Androidiani.net - Forum

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    Un problema già visto in passato torna a farsi sentire sui Pixel aggiornati ad Android 17: diversi utenti segnalano che il touchscreen smette di rispondere correttamente in prossimità dei bordi e degli angoli dello schermo. Il fenomeno colpisce più generazioni di dispositivi e al momento Google non lo ha ancora riconosciuto ufficialmente come bug noto, né ha indicato tempi per un’eventuale correzione.Il problema coinvolge diverse generazioni di PixelLe segnalazioni, raccolte sui forum di supporto Google e su Reddit, non riguardano un singolo modello. Gli utenti riportano il problema su Pixel 7 Pro, Pixel 9, Pixel 10 Pro e persino su Pixel 8a, a conferma che il bug non è legato a uno specifico hardware, ma sembra piuttosto originare da Android 17 stesso o dalla sua gestione dell’input touch. Il sintomo più comune è la mancata risposta ai tocchi lungo i bordi o negli angoli dello schermo, mentre la zona centrale del display continua a funzionare normalmente.Più frequente durante i giochiDiversi utenti riferiscono che il problema si presenta soprattutto durante le sessioni di gioco, dove i comandi posizionati vicino ai margini dello schermo smettono di rispondere, con conseguenze dirette sulla giocabilità. Alcune segnalazioni parlano anche di episodi durante la visione di video a schermo intero su YouTube, mentre altri utenti sostengono che il malfunzionamento si presenti anche durante il normale utilizzo del telefono, senza un’app specifica coinvolta. Al momento non è quindi chiaro se la causa sia legata a singole applicazioni oppure a un problema più generale nella gestione del touch da parte di Android 17.Le prime segnalazioni risalgono al 20 luglioRicostruendo la cronologia delle segnalazioni, sembra che i primi casi simili fossero già stati riportati almeno dal 20 luglio, anche se il numero di segnalazioni è cresciuto sensibilmente solo nelle ultime settimane, probabilmente in concomitanza con una diffusione più ampia dell’aggiornamento ad Android 17. In attesa di un intervento ufficiale da parte di Google, agli utenti che riscontrano il problema non resta che segnalarlo tramite i canali di supporto ufficiali, utili per far emergere la reale entità del fenomeno e accelerare eventualmente lo sviluppo di una correzione.
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    Google ha svelato alcuni dei volti che parteciperanno a «Made by Google», l’evento del 12 agosto dedicato alla presentazione ufficiale della serie Pixel 11. Tra gli ospiti internazionali spicca un nome dal Giappone: l’attrice e modella Ayami Nakajo, la cui presenza rappresenta una sorpresa per il pubblico italiano e internazionale abituato a un evento più concentrato sulla sola scheda tecnica dei nuovi dispositivi.Un evento che punta anche sullo spettacoloA una settimana dalla presentazione ufficiale della serie Pixel 11, Google ha iniziato a diffondere non solo i primi teaser sui nuovi smartphone, ma anche i nomi delle personalità che saliranno sul palco. La lista degli ospiti coinvolge diverse figure dello spettacolo internazionale, un segnale che l’azienda vuole trasformare l’appuntamento in qualcosa di più vicino a un grande evento di intrattenimento che a una semplice conferenza stampa dedicata ai prodotti.Nakajo rappresenta il Giappone sul palcoTra i nomi annunciati, quello di Ayami Nakajo è probabilmente il più significativo per il pubblico asiatico: l’attrice e modella è una delle personalità più conosciute in Giappone, e la sua partecipazione conferma l’attenzione di Google verso un mercato dove i Pixel stanno cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante. Non è ancora chiaro in che veste Nakajo parteciperà all’evento, se come semplice ospite o con un ruolo più attivo nella presentazione.Attesa crescente per la serie Pixel 11Al netto della curiosità legata agli ospiti, l’attenzione principale resta ovviamente sui nuovi Pixel 11, di cui in queste settimane sono già trapelate diverse informazioni su design e caratteristiche tecniche. L’evento del 12 agosto sarà l’occasione per Google di confermare ufficialmente specifiche, prezzi e disponibilità della nuova gamma, oltre alle novità software legate a Gemini e alle funzioni esclusive pensate per l’ecosistema Pixel. Per gli utenti italiani, la partecipazione di un volto noto come Nakajo rende l’appuntamento ancora più interessante da seguire in diretta.
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    Google sta lavorando a una nuova funzione di Gemini pensata per i Pixel, capace di diagnosticare e risolvere in autonomia i problemi più comuni dello smartphone. Si chiama «Device Help» e permette di descrivere un malfunzionamento con parole semplici, lasciando che sia l’intelligenza artificiale a individuare la causa e a proporre una soluzione, arrivando in alcuni casi a modificare direttamente le impostazioni del telefono.Come funziona la nuova funzione sperimentaleDevice Help è stata individuata all’interno dell’app Gemini come funzione ancora in fase sperimentale. L’utente può descrivere il problema riscontrato sul proprio Pixel usando un linguaggio naturale, esattamente come farebbe raccontandolo a un tecnico. Gemini analizza la richiesta, fornisce una spiegazione del possibile problema e suggerisce i passaggi da seguire per risolverlo, senza costringere l’utente a cercare manualmente la voce giusta tra i menu delle impostazioni.Batteria e display, i primi ambiti copertiTra gli scenari già individuati c’è quello del consumo anomalo della batteria: basta segnalarlo a Gemini perché l’assistente proponga rimedi concreti, come l’attivazione del risparmio energetico, della batteria adattiva o della modalità scura. Allo stesso modo, chi lamenta affaticamento visivo può ricevere suggerimenti per ridurre la luminosità o attivare il tema scuro. La parte più interessante è che, in entrambi i casi, la modifica può essere applicata direttamente dalla chat di Gemini con una semplice conferma, senza passare dal pannello impostazioni.Nel caso in cui la modifica non risolva il problema, è possibile chiedere a Gemini di annullarla: l’assistente chiederà conferma prima di ripristinare l’impostazione precedente.Un aiuto per chi si perde tra i menuLe impostazioni di Android sono spesso frammentate in sottomenu diversi, con posizioni che cambiano da un modello all’altro e da una versione del sistema operativo alla successiva. Per gli utenti meno esperti individuare la voce corretta può essere frustrante: un assistente in grado di interpretare il problema e agire direttamente rappresenterebbe quindi una semplificazione concreta dell’esperienza d’uso quotidiana.Ancora in fase di test, i limiti restanoDevice Help non è al momento disponibile per tutti gli utenti Pixel: chi vuole verificarne la presenza deve controllare l’icona «+» nella barra di digitazione dell’app Gemini. Resta inoltre da capire quanto la funzione sarà efficace di fronte a problemi più complessi, come blocchi improvvisi o riavvii continui, dove un consiglio software difficilmente può bastare. Google non ha comunicato una data per il rilascio definitivo, ma l’iniziativa conferma la strategia dell’azienda di integrare sempre più Gemini nella gestione quotidiana dei Pixel, in un momento in cui alcuni modelli hanno mostrato bug post-aggiornamento.Diagnosi guidata tramite chat in linguaggio naturaleSuggerimenti per batteria, luminosità e modalità scuraPossibilità di applicare le modifiche direttamente da GeminiFunzione ancora sperimentale, disponibilità limitata
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    Negli ultimi giorni numerosi utenti di Google Gemini stanno segnalando gravi rallentamenti nell’app: risposte che richiedono minuti invece che secondi, schermate di caricamento che non si sbloccano mai e, in diversi casi, la comparsa dell’errore “Error 1076” che blocca del tutto l’elaborazione. Il problema non sembra limitato a un singolo modello, ma coinvolgerebbe più versioni di Gemini contemporaneamente, mentre da Google non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale su cause e tempi di risoluzione.Richieste che non si concludono piùLe prime segnalazioni risalgono al weekend, ma la situazione si sarebbe aggravata nettamente negli ultimi giorni. Prompt che normalmente ottenevano una risposta in pochi secondi restano ora in caricamento per tempi anomali, e in molti casi l’elaborazione si blocca definitivamente senza produrre alcun output, lasciando l’app di fatto inutilizzabile.Cambiare modello non risolve il problemaCiò che rende la situazione particolarmente fastidiosa è che i rimedi più comuni non sembrano funzionare: passare a un modello più leggero come Gemini 3.5 Flash Lite, oppure disattivare funzioni come “Personal Intelligence”, non elimina né i rallentamenti né la comparsa dell’errore 1076. Questo fa pensare che il problema non dipenda dai dispositivi o dalle impostazioni degli utenti, ma da un malfunzionamento lato server o infrastruttura sui sistemi di Google.I disservizi confermati anche da DowndetectorL’aumento delle segnalazioni è confermato anche dai portali che monitorano i disservizi in tempo reale, dove le anomalie legate a Gemini risultano in crescita. Nel frattempo, in assenza di dichiarazioni ufficiali, circolano diverse ipotesi: c’è chi pensa a un intervento su larga scala sull’infrastruttura di backend, magari propedeutico al lancio di Gemini 3.5 Pro o comunque a un miglioramento generale delle prestazioni. Al momento, però, si tratta solo di supposizioni non confermate da Google.Vista la diffusione di Gemini come strumento quotidiano per ricerche, scrittura e organizzazione delle informazioni, resta da capire se si tratti di un disservizio temporaneo o del sintomo di un intervento più ampio sui sistemi dell’azienda. Continueremo a seguire la vicenda in attesa di una comunicazione ufficiale da parte di Google.
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    Nuovi dettagli emergono sul Pixel 11, atteso in presentazione ufficiale nelle prossime settimane: secondo le ultime indiscrezioni, la funzione di notifica finora conosciuta con il nome in codice “Pixel Glow” si chiamerebbe in realtà HiLight, e permetterebbe di assegnare un colore diverso a ciascun contatto per riconoscere subito chi sta chiamando, semplicemente osservando il LED del telefono.Un colore diverso per ogni contattoSecondo quanto riportato, l’idea alla base di HiLight è quella di associare un colore specifico a ogni contatto in rubrica: quando quella persona chiama, il LED presente sul Pixel 11 si illuminerebbe (o lampeggerebbe) con il colore assegnato, permettendo di capire chi sta chiamando anche a telefono appoggiato con lo schermo rivolto verso il basso. Ad esempio, si potrebbe impostare il blu per i familiari e il verde per i colleghi di lavoro, così da distinguere subito il tipo di chiamata in arrivo senza dover girare il telefono. Nel codice dell’app Google Contatti sarebbero già stati individuati diversi riferimenti a colori come blu, ciano, verde, arancione, rosa, viola, teal, bianco e giallo, oltre a un’opzione “none” per non assegnare alcun colore.Non solo chiamate: anche Gmail e MessaggiLe indiscrezioni indicano che HiLight non si limiterebbe alle sole chiamate: le prime informazioni trapelate parlavano infatti di un’integrazione anche con Gmail e Google Messaggi, così da estendere le notifiche colorate anche ad altre app dell’ecosistema Google. Il fatto che la personalizzazione per contatto sia stata individuata proprio in Google Contatti lascia pensare che la stessa configurazione possa essere richiamata anche dalle altre app coinvolte, con la possibilità che in futuro il supporto si estenda anche ad app di terze parti.Da Pixel Glow a HiLightFino a poco tempo fa la funzione era nota solo con il nome provvisorio Pixel Glow, mai confermato ufficialmente da Google. Il nome HiLight sarebbe invece comparso in alcune immagini di marketing del Pixel 11 Pro Fold trapelate lo scorso 4 agosto. Google non ha ancora presentato ufficialmente la serie Pixel 11 né confermato l’esistenza della funzione, ma l’insieme delle indiscrezioni raccolte finora, unito al ritrovamento del codice in Google Contatti, rende l’ipotesi sempre più concreta.Se confermata, HiLight richiamerebbe da vicino i notification LED RGB che equipaggiavano alcuni smartphone di generazioni passate, offrendo però un livello di personalizzazione più spinto grazie all’associazione diretta con i singoli contatti. Resta ora da capire se il nome, le app supportate e la selezione di colori disponibili rimarranno invariati fino alla presentazione ufficiale della serie Pixel 11.
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    I Google Pixel offrono da tempo una serie di funzioni esclusive che non si trovano sugli altri smartphone Android, e sono proprio queste caratteristiche a spingere molti utenti a restare fedeli alla gamma anche al momento del cambio dispositivo. Lo conferma un sondaggio condotto da Android Authority tra i propri lettori, che ha coinvolto oltre 1.900 partecipanti chiamati a votare le funzioni Pixel che apprezzano di più.Al primo posto la VPN gratuitaLa funzione più votata è la VPN gratuita di Pixel, disponibile dalla serie Pixel 7 in poi. Utile soprattutto quando ci si collega a reti Wi-Fi pubbliche, permette di proteggere la connessione e limitare il tracciamento da parte del proprio operatore internet, il tutto senza alcun costo aggiuntivo: un vantaggio concreto che spiega perché sia risultata la più apprezzata tra le funzioni esclusive Pixel.Al secondo posto lo screening delle chiamateAl secondo posto si è classificato il Call Screen, la funzione che automatizza la gestione delle chiamate indesiderate. Sui Pixel è possibile far rifiutare automaticamente le chiamate identificate come spam, mentre nei casi più dubbi interviene Gemini, che risponde al posto dell’utente e trascrive in tempo reale quanto detto dall’interlocutore. A questa si affianca anche “Hold for Me”, che si occupa di attendere in linea al posto dell’utente durante le attese con il servizio clienti.Terzo posto per il Registratore basato su GeminiIl terzo posto va all’app Registratore, apprezzata non solo per la registrazione audio ma soprattutto per le funzioni basate su Gemini: trascrizione automatica, riepiloghi dei contenuti e riconoscimento dei diversi interlocutori in una conversazione, utile in riunioni e interviste con più persone. Grazie a Gemini Nano, inoltre, trascrizione e appunti funzionano anche offline, senza bisogno di connessione.Non solo prestazioni e fotocameraIl sondaggio ha coinvolto anche altre funzioni molto apprezzate, come il nuovo screensaver introdotto con Pixel 10 e le funzioni di sicurezza Crash Detection, Safety Check e SOS satellitare, capaci di avvisare automaticamente i familiari in caso di incidente o emergenza. Bene anche il riconoscimento dei numeri copiati, con proposta automatica di chiamata. Nel complesso, i risultati confermano che la scelta di restare fedeli ai Pixel non dipende solo da processore o fotocamera, ma da un ecosistema di funzioni software pensate per essere davvero utili nella vita quotidiana.
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    Il gradimento verso la famiglia di pieghevoli Pixel Fold di Google sembra in calo. Un sondaggio condotto da Android Authority rivela che pochi utenti considerano i pieghevoli Pixel realmente competitivi rispetto a rivali come i Galaxy Z Fold, con l’hardware indicato come il principale punto debole. Il prossimo Pixel 11 Pro Fold rischia quindi di diventare decisivo per le sorti dell’intera linea.Oltre 2.800 voti, hardware sotto accusaIl sondaggio, realizzato da Android Authority a luglio 2026, ha raccolto circa 2.800 risposte alla domanda se i pieghevoli di Google siano ancora competitivi. Il risultato non è dei più incoraggianti per Mountain View: il 39% degli utenti individua nell’hardware il principale limite della gamma Pixel Fold, mentre solo il 23,6% ritiene che sia il software a reggere l’esperienza d’uso. Le due risposte, da sole, coprono quasi due terzi dei voti totali, segno di un giudizio piuttosto polarizzato. Non mancano comunque gli estimatori, che apprezzano in particolare l’elaborazione fotografica e le funzioni AI targate Google.Spessore, peso, batteria e fotocamere i nodi principaliDa tempo il Pixel Fold viene criticato per essere più spesso e pesante rispetto ai pieghevoli concorrenti, pur non offrendo sempre capacità della batteria o sensori fotografici di primissimo livello. Con rivali come i Galaxy Z Fold in costante evoluzione, cresce tra gli utenti il dubbio che l’hardware non sia più all’altezza del prezzo richiesto. Allo stesso tempo, molti commenti raccolti nel sondaggio elogiano proprio l’elaborazione degli scatti e l’esperienza software: per una parte consistente del pubblico conta più la resa finale delle foto e l’integrazione con l’AI di Google che la scheda tecnica pura.Cosa chiedono gli utenti al Pixel 11 Pro FoldInterrogati su cosa vorrebbero vedere migliorato nel prossimo modello, gli utenti hanno indicato priorità piuttosto chiare.Batteria più capiente e ricarica più veloce: 30%Design più sottile e leggero: 29%Fotocamere migliori: 19%Processore più veloce: 9%Display più avanzato: 9%I dati confermano che le priorità del pubblico non riguardano tanto la potenza di calcolo, quanto aspetti pratici legati all’uso quotidiano: autonomia, ricarica, peso e spessore restano in cima alla lista dei desideri.Molti utenti attendono ancora il verdettoNonostante le critiche, non tutti hanno già voltato le spalle alla serie: il 28,3% degli intervistati ha dichiarato di voler attendere il Pixel 11 Pro Fold prima di esprimere un giudizio definitivo, mentre un ulteriore 9,2% guarda addirittura a un eventuale iPhone pieghevole di Apple come termine di paragone. Con l’arrivo dei Galaxy Z Fold8 e le voci su un pieghevole Apple, la concorrenza nel settore è destinata a intensificarsi ulteriormente. Per mantenere la propria posizione, Google dovrà probabilmente lavorare non solo sul software e sull’AI, dove resta forte, ma anche su spessore, peso, batteria e fotocamere: proprio gli elementi su cui il Pixel 11 Pro Fold sarà messo alla prova.
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    A pochi giorni dal Made by Google che Google dovrebbe tenere il 12 agosto, continuano a trapelare immagini attribuite al materiale marketing dei nuovi Pixel 11 e Pixel 11 Pro Fold. Gli scatti, diffusi online, mostrano un design con una camera bar posteriore ancora più sottile rispetto alle generazioni precedenti e forniscono alcuni numeri su autonomia, ricarica e zoom, oltre a dettagli sul modello pieghevole di punta.Pixel 11: barra fotocamere più sottile e zoom da 30xIl primo elemento messo in evidenza dal materiale trapelato riguarda il design posteriore: Google promuoverebbe il Pixel 11 come il modello con la camera bar più sottile mai realizzata nella storia della serie, proseguendo un percorso di progressiva riduzione dello spessore del modulo fotografico rispetto ai Pixel precedenti.Sul fronte batteria, le slide indicherebbero un’autonomia fino a 30 ore, anche se al momento non sono note le condizioni di misurazione utilizzate per ottenere questo dato: come sempre in questi casi, conviene attendere le prove sul campo per una valutazione più affidabile.Più sorprendente il dato sulla ricarica rapida: si parla di un 55% di carica raggiunto in appena 5 minuti. Il numero va però contestualizzato, perché secondo il materiale sarebbe stato misurato con un alimentatore USB-C da 30W per il Pixel 11 Pro e da 45W per il Pixel 11 Pro XL: mancano ancora conferme sulle specifiche di ricarica del Pixel 11 “base” e sulle condizioni esatte del test. Confermato invece lo zoom “Super Zoom” fino a 30x, che rimarrebbe uno dei punti di forza del comparto fotografico basato sull’elaborazione AI tipica della serie Pixel.Pixel 11 Pro Fold: schermo da 8 pollici, 16 GB di RAM e fino a 1 TBAnche per il pieghevole di punta, il Pixel 11 Pro Fold, sono emerse indiscrezioni interessanti. Il display esterno crescerebbe fino a 8 pollici, mentre la certificazione contro polvere e acqua salirebbe a IP68.Display esterno da 8 polliciCertificazione IP6816 GB di RAMTagli di storage fino a 1 TBAutonomia dichiarata fino a 24 oreNuova funzione “HiLight”, dettagli ancora sconosciutiLa configurazione di memoria non stupisce per un pieghevole di fascia alta, mentre l’autonomia dichiarata di 24 ore, inferiore alle 30 ore del Pixel 11 “normale”, conferma quanto la gestione energetica resti una sfida per i dispositivi con doppio schermo. Resta invece un mistero la funzione “HiLight”, di cui il materiale trapelato non specifica ancora il funzionamento.Preordini già dal giorno dell’evento?Secondo le stesse indiscrezioni, i preordini della gamma Pixel 11 potrebbero aprirsi già il 12 agosto, data dell’evento Made by Google. Un countdown individuato nel materiale diffuso online suggerirebbe addirittura che le prenotazioni possano partire dal mattino, prima ancora dell’inizio della presentazione ufficiale.In attesa della conferma di Google, il quadro che emerge da queste ultime fughe di notizie disegna un Pixel 11 concentrato su design più sottile, zoom potenziato e ricarica veloce, e un Pixel 11 Pro Fold pensato per chi cerca il massimo in termini di memoria e dimensioni dello schermo. Mancano ormai pochi giorni alla presentazione ufficiale, che chiarirà quanto di queste informazioni corrisponda alla realtà.
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    Google ha avviato il rilascio dell’aggiornamento di agosto 2026 per i dispositivi Pixel con Android 17. A differenza delle classiche patch mensili, questa volta non si tratta di un intervento sulla sicurezza, ma di una manutenzione mirata soprattutto alla serie Pixel 10: vengono infatti corretti un crash che colpiva alcuni giochi, un problema di prestazioni della GPU e un malfunzionamento del touchscreen.Tre correzioni per la serie Pixel 10L’aggiornamento interessa in particolare Pixel 10, Pixel 10 Pro, Pixel 10 Pro XL, Pixel 10 Pro Fold e Pixel 10a, per cui Google elenca tre interventi specifici.Risolto un crash che, in determinate condizioni, causava la chiusura improvvisa di alcune applicazioni di giocoMigliorate in generale le prestazioni della GPU in specifiche situazioni d’uso, anche se Google non indica titoli o percentuali di miglioramentoCorretto un bug che rendeva temporaneamente il touchscreen non reattivo in determinate condizioniSi tratta di tre problemi che incidono direttamente sull’uso quotidiano dello smartphone: chi ha riscontrato chiusure improvvise durante il gaming o momenti di mancata risposta dello schermo dovrebbe notare benefici concreti dopo l’installazione dell’update.Quasi nessuna patch di sicurezza questo meseA differenza dei consueti bollettini mensili, l’aggiornamento di agosto per Android 17 non porta correzioni di sicurezza vere e proprie. Il bollettino Pixel di Google cita una sola voce aggiuntiva relativa alla sicurezza, ma la patch di agosto in sé non risolverebbe vulnerabilità significative. Va quindi considerato più un intervento di manutenzione mirato a stabilità e reattività della serie Pixel 10, piuttosto che un rilascio di sicurezza in senso stretto.Dispositivi coinvolti e build di riferimentoPer la maggior parte dei modelli coinvolti, la build globale dell’aggiornamento porta il numero CP2A.260805.005. L’elenco dei dispositivi supportati è piuttosto ampio e comprende Pixel 8, Pixel 8 Pro, Pixel 8a, Pixel 9, Pixel 9 Pro, Pixel 9 Pro XL, Pixel 9 Pro Fold, Pixel 9a, Pixel 10, Pixel 10 Pro, Pixel 10 Pro XL, Pixel 10 Pro Fold e Pixel 10a. Per gli utenti Rogers in Canada è prevista inoltre una build separata, dedicata ai modelli dalla serie Pixel 9 in su.Nel complesso, il grosso delle correzioni di questo mese è concentrato sulla serie Pixel 10, appena lanciata: riguardando aspetti come stabilità nei giochi, prestazioni grafiche e reattività del touch, si tratta di problemi che incidono direttamente sull’esperienza quotidiana. Chi possiede uno dei modelli coinvolti farebbe bene a verificare la disponibilità dell’update nelle prossime ore, per beneficiare da subito di queste correzioni.
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    A poche settimane dal prossimo evento Made by Google, sul web sono comparse quelle che sembrano essere le specifiche tecniche complete del Pixel Watch 5. Il materiale, attribuito a MyMobiles e OnLeaks, conferma due varianti di cassa da 41 e 45 mm, uno storage raddoppiato a 64 GB, Wear OS 7 e una batteria capace di arrivare fino a 40 ore di autonomia. Rispetto al Pixel Watch 4 non sembrano esserci stravolgimenti nel design, ma diversi aggiornamenti concreti sul fronte della memoria, dell’intelligenza artificiale e della salute.Autonomia, ricarica e memoria raddoppiataLa novità più tangibile riguarda lo storage: entrambe le taglie passerebbero da 32 a 64 GB, il doppio rispetto alla generazione precedente, per fare più spazio ad app e musica offline. Il chipset indicato è ancora lo Snapdragon W5 Gen 2 di Qualcomm, affiancato da un coprocessore Cortex-M55, mentre il sistema operativo sarà Wear OS 7.Pixel Watch 5 da 41 mm: batteria 332 mAh, fino a 30 ore in uso normale (48 con risparmio energetico)Pixel Watch 5 da 45 mm: batteria 465 mAh, fino a 40 ore in uso normale (72 con risparmio energetico)Ricarica 41 mm: 50% in 15 minuti, 80% in 25 minuti, carica completa in 45 minutiRicarica 45 mm: 50% in 15 minuti, 80% in 30 minuti, carica completa in 60 minutiVa notato che, pur crescendo la capacità delle batterie rispetto al Pixel Watch 4, l’autonomia dichiarata in uso normale resterebbe invariata: è probabile che l’energia extra venga assorbita dalle nuove funzioni software e da un consumo generale più elevato.Display luminosissimo e resistenza confermataSu entrambi i modelli debutterebbe un pannello Actua 360 LTPO AMOLED da 320 ppi, con refresh rate variabile tra 1 e 60 Hz e una luminosità di picco fino a 3.000 nit, un valore che renderebbe lo schermo perfettamente leggibile anche sotto il sole diretto. A proteggerlo ci sarebbe un vetro Gorilla Glass 5 3D personalizzato. Lo spessore resterebbe fissato a 12,3 mm per entrambe le taglie, con un peso di 31 grammi per il 41 mm e 36,7 grammi per il 45 mm, esclusi i cinturini. Confermati anche la resistenza 5 ATM e la certificazione IP68, oltre a connettività 4G LTE, Bluetooth 6.0, Wi-Fi 6, NFC, UWB, SOS satellitare e posizionamento multi-banda con GPS, Galileo, GLONASS, BeiDou e QZSS.Più Gemini e salute al centro dell’esperienzaSul fronte software, il materiale trapelato punta i riflettori su un’integrazione più profonda di Gemini, l’assistente AI di Google, descritto come capace di anticipare il contesto dell’utente e proporre informazioni al momento giusto. Tra le novità citate figura anche una funzione chiamata “Proactive Suggestions”, pensata per suggerire risposte rapide in base alla conversazione in corso, riducendo la necessità di tirare fuori lo smartphone.Confermata anche la funzione di rilevamento della perdita di battito cardiaco con chiamata automatica di soccorso, non pensata però per chi soffre già di patologie cardiache note. Sul fronte del sonno, Google promette l’analisi più precisa mai realizzata dall’azienda, con un punteggio calcolato incrociando fasi del sonno, durata e frequenza respiratoria; non risulta invece, almeno per ora, un rilevamento dell’apnea notturna paragonabile a quello offerto da Apple Watch.Se le informazioni dovessero essere confermate, il Pixel Watch 5 si configurerebbe più come un aggiornamento mirato che come una rivoluzione: stessa impostazione estetica, ma storage raddoppiato, salute e AI più curate. La parola definitiva spetterà comunque al prossimo evento Made by Google, quando Mountain View svelerà l’intera gamma Pixel di quest’anno.
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    Google ha iniziato a comunicare via email agli utenti Android la data ufficiale del pensionamento di Google Assistant: dal 4 settembre 2026 partirà, in modo graduale, la disattivazione dell’assistente storico a favore di Gemini. Finora Google aveva parlato genericamente di una transizione “entro il 2026”, ma questa è la prima volta che viene indicata una data precisa di inizio del passaggio.Come avverrà il passaggioSecondo quanto riportato nella comunicazione di Google, la disattivazione partirà il 4 settembre e verrà estesa progressivamente ai dispositivi compatibili nell’arco di alcune settimane. Sui telefoni interessati dal cambiamento, Google Assistant smetterà di funzionare e non sarà possibile tornare indietro: al suo posto, Gemini diventerà l’assistente predefinito del sistema. Pronunciando “Hey Google” o tenendo premuto il tasto di accensione, quindi, si aprirà direttamente Gemini al posto del vecchio assistente.Il cambiamento non riguarda solo gli smartphone: una volta completata la migrazione, anche i dispositivi accoppiati come smartwatch con Wear OS, cuffie e auricolari compatibili passeranno automaticamente a Gemini come assistente vocale predefinito, dato che ereditano l’impostazione dal telefono a cui sono collegati.Non tutti i dispositivi il 4 settembreIl 4 settembre non sarà un interruttore che spegne Google Assistant ovunque contemporaneamente: trattandosi di un rollout distribuito su più settimane, la tempistica esatta varierà da dispositivo a dispositivo. Inoltre, chi possiede smartphone che non soddisfano i requisiti minimi per Gemini, o si trova in un Paese dove Gemini non è ancora disponibile, potrebbe continuare a usare Google Assistant più a lungo.Inizio disattivazione: 4 settembre 2026Rollout distribuito su alcune settimaneCoinvolti smartphone, Wear OS, cuffie e auricolari compatibiliNessun modo per tornare a Google Assistant una volta migratiEccezioni per dispositivi non compatibili o aree senza GeminiLa fine di un’era per AndroidGoogle porta avanti da tempo il piano di sostituire Google Assistant con Gemini su smartphone, tablet, automobili, smartwatch e TV, ampliando progressivamente le funzioni dell’IA generativa a scapito del vecchio assistente vocale, ormai relegato a un ruolo sempre più marginale. Nelle pagine di supporto Google è già comparso un avviso che informa gli utenti della sostituzione imminente su gran parte dei dispositivi mobili.Google promuove Gemini come un’evoluzione naturale, capace non solo di replicare i comandi vocali classici di Assistant ma anche di gestire conversazioni più naturali e articolate. Resta da vedere, nelle prossime settimane, quali dispositivi verranno coinvolti per primi e come reagiranno gli utenti abituati per anni al vecchio assistente Google.
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    Google Chrome per tablet Android soffre di un bug che fa proseguire la riproduzione audio anche dopo la chiusura della finestra Picture-in-Picture (PiP). Il problema, che non si verifica sugli smartphone, riguarda in modo specifico la versione per tablet del browser. Google ha però già iniziato a lavorare su una correzione, che potrebbe arrivare nelle prossime settimane.L’audio continua a riprodursi anche a finestra chiusaIl problema riguarda il comportamento della modalità PiP, che permette di guardare un video in una piccola finestra sovrapposta mentre si usano altre app. Normalmente, chiudendo la finestra PiP si interrompe anche l’audio insieme al video. Su Chrome per tablet Android, però, capita che l’audio continui a essere riprodotto in background anche dopo la chiusura della finestra.Il caso più tipico si verifica guardando video su YouTube: chiudendo il PiP il video scompare dallo schermo, ma l’audio continua a essere trasmesso, costringendo l’utente a fermarlo manualmente. Al momento, l’unico modo per interrompere la riproduzione è aprire il pannello delle notifiche e fermare la traccia multimediale da lì, oppure riaprire l’app YouTube e mettere in pausa il contenuto.Un problema esclusivo dei tabletCiò che rende il bug particolare è che non si presenta sugli smartphone Android: su questi ultimi, chiudere il PiP interrompe correttamente anche l’audio. Sui tablet, invece, il comportamento anomalo sarebbe causato da un flag di funzionalità chiamato “kAndroidEnableBackgroundMediaLargeFormFactors”, che tiene attiva la riproduzione in background anche a finestra chiusa.Un ingegnere di Google ha già inviato una modifica al Gerrit di Chromium per risolvere il problema. La correzione tratterà la chiusura della finestra PiP come un’azione esplicita dell’utente per interrompere la riproduzione, evitando che l’audio continui a essere trasmesso in background. Una volta implementata, questa modifica eliminerà la necessità di aprire il pannello notifiche o cercare l’app corretta per fermare manualmente l’audio.Per ora solo su Chrome CanaryLa modifica è già stata integrata nel codice di Chromium ed è attualmente in fase di test sulla build sperimentale Chrome Canary. Al 5 agosto 2026, la correzione risulta presente nella versione Chrome Canary 153.0.7991.0. Non si tratta però di una modifica destinata a un rilascio immediato sul canale stabile: dopo Canary, la modifica dovrà passare per i canali Dev e Beta prima di arrivare, se tutto procede senza intoppi, alla versione stabile per tutti gli utenti.Fino a quel momento, chi utilizza Chrome su un tablet Android e riscontra il problema dovrà continuare a fermare manualmente la riproduzione audio dal pannello notifiche. Trattandosi di un dispositivo dove il PiP viene sfruttato spesso proprio per lo schermo più ampio, è probabile che molti utenti tablet accolgano con piacere questa correzione non appena raggiungerà il canale stabile.
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    Google starebbe lavorando a una nuova funzione per Android, ribattezzata “Tap to Share”, che permetterebbe di condividere file semplicemente avvicinando due smartphone, in un gesto molto simile a quello dell’AirDrop di Apple. La scoperta arriva dall’analisi del codice delle più recenti Google Play Services, dove sono già visibili i primi riferimenti alla funzione.Addio alla selezione manuale di Quick ShareOggi, per condividere una foto o un video su Android, bisogna aprire il menu di condivisione, selezionare Quick Share e poi individuare manualmente il dispositivo di destinazione dall’elenco. Con Tap to Share questo passaggio intermedio sparirebbe: basterà avviare la condivisione e avvicinare fisicamente il proprio smartphone a quello del destinatario per avviare il trasferimento, senza dover più cercare il nome dell’altro dispositivo in una lista.Un gesto che ricorda da vicino l’AirDrop di AppleIl paragone con l’ecosistema Apple è quasi inevitabile. Su iPhone, l’AirDrop consente da anni di condividere contenuti avvicinando due dispositivi compatibili, senza passaggi aggiuntivi. Google sembra puntare a un’esperienza altrettanto immediata, portando su Android un flusso di condivisione basato sulla prossimità fisica invece che sulla selezione da menu.Una funzione disattivabile per chi teme condivisioni accidentaliNon tutti, però, potrebbero gradire un sistema che avvia la condivisione con un semplice avvicinamento dei telefoni. Google sembra averlo previsto: nel codice di Google Play Services versione 26.30.31 è già presente un’opzione dedicata per disattivare completamente Tap to Share, mantenendo il funzionamento classico di Quick Share per chi preferisce mantenere il controllo manuale su ogni condivisione.Quando arriverà su AndroidAl momento Google non ha annunciato ufficialmente Tap to Share, e non è ancora chiaro se la funzione arriverà così com’è stata individuata nel codice o subirà modifiche prima del lancio. Il fatto che sia già in fase di sviluppo nelle versioni più recenti di Play Services suggerisce comunque che la condivisione file su Android potrebbe presto diventare ancora più semplice e diretta, riducendo i passaggi necessari per inviare contenuti tra un dispositivo e l’altro.
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    Il Google Pixel 6 rappresenta uno dei punti di svolta più importanti nella storia degli smartphone di Google. Primo modello a montare il chip proprietario Tensor e a introdurre un design completamente rinnovato, il dispositivo ha però dovuto affrontare fin dal lancio numerosi problemi legati a impronte digitali, connettività, surriscaldamento e autonomia. Nonostante un debutto tutt’altro che semplice, la testata Android Authority lo ha recentemente ricordato come il vero momento di svolta che ha plasmato l’attuale linea Pixel.Prima del Pixel 6, Google cercava ancora la propria identitàNegli anni precedenti al Pixel 6, la strategia smartphone di Google appariva incerta. Dopo l’esperienza dei Nexus, sviluppati insieme a diversi produttori partner, i primi Pixel e Pixel 2 avevano iniziato a costruire un’identità hardware più propria, con il Pixel 2 XL che si distingueva per una qualità fotografica di primissimo piano, ottenuta soprattutto grazie all’elaborazione software. L’hardware, però, restava spesso un passo indietro rispetto a concorrenti come Samsung.Tensor cambia tuttoIl Pixel 4 XL aveva raccolto consensi ma mostrava limiti evidenti su batteria e RAM da 6GB per uno smartphone di fascia alta. Con il Pixel 5, Google aveva addirittura scelto di uscire dalla corsa alle specifiche di punta, puntando su software e fotocamera come elementi distintivi. Il Pixel 6 ha ribaltato questo approccio: per la prima volta Google ha montato un chip Tensor sviluppato internamente, abbinandolo a un design audace che si distaccava nettamente dai Pixel precedenti.Un debutto complicato dal primo TensorIl lancio del Pixel 6 non è stato però semplice. Il sensore di impronte digitali risultava poco preciso, causando frequenti fallimenti di sblocco, un problema aggravato dall’assenza del riconoscimento facciale sul dispositivo. Si sono aggiunti problemi di connettività Bluetooth e Wi-Fi, mentre Android 12 nella sua prima versione non era del tutto stabile. Il problema più serio, però, riguardava proprio il primo Tensor: un chip soggetto a surriscaldamento, con conseguente limitazione delle prestazioni sotto stress e un forte impatto sull’autonomia, arrivata in alcuni casi a poco più di tre ore di schermo acceso, secondo quanto riportato da Android Authority.Le basi per i Pixel di oggiGoogle ha progressivamente risolto molti di questi problemi tramite aggiornamenti software. Nonostante gli inizi difficili, il Pixel 6 ha comunque segnato l’inizio di un percorso che ha trasformato Pixel da semplice smartphone Android puro a prodotto capace di mettere in vetrina l’intelligenza artificiale e l’elaborazione immagini proprietaria di Google, caratteristiche che ancora oggi definiscono l’identità della linea Pixel.
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    Google sta sviluppando una nuova funzione di sicurezza per Chrome, pensata per contrastare l’abuso delle estensioni del browser. L’obiettivo principale è impedire che le policy di gestione aziendale vengano sfruttate per installare forzatamente estensioni non autorizzate sui dispositivi degli utenti, dirottando la nuova scheda o il motore di ricerca predefinito.Le estensioni imposte tramite policy aziendali nel mirinoIl problema riguarda in particolare le estensioni installate forzatamente tramite policy, uno strumento pensato per permettere ad aziende e organizzazioni di distribuire componenti aggiuntivi specifici sui PC gestiti. Se questo meccanismo viene sfruttato in modo improprio, però, può portare all’installazione di estensioni indesiderate anche su dispositivi personali.Chi sfrutta questa falla può modificare la pagina della nuova scheda o il motore di ricerca predefinito, reindirizzando le ricerche verso siti specifici per generare introiti pubblicitari o, nei casi peggiori, per veicolare traffico verso pagine malevole.Un problema difficile da rimuovere per l’utente comuneA complicare ulteriormente le cose, Chrome riconosce queste estensioni come installate tramite policy di gestione, anche quando il dispositivo appartiene effettivamente all’utente. Questo rende, in alcuni casi, molto più difficile rimuoverle con le procedure standard previste dal browser.Protezione anche per le estensioni installate manualmenteOltre a questo scenario, Google starebbe valutando un secondo livello di protezione, pensato per evitare che estensioni installate manualmente dall’utente vengano in un secondo momento riclassificate come gestite da una policy organizzativa esterna. In questo modo, chi installa un’estensione di propria iniziativa manterrebbe sempre il pieno controllo sulla sua rimozione.Al momento Google non ha comunicato una data precisa per il rilascio di questa funzione sulla versione stabile di Chrome: la novità arriverà, secondo quanto trapelato, solo al termine di un’adeguata fase di test, per poi essere attivata di default.Perché la notizia riguarda anche gli utenti AndroidChrome è il browser predefinito sulla stragrande maggioranza degli smartphone Android, ed è strettamente legato all’account Google che sincronizza dati, password ed estensioni tra desktop e mobile. Una protezione più solida contro l’abuso delle estensioni sul fronte desktop si traduce, indirettamente, in un ecosistema Google più sicuro anche per chi utilizza Chrome e i relativi servizi da smartphone.
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    In vista di Made by Google, l’evento del 12 agosto in cui Google presenterà ufficialmente la serie Pixel 11, il noto leaker Evan Blass ha diffuso nuove immagini promozionali del Pixel 11 Pro. Gli scatti mostrano non solo il design del dispositivo, ma anche diverse novità legate al comparto fotografico, all’integrazione con Gemini e al nuovo chip proprietario Tensor G6.Zoom potenziato: da 100x a 120xL’aspetto che più cattura l’attenzione riguarda le fotocamere. Se il Pixel 10 Pro offriva uno zoom Pro Res fino a 100x, le immagini trapelate suggeriscono che il Pixel 11 Pro possa spingersi fino a 120x, un ulteriore passo avanti per la fotografia computazionale a lunga distanza che ha reso celebre la serie Pixel.Al momento non sono stati confermati dettagli precisi sul sensore teleobiettivo che renderebbe possibile questo salto, ma un incremento così marcato lascia intendere un lavoro significativo sull’elaborazione software, marchio di fabbrica delle fotocamere Pixel.Tensor G6 e integrazione più stretta con GeminiLe immagini confermano inoltre il debutto del Tensor G6, il nuovo chip proprietario di Google per la serie Pixel 11, insieme a un’integrazione più profonda con Gemini, l’assistente basato su intelligenza artificiale che Google sta progressivamente estendendo a tutto l’ecosistema Android.L’attesa cresce verso il 12 agostoCon l’evento Made by Google ormai alle porte, le indiscrezioni sulla serie Pixel 11 si susseguono a ritmo serrato. Tra teaser ufficiali e leak come questo, gli appassionati Android hanno ormai un quadro piuttosto chiaro di quello che Google sta per annunciare, anche se restano da confermare i dettagli definitivi su prezzi e disponibilità nei vari mercati, Italia inclusa.
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    Google ha pubblicato un nuovo teaser dedicato al Pixel 11 Pro Fold, il prossimo pieghevole della gamma Pixel, in vista della presentazione ufficiale della serie Pixel 11. Nel breve video, oltre alla sagoma del dispositivo, è possibile intravedere per la prima volta anche il display interno del telefono aperto.Il display interno si mostra per un istanteIl teaser, diffuso da Google su YouTube, ricalca lo stile già visto per gli altri video dedicati alla serie Pixel 11: l’accento è posto su sagome scure e giochi di luce piuttosto che su un’esposizione completa del design. Rispetto ai teaser precedenti, però, questa volta compare anche una breve sequenza con il dispositivo aperto, che lascia intravedere il pannello interno del pieghevole.Le specifiche tecniche del display non sono ancora state confermate, ma il fatto che Google abbia scelto di dedicare un teaser specifico al Pixel 11 Pro Fold conferma l’attenzione riposta dall’azienda sul modello pieghevole in vista del lancio.Un possibile nuovo colore «Pine»Nel video compaiono anche alcune scritte in un verde acceso, che ricorda da vicino la colorazione soprannominata «Pine», trapelata a metà luglio per la gamma Pixel 11. Non è possibile, al momento, distinguere con certezza la tonalità esatta della scocca del dispositivo, ma l’uso di questo verde nella comunicazione ufficiale alimenta le voci su una nuova opzione cromatica per la linea Pixel.Presentazione attesa il 12 agostoLa serie Pixel 11 dovrebbe essere presentata ufficialmente il 12 agosto durante l’evento Made by Google, e nelle ultime settimane le informazioni trapelate si sono moltiplicate, dai render alle indiscrezioni sulle fotocamere fino ai dettagli sul nuovo chip Tensor G6. Il Pixel 11 Pro Fold, come confermato da questo nuovo teaser, sarà uno dei protagonisti dell’evento.
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    A meno di due settimane dall’attesa presentazione, fissata per il 12 agosto, sono trapelate le specifiche complete di tutta la nuova famiglia Pixel 11. La gamma sarà composta da quattro modelli, Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, tutti equipaggiati con il nuovo chip proprietario Tensor G6 e il chip di sicurezza Titan M3. Tra le novità più curiose, però, spicca una possibile riduzione della RAM sui modelli Pro rispetto alla generazione precedente.Tensor G6 e Titan M3 su tutta la gammaIl dato più significativo riguarda l’uniformità del comparto silicio: per la prima volta tutti e quattro i modelli monterebbero lo stesso SoC Tensor G6, prodotto con processo a 2nm secondo alcune fonti, insieme al chip di sicurezza Titan M3. Una scelta che dovrebbe garantire prestazioni e funzioni AI allineate su tutta la gamma, storico punto di forza della serie Pixel.Display, RAM e storage a confrontoPixel 11 e Pixel 11 Pro condividerebbero un display OLED da 6,3 pollici a 120Hz, mentre il Pro XL salirebbe a 6,8 pollici. Il Pro Fold, come da tradizione, avrebbe un doppio schermo OLED interno ed esterno. Su tutti i modelli la RAM si fermerebbe a 12GB, un dato che per le varianti Pro rappresenterebbe una riduzione rispetto alla generazione Pixel 10. Lo storage invece partirebbe da 256GB su Pixel 11, per arrivare fino a 1TB sui modelli Pro, Pro XL e Pro Fold.Pixel 11: display 6,3″, doppia fotocamera posteriore, da 899 dollariPixel 11 Pro: display 6,3″, tripla fotocamera, da 1.099 dollariPixel 11 Pro XL: display 6,8″, tripla fotocamera, da 1.299 dollariPixel 11 Pro Fold: doppio display OLED, da 1.899 dollariQuando arrivanoPixel 11, Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL dovrebbero debuttare tutti nel corso di agosto 2026, mentre per il pieghevole Pro Fold si parla di un lancio posticipato alla seconda metà dell’anno. Va ricordato che si tratta ancora di informazioni non ufficiali: i prezzi e le specifiche definitive arriveranno solo con la presentazione di Google, ma se confermate delineerebbero una gamma più omogenea che mai, con il Tensor G6 come vero comune denominatore.
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    Con la presentazione della gamma Pixel 11 Pro ormai imminente, resta ancora un mistero da svelare: il nome ufficiale della nuova luce LED posteriore, finora conosciuta con il nome in codice “Pixel Glow”. Secondo una nuova indiscrezione, il nome definitivo scelto da Google potrebbe essere invece “HiLight”.Da “Pixel Glow” a “HiLight”L’informazione arriva da Dylan Roussel, sviluppatore noto per le sue scoperte all’interno delle beta di Android, che ha condiviso la novità sui social. Secondo Roussel, Google avrebbe deciso di abbandonare il nome “Pixel Glow”, individuato all’interno del codice della beta di Android 17 e dato per scontato fino ad oggi, in favore della denominazione “HiLight”.Notifiche colorate e integrazione con GeminiLa funzione è stata individuata per la prima volta in Android 17 Beta 4, dove il codice faceva riferimento a una luce posteriore capace di illuminarsi con colori diversi quando lo smartphone viene appoggiato con lo schermo verso il basso. Le indiscrezioni raccolte finora indicano che il LED potrebbe segnalare con colori specifici le chiamate in arrivo da determinati contatti, oppure fornire un feedback visivo durante l’utilizzo dell’assistente Gemini.Esclusiva per i modelli ProIl LED dovrebbe essere integrato sotto forma di elemento circolare all’interno della barra fotocamera, e sarebbe riservato esclusivamente ai modelli Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, restando quindi assente sul modello base. Google ha già mostrato la funzione in alcuni teaser ufficiali, senza però specificarne l’utilizzo concreto, che dovrebbe essere svelato in occasione dell’evento di lancio del 12 agosto.Nome ipotizzato: HiLight (in precedenza “Pixel Glow”)Individuato per la prima volta in Android 17 Beta 4Possibile uso: notifiche colorate e feedback per GeminiRiservato a Pixel 11 Pro, Pro XL e Pro FoldReazioni contrastanti dagli utentiSui forum le opinioni sono divise: c’è chi avrebbe preferito investimenti su fotocamera e batteria piuttosto che su un LED decorativo, e chi invece giudica il nome “HiLight” meno riuscito rispetto a “Pixel Glow”. Non resta che attendere il 12 agosto per scoprire il nome definitivo e le reali funzionalità di questa novità.
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    Google potrebbe finalmente lanciare il proprio localizzatore di oggetti smarriti: le prime immagini reali del “Google Pixel Tag” sono trapelate online. Fino ad oggi Google ha messo a disposizione la rete “Trova il mio dispositivo”, ma non aveva mai proposto un tracker fisico a proprio marchio. Il Pixel Tag potrebbe colmare questa lacuna, diventando il primo accessorio di questo tipo firmato Google.Design ovale e allungatoSecondo quanto riportato, il Pixel Tag sarebbe già comparso nelle schede prodotto di alcuni negozi online, con il codice modello “GA12506” e la colorazione “Fog Light”. Le immagini mostrano un design non circolare, ma ovale e piuttosto allungato: una forma che ricorda più i tracker Fitbit che il classico Galaxy SmartTag di Samsung, anch’esso ovale ma meno slanciato. Il corpo del dispositivo non presenta fori per portachiavi, suggerendo che vada inserito in custodie o accessori dedicati, proprio come l’AirTag di Apple.Integrazione con la rete “Trova il mio dispositivo”Dalla descrizione del prodotto emerge che il Pixel Tag sfrutterà la rete “Trova il mio dispositivo” di Google per localizzare chiavi, portafogli e borse direttamente dallo smartphone. È presente anche un altoparlante integrato per facilitare la ricerca del tag nelle vicinanze, mentre Google avrebbe posto particolare attenzione alla privacy e alla protezione dei dati personali, in linea con quanto già fatto da Apple con i propri AirTag.Specifiche ancora incerte, possibile debutto con Pixel 11Non è ancora chiaro se il dispositivo supporterà la tecnologia UWB (Ultra Wideband) per una localizzazione più precisa, né se la batteria sarà sostituibile o ricaricabile. Considerando che Google terrà il proprio evento di presentazione della serie Pixel 11 il 12 agosto, non si esclude che il Pixel Tag venga svelato proprio in quell’occasione.Codice modello: GA12506, colore “Fog Light”Design ovale allungato, senza foro per portachiaviIntegrazione con la rete “Trova il mio dispositivo”Altoparlante integrato per la ricerca ravvicinataPossibile debutto il 12 agosto con Pixel 11Se confermato, il Pixel Tag rappresenterebbe un tassello importante nell’ecosistema di accessori Google, offrendo agli utenti Pixel un’alternativa nativa ai localizzatori di terze parti.