, rendendo l’attivazione della modalità silenziosa un’azione universale che si propaga istantaneamente su tutti i device loggati.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @AndroidianiDettagli tecnici dal teardownNel codice di Google Play Services emergono stringhe precise come "dnd_sync_feature_switch_summary" con il testo "Sync Do Not Disturb across your devices" e "dnd_sync_feature_switch_title" che recita semplicemente “Do not disturb”. Una volta abilitato questo interruttore, attivare Non Disturbare su un telefono propagherà lo stato a tablet, Chromebook e potenzialmente smartwatch Wear OS, senza bisogno di setup manuali per ogni coppia di dispositivi. Questo va oltre le implementazioni attuali, limitate a smart watch Pixel accoppiati con smartphone Pixel tramite l’app dedicata, dove la sincronizzazione richiede ancora interventi specifici e non è automatica su larga scala.Altre funzionalità in arrivoOltre a Non Disturbare, lo stesso teardown rivela indizi su Universal Clipboard, con stringhe come "universal_clipboard_feature_switch_summary" che promettono "Copy and paste content across your devices", permettendo di copiare testo o immagini su un device e incollarli su un altro senza intermediari. C’è anche il task handoff, descritto come "Continue where you left off on your devices" sotto la sezione Tasks, che consentirà di riprendere attività interrotte – come la lettura di un’app o la modifica di un documento – su un diverso dispositivo Android. Queste feature, attese forse con Android 17, completano un quadro di continuità che Android sta inseguendo per competere con iOS.Implicazioni per gli utenti AndroidPer chi possiede più dispositivi Android, questa sincronizzazione risolverà un fastidio quotidiano: immaginare di attivare Non Disturbare sul telefono prima di dormire e vederlo attivarsi magicamente anche sul tablet da cucina o sul Chromebook da lavoro trasforma la gestione delle notifiche in un’esperienza fluida e senza frizioni. Non si tratta solo di comodità, ma di un passo verso l’unificazione dell’ecosistema Google, che finora ha arrancato rispetto alla seamless integration di Apple; soluzioni fai-da-te come app di terze parti per sincronizzare DND tra telefono e Wear OS non saranno più necessarie, riducendo rischi di privacy e bug.Vuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @sviluppare-per-android.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani
  • blog@androidiani.netB

    L’ultima beta di Android 16 QPR3 Beta 2, distribuita proprio in queste ore sui Pixel compatibili, porta con sé correzioni per batteria, Wi-Fi e crash, ma nasconde un cambiamento controverso nella gestione delle immagini nella schermata Recenti. Questo aggiornamento, con patch di sicurezza del gennaio 2026, rende ufficiale una modifica già sperimentata in build precedenti, limitando drasticamente le opzioni per interagire con le immagini visualizzate nelle app recenti.

    Puoi discutere su questo tema anche su Feddit @Androidiani

    La scoperta della funzionalità perduta

    Immaginate di sfogliare le app recenti su un Pixel con Android 16, tenendo premuto su un’immagine in un’app supportata come Chrome o un social: fino a Beta 1, emergevano opzioni ricche come copiare, condividere, aprire direttamente in Google Lens o salvare localmente sul dispositivo. Questa feature, spesso ignorata dai più, trasformava la schermata Recenti in uno strumento di multitasking produttivo, permettendo estrazioni rapide senza uscire dall’app o navigare nei menu. Google l’aveva introdotta experimentalmente mesi fa, ma in QPR3 Beta 2 la sostituisce con un’interfaccia spartana, ridotta a soli copia e condividi, eliminando Lens e salvataggio diretto.

    Impatto tecnico sul multitasking quotidiano

    Dal punto di vista tecnico, il long-press sulle immagini nelle anteprime Recenti sfruttava l’activity lifecycle di Android per rilevare contenuti selezionabili senza interrompere il flusso utente, integrandosi con servizi come Lens per analisi AI contestuale. Ora, con questa rimozione, gli utenti devono ricorrere a Circle to Search per ricerche visive o condividere per poi salvare altrove, perdendo la comodità di un salvataggio immediato che bypassava restrizioni app-specifiche. Questo downgrade, notato prima in Android Canary 2512 e ora reso permanente in beta pubblica, suggerisce una semplificazione intenzionale da parte di Google, forse per uniformare l’UX o ridurre complessità nel rendering delle anteprime.

    Contesto dell’update e reazioni iniziali

    QPR3 Beta 2, build CP11.251209.007.A1 con Google Play Services 25.47.33, risolve problemi concreti come drain batteria notturno, limiti di carica ignorati, Wi-Fi lenti e crash su foldable durante la piegatura, migliorando stability e UI in notification shade e app drawer. Sui forum come Reddit, tester confermano il rollout su Pixel 6 e superiori, con note ufficiali che omettono il downgrade Recenti, alimentando speculazioni su A/B test passati. In Italia, siti come TuttoAndroid e Batista70Phone ne parlano focalizzandosi sulle fix, ma il taglio alla feature Recenti potrebbe irritare power user che la usavano per workflow rapidi.

    Prospettive future per Pixel e Android 16

    Pur con fix benvenuti, questo cambiamento solleva dubbi sul bilanciamento tra semplicità e potenza in Android 16, specialmente con stable QPR3 atteso in marzo. Google potrebbe ripristinare opzioni in base a feedback beta, ma per ora Beta 2 priorita pulizie e performance su dispositivi come Pixel 10, dove OTA sideload è limitato. Tester italiani su Pixel dovrebbero monitorare changelog ufficiali, valutando se il tradeoff valga l’installazione su daily driver.

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    L’ultima beta di Android 16 QPR3 Beta 2, distribuita proprio in queste ore sui Pixel compatibili, porta con sé correzioni per batteria, Wi-Fi e crash, ma nasconde un cambiamento controverso nella gestione delle immagini nella schermata Recenti. Questo aggiornamento, con patch di sicurezza del gennaio 2026, rende ufficiale una modifica già sperimentata in build precedenti, limitando drasticamente le opzioni per interagire con le immagini visualizzate nelle app recenti.Puoi discutere su questo tema anche su Feddit @AndroidianiLa scoperta della funzionalità perdutaImmaginate di sfogliare le app recenti su un Pixel con Android 16, tenendo premuto su un’immagine in un’app supportata come Chrome o un social: fino a Beta 1, emergevano opzioni ricche come copiare, condividere, aprire direttamente in Google Lens o salvare localmente sul dispositivo. Questa feature, spesso ignorata dai più, trasformava la schermata Recenti in uno strumento di multitasking produttivo, permettendo estrazioni rapide senza uscire dall’app o navigare nei menu. Google l’aveva introdotta experimentalmente mesi fa, ma in QPR3 Beta 2 la sostituisce con un’interfaccia spartana, ridotta a soli copia e condividi, eliminando Lens e salvataggio diretto.Impatto tecnico sul multitasking quotidianoDal punto di vista tecnico, il long-press sulle immagini nelle anteprime Recenti sfruttava l’activity lifecycle di Android per rilevare contenuti selezionabili senza interrompere il flusso utente, integrandosi con servizi come Lens per analisi AI contestuale. Ora, con questa rimozione, gli utenti devono ricorrere a Circle to Search per ricerche visive o condividere per poi salvare altrove, perdendo la comodità di un salvataggio immediato che bypassava restrizioni app-specifiche. Questo downgrade, notato prima in Android Canary 2512 e ora reso permanente in beta pubblica, suggerisce una semplificazione intenzionale da parte di Google, forse per uniformare l’UX o ridurre complessità nel rendering delle anteprime.Contesto dell’update e reazioni inizialiQPR3 Beta 2, build CP11.251209.007.A1 con Google Play Services 25.47.33, risolve problemi concreti come drain batteria notturno, limiti di carica ignorati, Wi-Fi lenti e crash su foldable durante la piegatura, migliorando stability e UI in notification shade e app drawer. Sui forum come Reddit, tester confermano il rollout su Pixel 6 e superiori, con note ufficiali che omettono il downgrade Recenti, alimentando speculazioni su A/B test passati. In Italia, siti come TuttoAndroid e Batista70Phone ne parlano focalizzandosi sulle fix, ma il taglio alla feature Recenti potrebbe irritare power user che la usavano per workflow rapidi.Prospettive future per Pixel e Android 16Pur con fix benvenuti, questo cambiamento solleva dubbi sul bilanciamento tra semplicità e potenza in Android 16, specialmente con stable QPR3 atteso in marzo. Google potrebbe ripristinare opzioni in base a feedback beta, ma per ora Beta 2 priorita pulizie e performance su dispositivi come Pixel 10, dove OTA sideload è limitato. Tester italiani su Pixel dovrebbero monitorare changelog ufficiali, valutando se il tradeoff valga l’installazione su daily driver.Vuoi discutere di questa funzione o condividere altre anticipazioni? Unisciti alla conversazione nella nostra community. La discussione sul forum è in categoria: @google.Questa discussione è aperta anche su Feddit in @Androidiani
  • blog@androidiani.netB

    Android 17 potrebbe essere ricordato come la release che ha rimesso a posto una delle scelte di interfaccia più odiate dagli utenti, e allo stesso tempo quella in cui Google ha deciso di raddoppiare la posta su un’altra scelta tutt’altro che universale: la separazione netta tra notifiche e Quick Settings, soprattutto sui grandi schermi.

    Secondo il tipster Mystic Leaks, che su Telegram ha pubblicato video e screenshot di una build interna di Android 17, Google sta lavorando su una nuova “dual-shade” che divide in modo strutturale la tendina delle notifiche dal pannello dei Quick Settings. Non è una rivoluzione assoluta: chi ha toccato un recente Samsung, Xiaomi o OnePlus conosce già questo paradigma ibrido, ereditato a metà fra il mondo Android e l’approccio stile iOS, con gesture diverse a seconda del lato superiore da cui si trascina verso il basso.

    Su Android 17 il comportamento descritto dai leak è molto preciso: un swipe verso il basso dal lato sinistro dell’inner screen apre esclusivamente le notifiche, con un grande orologio in alto e le icone di stato incapsulate in pill al margine, mentre uno swipe dal lato destro evoca un pannello Quick Settings in un foglio separato, con slider di luminosità, un nuovo slider del volume subito sotto e le solite scorciatoie di sistema. Il layout è molto più rifinito rispetto agli esperimenti intravisti nelle stringhe di sistema tra Android 16 e le prime QPR, dove bug grafici e glitch di comportamento rendevano la modalità split più una curiosità da power user che una soluzione pronta per il mainstream.

    La parte davvero controversa arriva però quando si parla di foldable e tablet. Secondo la ricostruzione di Android Authority, sui grandi schermi la dual-shade non sarebbe una semplice opzione, ma l’unica strada praticabile: niente toggle per tornare al pannello combinato classico, niente “vecchia tendina” a tutto schermo, se non sulla cover esterna dei pieghevoli. Nelle impostazioni, sotto un nuovo menu “Notifiche e Quick Settings”, comparirebbero due voci – “Separati” e “Combinati (classici)” – ma una nota in fondo specifica che la modalità combinata è limitata solo al display esterno dei foldable, lasciando l’inner screen e i tablet bloccati sulla visione duale.

    È la parte in cui l’esperimento estetico diventa una presa di posizione forte sull’esperienza d’uso: su diagonali ampie Google sembra convinta che tenere separati feed di notifiche e griglia di toggle sia intrinsecamente più leggibile e che il compromesso non valga l’inerzia degli utenti abituati a un unico pannello. Per chi vive la pieghevole come un ibrido smartphone‑tablet, questo significa anche cambiare gesto in base al display: sullo schermo esterno si continua a usare l’approccio classico, all’interno bisogna interiorizzare la logica “sinistra notifiche, destra impostazioni”, senza la via di fuga del toggle globale.

    A bilanciare questa forzatura arriva però la parte che molti chiedono da anni: la resurrezione dei toggle separati per Wi‑Fi e dati mobili, cancellando di fatto l’esperimento dell’unica “Internet tile” introdotta nelle ultime versioni di Android stock. Già a dicembre uno dei developer di LineageOS aveva individuato nel codice un interruttore per “splittare” il tile Internet in due pulsanti distinti, e il nuovo leak non solo conferma la direzione, ma mostra un layout in cui il tile “Mobile Data” torna a vivere con la classica icona delle tacche cellulari accanto al pulsante Wi‑Fi.

    La scelta è meno banale di quanto sembri, soprattutto lato UX su Android puro. Il tile singolo ha sempre richiesto un tap aggiuntivo per passare da Wi‑Fi a rete cellulare, aprendo un overlay più denso, e ha scontentato chi voleva poter spegnere al volo la radio dati senza intaccare la connessione wireless, o viceversa. Ripristinare due toggle diretti rende più chiara la modellazione mentale della connettività: due canali distinti, due pulsanti distinti, con stati immediatamente leggibili anche in un pannello Quick Settings sempre più affollato di shortcut.

    Dentro questo doppio movimento – split obbligatorio della shade su alcuni form factor e ritorno alla granularità sui toggle di rete – c’è tutta l’ambivalenza di Google verso la sua interfaccia. Da un lato, l’azienda abbraccia senza molti compromessi il linguaggio che negli ultimi anni ha reso familiari su iOS e sui grandi Android cinesi le gesture duali dall’alto, assumendo che l’utenza si sia ormai “allenata” a ragionare per lati dello schermo e non più per singolo swipe centrale. Dall’altro, fa marcia indietro su una semplificazione forse troppo spinta, riconoscendo che comprimere lo stack di rete in una tile unica ha più tolto controllo che ridotto complessità, almeno per chi usa intensamente hotspot, SIM multiple e combinazioni di reti diverse.

    Per la community Android italiana, abituata a saltare fra interfacce stock, skin aggressive e launcher di terze parti, Android 17 si profila come una release interessante proprio perché tenta di allineare l’esperienza Pixel a quella che oggi è già la norma su tanti OEM, ma partendo da un’idea molto precisa di come deve funzionare un grande schermo. La domanda che resta aperta, e che solo le prossime preview potranno chiarire, è quanto margine di personalizzazione Google sarà disposta a concedere: se la dual‑shade resterà davvero non negoziabile su foldable e tablet oppure se, a forza di feedback, vedremo riapparire un interruttore nascosto per riportare tutto a una singola tendina, così come è appena riapparso, quasi in sordina, il caro vecchio toggle “Dati mobili”.

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    ✨ Galaxy Z Flip 8, leak: perché la fotocamera “prevedibile” di Samsung è una scelta politica

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    ✨ YouTube ufficiale o cloni potenziati? Il sondaggio che ribalta la narrativa sugli Android user

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    ✨ Google Pixel, primo update del 2026: meno drain, più GPU e qualche fantasma grafico in meno

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    ✨ OnePlus Open 2 e 15s, il grande reset: perché i due telefoni più attesi del 2026 non si faranno (forse)

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    ✨ Galaxy S27 Ultra, il leak che ribalta la fotocamera principale

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  • M

    buongiorno
    sto seriamente pensando di acquistare un e-reader,. però non vorrei finanziare Amazon (se mi ricordo bene il Kindle é di Amazon), qualcuno ha esperienza con altri marchi ad un prezzo accessibile?
    grazie delle risposte


    @mirkokrim Io uso kobo, ne ho avuti due. Il software è molto aperto, è possibile installare lettori eBook alternativi e gestisco la libreria con calibre. Inoltre kobo aggiorna tuttora il SW dei lettori vecchi, anche se non ce ne è neanche bisogno. Se vuoi spendere poco prendine uno usato. Di solito i lettori durano molto: una carica dura molto, quindi anche lettori vecchi hanno fatto pochi cicli. Guarda il modello se ti interessa che abbia illuminazione (per leggere al buio) o tasti fisici.
  • androidiani@poliversity.itA

    ✨ Android XR e Xreal Project Aura: così Google vuole trasformare davvero gli smart glasses

    Google che punta su Xreal per fare degli smart glasses Android qualcosa di mainstream non è solo l’ennesimo annuncio da CES2026, ma il momento in…

    🔗 Leggi di più: https://androidiani.net/android-xr-e-xreal-project-aura-cosi-google-vuole-trasformare-davvero-gli-smart-glasses/

    Android XR, Project Aura, Xreal


    Android XR e Xreal Project Aura: così Google vuole trasformare davvero gli smart glassesGoogle che punta su Xreal per fare degli smart glasses Android qualcosa di mainstream non è solo l’ennesimo annuncio da CES2026, ma il momento in… Leggi di più: https://androidiani.net/android-xr-e-xreal-project-aura-cosi-google-vuole-trasformare-davvero-gli-smart-glasses/Android XR, Project Aura, Xreal
  • androidiani@poliversity.itA

    ✨ One UI 8.5 e la rivoluzione di Bixby: un upgrade AI che ridisegna l’assistente digitale

    Le indiscrezioni continuano a dipingere un futuro prossimo in cui Bixby, l’assistente digitale di Samsung a lungo considerato un parente lontano e un po’ goffo…

    🔗 Leggi di più: https://androidiani.net/one-ui-8-5-e-la-rivoluzione-di-bixby-un-upgrade-ai-che-ridisegna-lassistente-digitale/

    Bixby, One UI, Samsung


    One UI 8.5 e la rivoluzione di Bixby: un upgrade AI che ridisegna l’assistente digitaleLe indiscrezioni continuano a dipingere un futuro prossimo in cui Bixby, l’assistente digitale di Samsung a lungo considerato un parente lontano e un po’ goffo… Leggi di più: https://androidiani.net/one-ui-8-5-e-la-rivoluzione-di-bixby-un-upgrade-ai-che-ridisegna-lassistente-digitale/Bixby, One UI, Samsung
  • androidiani@poliversity.itA

    ✨ HONOR Magic8 Pro viene lanciato nel Regno Unito con una nuova fotocamera notturna

    Il panorama degli smartphone premium si arricchisce di un nuovo contendente, che arriva con un obiettivo preciso e dichiarato: dominare nelle condizioni di luce più…

    🔗 Leggi di più: https://androidiani.net/honor-magic8-pro-viene-lanciato-nel-regno-unito-con-una-nuova-fotocamera-notturna/

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    HONOR Magic8 Pro viene lanciato nel Regno Unito con una nuova fotocamera notturnaIl panorama degli smartphone premium si arricchisce di un nuovo contendente, che arriva con un obiettivo preciso e dichiarato: dominare nelle condizioni di luce più… Leggi di più: https://androidiani.net/honor-magic8-pro-viene-lanciato-nel-regno-unito-con-una-nuova-fotocamera-notturna/#androidiani, #HONOR, #android
  • privacypride@mastodon.socialP

    All'interno dello strumento dell'ICE per monitorare i telefoni in interi quartieri

    404 Media ha ottenuto materiale che spiega il funzionamento di Tangles e Webloc, due sistemi di sorveglianza recentemente acquistati dall'ICE. Webloc può tracciare i telefoni senza mandato e seguire i proprietari fino a casa o al loro datore di lavoro.

    https://www.404media.co/inside-ices-tool-to-monitor-phones-in-entire-neighborhoods/

    @privacypride@feddit.it


    All'interno dello strumento dell'ICE per monitorare i telefoni in interi quartieri404 Media ha ottenuto materiale che spiega il funzionamento di Tangles e Webloc, due sistemi di sorveglianza recentemente acquistati dall'ICE. Webloc può tracciare i telefoni senza mandato e seguire i proprietari fino a casa o al loro datore di lavoro.https://www.404media.co/inside-ices-tool-to-monitor-phones-in-entire-neighborhoods/@privacypride@feddit.it
  • fediverso@flipboard.socialF

    *Fediverso che avanza: il blog e il forum degli Androidiani rinascono con il supporto di Activitypub...
    @fediverso@citiverse.it
    https://poliverso.org/display/0477a01e-7469-5fc6-2bb6-fab017104009

    Fediverso che avanza: il blog e il forum degli Androidiani rinascono con il supporto di Activitypub Il blog Androidiani.net (questo che state leggendo) parla ora il linguaggio del Fediverso. è stato collegato ad , il protocollo che permette ai contenuti di vivere oltre i confini


    *Fediverso che avanza: il blog e il forum degli Androidiani rinascono con il supporto di Activitypub... @fediverso@citiverse.it https://poliverso.org/display/0477a01e-7469-5fc6-2bb6-fab017104009Fediverso che avanza: il blog e il forum degli Androidiani rinascono con il supporto di Activitypub Il blog Androidiani.net (questo che state leggendo) parla ora il linguaggio del Fediverso. #WordPress è stato collegato ad #ActivityPub, il protocollo che permette ai contenuti di vivere oltre i confini
  • adminA

    Negli ultimi giorni abbiamo lavorato dietro le quinte a una parte importante dell’architettura di Androidiani.net, e da oggi possiamo dirlo chiaramente: il progetto è completamente federato.

    Il blog ora è attivo nel Fediverso tramite ActivityPub, quindi ogni articolo pubblicato può essere seguito e commentato anche da Mastodon e da altre piattaforme federate.
    Questo forum stesso, basato su NodeBB, non è un sistema chiuso ma un’istanza che dialoga con il resto della rete federata.

    Non è solo una scelta tecnica, ma una direzione precisa: costruire una community che non dipenda da piattaforme centralizzate e che possa vivere come nodo di una rete più ampia, aperta e distribuita.

    Abbiamo scritto un articolo sul blog per spiegare perché abbiamo fatto questa scelta e cosa significa, in concreto, per Androidiani.net e per chi partecipa alla community.

    👉 Qui l’articolo completo:
    https://androidiani.net/androidiani-net-ora-vive-nel-fediverso/

    Se avete domande, dubbi o volete discutere di Fediverso, ActivityPub o NodeBB, questo thread o altre parti di questo forum, così come il nostro account Mastodon ufficiale, sono il posto giusto.
    Androidiani.net è tornato online, ma soprattutto è tornato connesso.


    @admin Ottimo! Devo capire qual'è il milglior modo per seguire il forum, al limite con un account direttamente su nodebb!
  • androidiani@poliversity.itA

    ✨ Androidiani.net ora vive nel Fediverso

    Androidiani.net nasce da qui, l’avevamo già spiegato nel primissimo post. Non come clone nostalgico, ma come tentativo consapevole di ripartire evitando gli stessi errori strutturali…

    🔗 Leggi di più: https://androidiani.net/androidiani-net-ora-vive-nel-fediverso/

    activitypub, androidiani, fediverso


    Androidiani.net ora vive nel FediversoAndroidiani.net nasce da qui, l’avevamo già spiegato nel primissimo post. Non come clone nostalgico, ma come tentativo consapevole di ripartire evitando gli stessi errori strutturali… Leggi di più: https://androidiani.net/androidiani-net-ora-vive-nel-fediverso/activitypub, androidiani, fediverso
  • macfranc@poliversity.itM

    Un documento di brevetto di Samsung lascia intendere il lancio di un nuovo telefono a conchiglia senza pannelli anteriore e posteriore definiti nella forma piegata.**

    Samsung dovrebbe presentare la sua serie di punta Galaxy S26 a febbraio, e la prossima generazione di telefoni pieghevoli potrebbe arrivare entro la fine dell'anno, ma l'azienda sembra anche essere al lavoro su un telefono pieghevole a conchiglia piuttosto originale.

    https://www.gadgets360.com/mobiles/news/samsung-flip-phone-reversible-design-patent-sketch-design-report-10519673#rss-gadgets-all


    Un documento di brevetto di Samsung lascia intendere il lancio di un nuovo telefono a conchiglia senza pannelli anteriore e posteriore definiti nella forma piegata.**Samsung dovrebbe presentare la sua serie di punta Galaxy S26 a febbraio, e la prossima generazione di telefoni pieghevoli potrebbe arrivare entro la fine dell'anno, ma l'azienda sembra anche essere al lavoro su un telefono pieghevole a conchiglia piuttosto originale.https://www.gadgets360.com/mobiles/news/samsung-flip-phone-reversible-design-patent-sketch-design-report-10519673#rss-gadgets-all
  • adminA

    Anno nuovo, privacy nuova. Negli ultimi tempi, la nostra relazione con Google si è profondamente trasformata. Quella che un tempo era una semplice transazione — noi forniamo dati, Google restituisce servizi — si è evoluta in un ecosistema complesso dove l’intelligenza artificiale conosce le nostre abitudini, anticipa le nostre richieste e, in certi casi, ricorda dettagli personali che nemmeno noi stessi avevamo considerato.

    Con l’arrivo di Gemini come assistente predefinito in molti dispositivi Android, Google ha accesso non solo a ciò che cerchiamo, ma al contesto delle nostre vite: cosa stiamo scrivendo, dove stiamo andando, con chi stiamo parlando. Non si tratta più di semplice profilazione per annunci pubblicitari, ma di una vera e propria biografia digitale in tempo reale.

    Se non hai mai esplorato a fondo le impostazioni privacy del tuo account Google, o se l’ultima verifica risale a più di un anno fa, questa guida ti accompagna passo dopo passo in un’audit completo. L’obiettivo non è eliminare completamente Google dalla tua vita — per molti sarebbe impossibile — ma stabilire confini chiari e trasformare la raccolta dati da un archivio permanente a una memoria a breve termine.

    https://androidiani.net/una-guida-p...ioni-privacy-del-tuo-account-google-nel-2026/

    Tabella Riassuntiva: Impostazioni Privacy Account Google​

    Di seguito tutti i passaggi operativi da seguire per configurare la privacy del tuo account Google per il 2026.

    Sezione Percorso Azione Effetto
    Memoria di Gemini Impostazioni Gemini → Contesto personale Disattivare "Le tue chat precedenti con Gemini" Impedisce a Gemini di costruire un profilo psicologico basato sulle tue conversazioni passate.
    Cronologia Gemini Impostazioni Gemini → Attività Disattivare "Mantieni attività" Elimina la cronologia di prompt, file e foto condivisi con l'IA. Opzione alternativa: impostare cancellazione automatica dopo 3 mesi.
    Attività Vocale/Audio Attività web e delle app → Gestisci attività Disattivare "Includi attività vocale e audio" Impedisce a Google di salvare file audio delle tue interazioni vocali.
    Ricerche Visive Attività web e delle app → Gestisci attività Disattivare "Includi cronologia delle ricerche visive" Evita che Google archivi le immagini scattate con Lens o Circle to Search.
    Annunci Sensibili Centro Annunci Google (myadcenter.google.com) → Personalizza annunci → Sensibili Limitare annunci per: Gioco d'azzardo, Perdita di peso, Alcol, Dating, Gravidanza e parenting Riduce drasticamente la frequenza di annunci potenzialmente dannosi o predatori.
    App di Terze Parti Gestisci account Google → App e servizi di terze parti Rimuovere i servizi non utilizzati o sospetti Revoca l'accesso ai tuoi dati da parte di servizi che non usi più.

    Nota fondamentale: lasciare attiva l'Attività web e delle app principale (ma configurando i sotto-interruttori come sopra) mantiene l'utilità dell'ecosistema Google (ricerche contestuali, Maps intelligente, ecc.) mentre si limita fortemente la profilazione a lungo termine.
    Questa tabella serve come riferimento rapido. Per le spiegazioni dettagliate sul "perché" di ogni impostazione e per comprendere i compromessi, consulta la guida completa nel blog della community.


    Anno nuovo, privacy nuova. Negli ultimi tempi, la nostra relazione con Google si è profondamente trasformata. Quella che un tempo era una semplice transazione — noi forniamo dati, Google restituisce servizi — si è evoluta in un ecosistema complesso dove l’intelligenza artificiale conosce le nostre abitudini, anticipa le nostre richieste e, in certi casi, ricorda dettagli personali che nemmeno noi stessi avevamo considerato. Con l’arrivo di Gemini come assistente predefinito in molti dispositivi Android, Google ha accesso non solo a ciò che cerchiamo, ma al contesto delle nostre vite: cosa stiamo scrivendo, dove stiamo andando, con chi stiamo parlando. Non si tratta più di semplice profilazione per annunci pubblicitari, ma di una vera e propria biografia digitale in tempo reale. Se non hai mai esplorato a fondo le impostazioni privacy del tuo account Google, o se l’ultima verifica risale a più di un anno fa, questa guida ti accompagna passo dopo passo in un’audit completo. L’obiettivo non è eliminare completamente Google dalla tua vita — per molti sarebbe impossibile — ma stabilire confini chiari e trasformare la raccolta dati da un archivio permanente a una memoria a breve termine. https://androidiani.net/una-guida-p...ioni-privacy-del-tuo-account-google-nel-2026/ Tabella Riassuntiva: Impostazioni Privacy Account Google​ Di seguito tutti i passaggi operativi da seguire per configurare la privacy del tuo account Google per il 2026. Sezione Percorso Azione Effetto Memoria di Gemini Impostazioni Gemini → Contesto personale Disattivare "Le tue chat precedenti con Gemini" Impedisce a Gemini di costruire un profilo psicologico basato sulle tue conversazioni passate. Cronologia Gemini Impostazioni Gemini → Attività Disattivare "Mantieni attività" Elimina la cronologia di prompt, file e foto condivisi con l'IA. Opzione alternativa: impostare cancellazione automatica dopo 3 mesi. Attività Vocale/Audio Attività web e delle app → Gestisci attività Disattivare "Includi attività vocale e audio" Impedisce a Google di salvare file audio delle tue interazioni vocali. Ricerche Visive Attività web e delle app → Gestisci attività Disattivare "Includi cronologia delle ricerche visive" Evita che Google archivi le immagini scattate con Lens o Circle to Search. Annunci Sensibili Centro Annunci Google (myadcenter.google.com) → Personalizza annunci → Sensibili Limitare annunci per: Gioco d'azzardo, Perdita di peso, Alcol, Dating, Gravidanza e parenting Riduce drasticamente la frequenza di annunci potenzialmente dannosi o predatori. App di Terze Parti Gestisci account Google → App e servizi di terze parti Rimuovere i servizi non utilizzati o sospetti Revoca l'accesso ai tuoi dati da parte di servizi che non usi più. Nota fondamentale: lasciare attiva l'Attività web e delle app principale (ma configurando i sotto-interruttori come sopra) mantiene l'utilità dell'ecosistema Google (ricerche contestuali, Maps intelligente, ecc.) mentre si limita fortemente la profilazione a lungo termine. Questa tabella serve come riferimento rapido. Per le spiegazioni dettagliate sul "perché" di ogni impostazione e per comprendere i compromessi, consulta la guida completa nel blog della community.


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