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    Si parla di:ToggleIl 10 agosto una turbina idroelettrica nei pressi di Danzica ha iniziato a impazzire: giri al minuto e potenza generata hanno oscillato in modo erratico fino all’arresto forzato del gruppo generatore-rotore. Non un guasto meccanico, ma la seconda intrusione andata a segno in pochi mesi contro lo stesso impianto, rivendicata con tanto di video dagli stessi attaccanti. È l’ultimo episodio di una campagna che il CERT Polska descrive ormai come sistematica contro il settore energetico e idrico del Paese, e che affonda le radici in un attacco ben più ampio, condotto a fine dicembre 2025 dal gruppo APT russo Sandworm contro una trentina di siti tra centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento rinnovabili.Un impianto già colpito, questa volta a pieno regimeLa centrale presa di mira si trova a Tczew, nel voivodato della Pomerania, ed era già stata bersaglio di un primo tentativo a maggio 2026, fallito perché l’impianto era offline per manutenzione e l’impatto operativo fu quindi nullo. Il 10 agosto, invece, gli attaccanti sono riusciti a operare mentre la centrale era pienamente funzionante: la prima volta, secondo gli analisti polacchi, che questo specifico gruppo di hacktivisti filo-russi ottiene un’interferenza reale sui parametri di produzione. Una volta dentro l’interfaccia di controllo, hanno spinto i valori operativi ai loro estremi — minimo o massimo — fino a costringere generatore e rotore all’arresto. I dati di monitoraggio del giorno dell’attacco mostrano picchi anomali di velocità di rotazione e livello dell’acqua, alternati a periodi di potenza erogata pari a zero: la firma tipica di una manipolazione manuale del pannello SCADA, non di un errore di processo.Gli stessi autori hanno pubblicato un video dell’intrusione, un dettaglio che negli ambienti di cybercrime filorusso serve tanto a rivendicare la paternità dell’attacco quanto a intimidire altri operatori del settore. L’attribuzione a un attore specifico resta fluida: gruppi come Cyber Army of Russia Reborn e la galassia riconducibile a Sandworm operano spesso in una zona grigia tra hacktivismo spontaneo e operazioni orchestrate dai servizi militari russi (GRU), rendendo la distinzione tra “protesta” e sabotaggio di stato sempre più teorica.Il precedente: come un router in un parco eolico ha aperto la porta a un impianto di teleriscaldamentoPer capire la portata della minaccia occorre guardare a un report pubblicato in contemporanea dal CERT Polska, che ricostruisce nel dettaglio un secondo attacco avvenuto in parallelo a quello di fine dicembre 2025 contro il settore energetico polacco, fino ad ora meno noto. Il bersaglio era un piccolo impianto di cogenerazione (CHP) che fornisce calore a circa 50.000 residenti. L’obiettivo, scrive il CERT, era “puramente distruttivo”.La catena di intrusione è particolarmente istruttiva perché introduce una tecnica mai documentata prima in Polonia né altrove: il pivoting attraverso una APN privata (Access Point Name), la rete cellulare dedicata che i distributori di energia (DSO) usano per far comunicare i propri sistemi SCADA con gli apparati di campo installati nelle sottostazioni.Accesso iniziale tramite un dispositivo Fortinet VPN/firewall esposto su internet e installato presso un parco eolico.Dalla stessa rete, individuazione di un router cellulare Teltonika e accesso alla sua interfaccia di amministrazione.Abuso del servizio SSH del router per creare un tunnel verso la APN privata gestita dal DSO, normalmente riservata al traffico SCADA legittimo.Scansione della APN e individuazione di un PLC Wago attivo presso l’impianto CHP, anch’esso con SSH esposto: da qui, accesso diretto alla rete OT della centrale.Dopo circa una settimana di ricognizione, connessione ai PLC Siemens, passaggio in modalità “stop” e impostazione di una password per impedire agli operatori di riprendere il controllo della logica di processo — con conseguente arresto della turbina a vapore e del sistema di trattamento acque.Presi di mira anche server seriali e switch di rete Moxa, oltre a inverter/VFD ABB e Schneider Electric, configurati per bloccare l’accesso agli operatori legittimi.Il personale dell’impianto è riuscito a limitare i tempi di fermo ripristinando i PLC alle impostazioni di fabbrica e ricaricando la logica dai backup. Ma non tutto è stato recuperabile: nel tentativo di cancellare le tracce, gli attaccanti hanno danneggiato in modo permanente il controller Wago usato come gateway d’accesso, corrompendone la tabella delle partizioni. Un successivo reset di fabbrica non è bastato a farlo ripartire, e il dispositivo è rimasto inutilizzabile — portando con sé anche i log necessari all’indagine forense.DynoWiper e il contesto dell’attacco del dicembre 2025L’attacco alla APN privata va letto come parte della stessa ondata che il 29-30 dicembre 2025 colpì una trentina di siti energetici polacchi, incluse centrali di cogenerazione e centri di dispacciamento eolico e fotovoltaico. In quel caso ESET ha attribuito con confidenza media l’operazione a Sandworm, individuando l’uso di un nuovo wiper — battezzato DynoWiper e rilevato dai prodotti ESET come Win32/KillFiles.NMO — con tattiche molto simili al wiper ZOV già usato contro l’Ucraina. L’accesso iniziale in quel caso è avvenuto tramite dispositivi edge esposti su internet, seguito dalla distruzione di dati sulle interfacce HMI e dalla corruzione del firmware di alcuni apparati OT, causando danni permanenti ad alcune RTU (Remote Terminal Unit). L’operazione, va detto, è stata contenuta prima di provocare un blackout reale, e la tempistica — a ridosso del decimo anniversario dell’attacco alla rete elettrica ucraina del dicembre 2015 — non sembra casuale.Il quadro complessivo che emerge da Tczew, dalla APN privata e da DynoWiper è quello di una pressione costante e multiforme sulle infrastrutture critiche polacche. Il vicepremier Krzysztof Gawkowski ha dichiarato che il Paese subisce oggi circa 300 attacchi al giorno di matrice russa, il triplo rispetto all’anno precedente, e che gli obiettivi spaziano dalla rete idrica a quella elettrica. Solo negli ultimi mesi sono stati colpiti impianti di trattamento acque a Szczytno, Sierakowo, Witków e il depuratore di Kuźnica, oltre a piscine e fontane pubbliche — bersagli minori ma sintomatici di una strategia che punta a normalizzare l’intrusione in qualunque sistema OT raggiungibile, non solo nei nodi strategici. Un pattern che ricorda da vicino quanto osservato in Norvegia, dove hacker filorussi hanno manipolato le valvole di una diga, e negli Stati Uniti e in Francia, dove impianti idrici sono stati presi di mira con le stesse modalità opportunistiche.Due righe per i difensoriIl filo conduttore tra i due episodi polacchi è la superficie di attacco “dimenticata”: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet), router cellulari con interfacce di amministrazione raggiungibili, servizi SSH lasciati attivi su PLC e gateway pensati per reti “isolate” ma di fatto raggiungibili tramite APN condivise con altri operatori. Per chi gestisce ambienti OT/ICS, in particolare nel settore energetico e idrico, questo caso offre alcune lezioni operative concrete: segmentare rigorosamente le APN private evitando che un singolo dispositivo compromesso funga da ponte tra reti di operatori diversi; disabilitare SSH e altri servizi di gestione remota sui PLC quando non strettamente necessari, o quantomeno restringerne l’accesso con allowlist IP e MFA; monitorare le interfacce HMI/SCADA per variazioni anomale dei parametri operativi che non corrispondono a comandi degli operatori; e predisporre backup offline della logica PLC, testati periodicamente, dato che in entrambi i casi documentati sono stati proprio i backup a permettere un ripristino rapido.Indicatori e riferimenti tecniciMalware: DynoWiper (ESET: Win32/KillFiles.NMO) SHA-1 noto: 4EC3C90846AF6B79EE1A5188EEFA3FD21F6D4CF6 Attore: Sandworm (Russia, GRU-linked) - confidenza media Vettore 1: dispositivi edge esposti (VPN/firewall Fortinet) - attacco 30 siti, dic. 2025 Vettore 2 (novel): pivot su APN privata via router cellulare Teltonika -> PLC Wago -> PLC Siemens (stop mode) Apparati OT coinvolti: PLC Wago e Siemens, switch/serial server Moxa, VFD ABB/Schneider Electric Impianto colpito 10 ago 2026: centrale idroelettrica di Tczew (Pomerania, Polonia) Fonte primaria: report CERT Polska, follow-up settore energetico 2025Nessun blackout è stato causato finora da queste operazioni, ma il trend è inequivocabile: gli attaccanti stanno affinando tecniche di pivoting sempre più sofisticate per raggiungere reti OT considerate “air gapped” o comunque isolate, e la loro pazienza — settimane di ricognizione silenziosa prima di agire — dimostra un livello di preparazione che va ben oltre il semplice defacement dimostrativo.
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    Si parla di:ToggleUn malware che si rifiuta di funzionare su qualsiasi macchina tranne quella del bersaglio designato: è questa l’arma di precisione che un attore sinofono ha usato per almeno diciotto mesi contro ministeri, ospedali e centri di ricerca dell’Asia Centrale. Kaspersky GReAT ha battezzato l’operazione con i nomi dei due impianti che ne costituiscono il cuore, OctLurk e SilkLurk, e i dettagli tecnici pubblicati da Securelist disegnano il profilo di una campagna di cyberspionaggio pensata apposta per resistere all’analisi forense.Un bersaglio, una chiaveDa gennaio 2025 il gruppo, non ancora attribuito a un cluster APT noto, ha colpito enti governativi e organizzazioni critiche in Afghanistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan e, fuori dall’area, in Siria. La vittimologia comprende ministeri degli Esteri, forze dell’ordine, sanità, ricerca, logistica, pianificazione urbana e persino istituti scolastici pubblici — un ventaglio tipico delle operazioni di raccolta informativa a lungo termine piuttosto che del cybercrimine opportunistico.Il tratto distintivo della campagna è la codifica “victim-specific”: entrambi i backdoor lasciano sul disco solo un minuscolo loader, mentre il payload vero e proprio resta cifrato finché non viene eseguito sulla macchina giusta. OctLurk usa il numero seriale del disco fisso come chiave di decifratura, SilkLurk il nome del computer. Se un analista prova a eseguire il campione in sandbox o su un sistema diverso da quello infettato, il payload semplicemente non si apre. È una tecnica che complica enormemente sia il rilevamento automatico sia il reverse engineering, perché toglie ai difensori la possibilità di “detonare” il malware in un ambiente controllato per osservarne il comportamento.OctLurk: ricognizione e movimento laterale in memoriaOctLurk viene iniettato interamente in memoria tramite un loader dedicato. Prima di eseguire il payload principale, gli attaccanti verificano la connettività verso il dominio dns.ssentialserv[.]xyz, poi lanciano uno script batch che avvia LurkProxy, l’utility di proxying che stabilisce il contatto con il server di comando e controllo (C2) all’indirizzo 154.196.162[.]76.Una volta operativo, OctLurk raccoglie le informazioni di sistema, le cifra e le invia via socket a un secondo C2 hard-coded, dns.multitoconference[.]com. Da quel momento il backdoor può caricare in memoria plugin aggiuntivi per l’esecuzione di comandi, operazioni sul filesystem, raccolta e manipolazione degli appunti, cattura di screenshot ed emulazione di mouse e tastiera. Gli operatori hanno sfruttato in particolare il plugin “command shell” per una sequenza di azioni molto concreta:fingerprinting completo dell’host e raccolta di informazioni estese sul sistema compromesso;esportazione e query degli eventi di logon interattivo remoto per individuare utenti specifici;dump degli hash delle password dai domain controller tramite secretsdump.py di Impacket;installazione di un keylogger travestito da AnyDesk per evitare il rilevamento;decifratura ed estrazione delle password salvate in Google Chrome e Mozilla Firefox;accesso remoto persistente tramite l’agente Pandora RC;scansione di reti interne e pubbliche con Fscan, alla ricerca di servizi SSH (porta 22) e MySQL (porta 3306), con tentativi di accesso usando credenziali da un file chiamato pp.txt;connessione a server di posta per raccogliere o manipolare messaggi email.LurkProxy, il terzo strumento del set, può operare come proxy SOCKS5 o come proxy trasparente — una modalità alla volta — per instradare il traffico verso un indirizzo target, un accorgimento che aiuta gli attaccanti a mascherare l’origine delle connessioni C2 dentro il traffico di rete della vittima.SilkLurk e il salto verso l’esfiltrazioneSilkLurk viene avviato tramite una DLL caricata con una sequenza di DLL side-loading, tecnica ormai marchio di fabbrica di diversi gruppi sinofoni. Dopo aver creato un socket TCP verso il proprio C2, invia le informazioni sulla vittima e attende istruzioni: sincronizzazione dell’orologio di sistema, impostazione dell’intervallo di polling, aggiornamento della configurazione o iniezione di ulteriori plugin in memoria.L’attività post-compromissione osservata è quella di un’operazione di furto documentale mirato: tramite cmd.exe e PowerShell gli operatori si connettono a risorse di rete condivise usando credenziali amministrative, cercano e mettono da parte documenti riservati, si disconnettono dalle condivisioni e infine comprimono i dati rubati con WinRAR o 7-Zip. In alcuni casi la stessa catena di side-loading viene riutilizzata per distribuire PlugX, backdoor storicamente associata a gruppi di hacking cinesi.Le tracce di un ecosistema più ampioKaspersky ha individuato sovrapposizioni infrastrutturali tra questa campagna e un impianto C++ precedentemente documentato, SilentRaid (noto anche come MystRodX o TrustFall), collegato a sua volta a un cluster di attività denominato UAT-7290 attivo contro operatori telco. I ricercatori restano cauti sull’attribuzione — non è chiaro se le due campagne siano state condotte in parallelo dallo stesso gruppo o se semplicemente condividano fornitori di infrastruttura — ma il quadro complessivo conferma quanto gli ecosistemi di cyberspionaggio sinofono continuino a riciclare toolkit, loader e provider tra operazioni distinte, rendendo la clusterizzazione un esercizio sempre più complesso per i difensori.Cosa devono fare i difensoriIl vettore di accesso iniziale resta sconosciuto, il che rende la telemetria di rete l’unica difesa realmente efficace contro un impianto che vive quasi esclusivamente in memoria. Per le organizzazioni governative e critiche nell’area centroasiatica e per chiunque abbia rapporti con enti di quella regione, ha senso monitorare le connessioni verso i domini e l’IP indicati più sotto, verificare la presenza di keylogger mascherati da eseguibili legittimi come AnyDesk, controllare i log di logon interattivo remoto per pattern anomali di query mirate e, soprattutto, dare priorità a EDR capaci di ispezionare l’esecuzione in memoria piuttosto che il solo file scanning su disco, dato che il loader lasciato sul filesystem è deliberatamente minimale e poco significativo per il rilevamento signature-based.Indicatori di compromissioneDomini C2: dns.ssentialserv[.]xyz dns.multitoconference[.]com Indirizzo IP C2: 154.196.162[.]76 Strumenti abusati: Impacket secretsdump.py Fscan (github.com/shadow1ng/fscan) Pandora RC agent Keylogger camuffato da AnyDesk WinRAR / 7-Zip per l'archiviazione dei dati esfiltrati File di credenziali: pp.txt Malware correlato: PlugX (via DLL side-loading) SilentRaid / MystRodX / TrustFall (overlap infrastrutturale)
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    Si parla di:ToggleNon serve sempre un exploit da milioni di dollari per compromettere un bersaglio di alto valore: a volte basta un cacciavite, una chiavetta USB e una cena fuori dalla stanza d’albergo. È questo lo scenario descritto dal CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report, pubblicato il 3 agosto, che rivela come tra marzo e maggio 2026 il team OverWatch abbia individuato e neutralizzato una serie di operazioni “close access” condotte in Cina dall’adversary OVERCAST PANDA contro i laptop di giornalisti, ricercatori e altri professionisti stranieri in viaggio nel Paese.Chi è OVERCAST PANDAOVERCAST PANDA è un adversary china-nexus attivo almeno dal 2019, in precedenza tracciato con il nome di cluster ClearVariable. Il suo tradecraft è storicamente caratterizzato dall’uso di due impianti proprietari, FlowCloud e LookBack, distribuiti attraverso vettori diversi a seconda dell’operazione. Ciò che distingue questa campagna dalle tipiche intrusioni china-nexus — solitamente basate su spear phishing, sfruttamento di vulnerabilità edge o compromissioni della supply chain software — è la scelta di un approccio interamente fisico, capace di bypassare di netto qualunque difesa di rete o endpoint basata su telemetria da remoto.La tecnica: accesso fisico opportunistico e boot da USBSecondo la ricostruzione di CrowdStrike, gli operatori di OVERCAST PANDA hanno sfruttato momenti di assenza dei bersagli — tipicamente durante cene o eventi collaterali di conferenze — per accedere fisicamente a laptop lasciati incustoditi nelle stanze d’albergo. Il dispositivo veniva avviato da un supporto USB rimovibile, bypassando così il sistema operativo in esecuzione e le relative protezioni, incluso qualunque agente EDR installato: l’impianto FlowCloud veniva scritto direttamente sul disco, fuori dal contesto del sistema operativo attivo.Al successivo riavvio del laptop — un’operazione del tutto ordinaria che non insospettisce la vittima — il backdoor si avviava automaticamente e restava operativo in modo persistente e silenzioso. Su almeno uno dei casi disinnescati da OverWatch, il laptop non aveva mai mostrato alcun segno di intrusione a livello di rete, a conferma che l’intero attacco si era consumato offline, senza lasciare tracce nei log di traffico che i team di sicurezza normalmente monitorano.Le capacità di FlowCloudUna volta attivo, FlowCloud fornisce agli operatori un accesso pressoché completo alla macchina compromessa: keylogging, cattura di screenshot, raccolta ed esfiltrazione di file, furto di credenziali salvate. Per un giornalista che sta lavorando su fonti sensibili o per un ricercatore che porta con sé dati proprietari o pre-pubblicazione, l’impianto rappresenta un rischio equivalente a una sorveglianza fisica prolungata, ma condotta interamente a livello digitale e senza necessità di ulteriore contatto con il bersaglio dopo l’installazione iniziale.Il contesto: il Threat Hunting Report 2026 di CrowdStrikeIl caso OVERCAST PANDA si inserisce in un quadro più ampio disegnato dal report, che descrive un ecosistema china-nexus sempre più aggressivo e rapido. Gli adversary VAULT PANDA e GENESIS PANDA, ad esempio, hanno sfruttato vulnerabilità critiche entro 24 ore dalla pubblicazione di proof-of-concept pubblici — un ritmo nettamente superiore alla media generale osservata da CrowdStrike, secondo cui l’88% degli sfruttamenti di vulnerabilità con PoC disponibile avviene comunque entro 48 ore dalla release. Il report segnala inoltre una crescita del 30% negli annunci di initial access broker relativi a società tecnologiche (277 aziende offerte in vendita), a testimonianza di una domanda crescente per accessi già pronti all’uso.In questo contesto, le operazioni close access di OVERCAST PANDA rappresentano un promemoria che la sofisticazione offensiva cinese non si esaurisce nel dominio puramente informatico: la disponibilità di personale sul territorio nazionale permette di condurre operazioni ibride, fisiche e digitali, contro bersagli che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere da remoto.Implicazioni pratiche per viaggiatori e organizzazioniPer chi viaggia in Cina — o in qualunque contesto ad alto rischio — con dispositivi aziendali, alcune contromisure restano fondamentali:non lasciare mai laptop o dispositivi incustoditi in stanze d’albergo, anche per periodi brevi; usare cassaforte in camera solo come deterrente minimo, non come garanziaabilitare la crittografia full-disk con autenticazione pre-boot e disabilitare il boot da dispositivi USB o esterni via firmware/BIOS, con password dedicatautilizzare dispositivi “da viaggio” dedicati, privi di dati sensibili e reimmagati al rientro, per le trasferte in giurisdizioni ad alto rischioattivare soluzioni di tamper-detection e monitorare eventuali riavvii anomali o modifiche allo stato del disco al rientroistruire il personale — giornalisti, ricercatori, dirigenti — sui rischi specifici degli attacchi close access, distinti da quelli più noti di phishing e compromissione di reteIl caso dimostra che, contro adversary con risorse statali e accesso fisico al territorio, anche l’igiene di sicurezza informatica più rigorosa deve essere affiancata da protocolli di sicurezza operativa (OPSEC) pensati per il mondo fisico.Indicatori e TTPAdversary: OVERCAST PANDA (ex cluster ClearVariable), china-nexus, attivo dal 2019 Malware: FlowCloud (impianto principale), LookBack (impianto storico) TTP osservate: - T1200 – Hardware Additions (uso di supporto USB rimovibile per boot esterno) - Bypass del sistema operativo e degli agenti EDR tramite avvio da media esterno - Scrittura dell'impianto direttamente su disco, fuori dal contesto OS - Persistenza tramite avvio automatico al riavvio successivo del sistema - Capacità: keylogging, screenshot capture, file collection, credential theft - Nessuna attività di rete rilevabile durante la fase di compromissione iniziale Finestra operativa nota: marzo-maggio 2026 Bersagli: giornalisti, ricercatori/scienziati e altri professionisti stranieri in viaggio in Cina Contesto di compromissione: laptop incustoditi in stanze d'albergo durante eventi/conferenze Fonte: CrowdStrike 2026 Threat Hunting Report (pubblicato 3 agosto 2026)
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    Si parla di:ToggleNon ha un sito web, non ha un catalogo prodotti pubblico, non ha nemmeno un’insegna. Eppure Guangdong Chanming Technology, una società con sede nel Guangdong praticamente invisibile su internet, avrebbe costruito e gestito per anni una delle infrastrutture di offuscamento più utilizzate dagli APT cinesi legati all’Esercito Popolare di Liberazione: la rete RedRelay, nota nella letteratura di threat intelligence occidentale anche come ORBWEAVER. A smascherarla è stato il collettivo di ricercatori indipendenti Intrusion Truth, che da oltre otto anni applica tecniche di OSINT per identificare le persone e le società dietro le operazioni di cyberspionaggio di Pechino.Cos’è una ORB network e perché fa paura ai difensoriLe “Operational Relay Box” network, o ORB network, sono infrastrutture di proxy multi-hop costruite aggregando router domestici compromessi, VPS commerciali e dispositivi IoT, con l’obiettivo di far rimbalzare il traffico degli attaccanti attraverso molteplici salti prima di raggiungere il bersaglio finale. Google Mandiant e Microsoft le descrivono da anni come uno degli sviluppi più insidiosi nel tradecraft delle APT cinesi: a differenza di una singola VPN o di un bulletproof hosting, un ORB network cambia continuamente topologia, mescola traffico legittimo e malevolo sugli stessi nodi e rende quasi inutile il blocco per indirizzo IP, perché l’infrastruttura di oggi non è quella di domani. Gruppi come Volt Typhoon hanno già dimostrato quanto queste reti complichino l’attribuzione e la difesa perimetrale nelle infrastrutture critiche occidentali.Da Free Connect a RedRelay: la genesi del progettoSecondo la ricostruzione di Intrusion Truth, RedRelay nasce come evoluzione di Free Connect (FCN), un tool VPN sviluppato in origine come progetto personale da Wang Huiping, oggi co-fondatore di Guangdong Chanming. Il codice, un tempo ospitato su GitHub sotto lo pseudonimo “boywhp”, è stato progressivamente trasformato in un prodotto commerciale a duplice uso: da un lato uno strumento di anonimizzazione generico, dall’altro un’infrastruttura su misura per operazioni offensive. I ricercatori sono risaliti a Wang incrociando un numero di telefono registrato su documenti societari con un indirizzo email legato al progetto FCN, un classico errore operativo che il collettivo sfrutta sistematicamente per deanonimizzare gli sviluppatori di tool “dual use” cinesi.Sul piano tecnico, campioni VirusTotal riconducibili al dominio associato a FCN includono file identificati come stn.exe, mentre le versioni Linux del tool utilizzano un comando distintivo che ha condotto gli analisti a “bulbature”, un artefatto già associato in passato alla famiglia di malware WHIPWEAVE, anch’essa collegata all’ecosistema RedRelay/ORBWEAVER.I brevetti che tradiscono lo scopo realeLa parte più interessante dell’indagine riguarda i brevetti e i copyright software depositati da Guangdong Chanming presso gli uffici cinesi competenti. Almeno due brevetti descrivono esplicitamente flussi di traffico anonimizzati e multi-hop coerenti con il comportamento osservato di RedRelay. Ma l’elenco dei prodotti registrati va ben oltre l’anonimizzazione: tra i titoli figurano un “Internet Security Access System”, un “Multi-functional Security Proxy”, un “Anti-traceability Network”, un sistema di “Network Vulnerability Testing”, un “Android Secret Extraction System” e, particolarmente rilevante, un “Telegram Data Collection System”. Si tratta di capacità che, cumulate, disegnano il profilo di un fornitore di strumenti di sorveglianza ed estrazione dati su misura per operazioni statali, non di un’azienda di cybersecurity difensiva come vorrebbe far credere l’assenza quasi totale di presenza pubblica.Il cliente: non solo intelligence, ma anche poliziaGli elementi più sensibili emersi dall’indagine riguardano i clienti. Documenti di procurement riconducibili a canali dell’Esercito Popolare di Liberazione citano la fornitura da parte di Guangdong Chanming di un “Anonymous Network System” a un’unità di stanza nel distretto di Haidian, a Pechino, area storicamente associata alla PLA Cyberspace Force. Le analisi open source collegano inoltre l’uso di RedRelay a diversi cluster di cyberspionaggio cinese tracciati da anni dall’industria della threat intelligence sotto etichette come APT15, Ke3chang, Vixen Panda, Red Vulture, Playful Dragon e Nylon Typhoon, gruppi storicamente attivi contro ministeri degli esteri, ambasciate e contractor della difesa in Europa e Asia. Secondo Intrusion Truth, a queste attribuzioni si aggiungerebbero designazioni interne cinesi come l’Unità 61046 e l’VIII Ufficio del CSF (Cyberspace Force), sebbene questo livello di attribuzione resti – come sempre in questi casi – basato su indizi convergenti più che su prove dirette e verificabili da terzi.Non meno significativo è che tra i clienti indicati compaia anche il Ministero della Pubblica Sicurezza, l’apparato che gestisce le forze di polizia cinesi: un dettaglio che conferma quanto il confine tra sorveglianza interna e cyberspionaggio esterno, nel modello cinese dei contractor privati “dual use”, sia ormai strutturalmente sfumato – lo stesso schema documentato in passato per fornitori come i900 e la galassia legata a APT41 e Silk Typhoon.Due righe per i difensoriPer i team di detection, la lezione principale è che il blocklisting basato su indirizzi IP o su singoli domini è una difesa in costante ritardo contro le ORB network: RedRelay, come le altre infrastrutture simili, ruota continuamente nodi residenziali e commerciali compromessi. È più efficace investire in detection comportamentale (pattern di traffico anomali verso servizi di collaborazione, orari di attività non coerenti con l’utenza reale, fingerprint TLS associati a tool come FCN/stn), condivisione di intelligence tra organizzazioni sullo stesso settore e monitoraggio delle infrastrutture note collegate a WHIPWEAVE. Per le organizzazioni che gestiscono comunicazioni sensibili su Telegram o piattaforme simili, la conferma dell’esistenza di un “Telegram Data Collection System” commerciale cinese è un promemoria che l’app di messaggistica, da sola, non garantisce alcuna protezione dall’intelligence statale se l’endpoint o l’account è nel mirino.Indicatori e riferimenti notiSocietà identificata: Guangdong Chanming Technology Co., Ltd. Persona chiave: Wang Huiping (co-fondatore, ex sviluppatore progetto "Free Connect / FCN", GitHub handle "boywhp") Infrastruttura: RedRelay (alias ORBWEAVER), ORB network multi-hop Artefatti noti: stn.exe (Windows), comando distintivo Linux collegato a "bulbature" Famiglia malware collegata: WHIPWEAVE Prodotti brevettati/registrati: Internet Security Access System, Multi-functional Security Proxy, Anti-traceability Network, Network Vulnerability Testing System, Android Secret Extraction System, Telegram Data Collection System, File Transfer Network Clienti riportati: unità PLA Cyberspace Force (distretto di Haidian, Pechino), Ministero della Pubblica Sicurezza Gruppi APT collegati: APT15 / Ke3chang / Vixen Panda / Red Vulture / Playful Dragon / Nylon Typhoon Designazioni interne citate: Unità 61046, VIII Ufficio CSFL’indagine di Intrusion Truth, pubblicata il 27 luglio 2026 e ripresa nei giorni successivi da Risky Business, GBHackers e altre testate di settore, si inserisce in un filone di ricerca ormai consolidato: dal caso i-Soon del 2024 alle rivelazioni su altri fornitori “fantasma” del ministero della Sicurezza di Stato, l’ecosistema dei contractor privati cinesi continua a produrre errori operativi sufficienti a far emergere, poco alla volta, l’architettura reale dietro le campagne di cyberspionaggio più persistenti contro obiettivi occidentali.
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    Si parla di:ToggleUn’advisory congiunta pubblicata il 30 luglio 2026 da National Intelligence Service, National Police Agency, KISA e Financial Security Institute sudcoreani, basata sull’analisi di AhnLab ASEC, ricostruisce oltre un anno di attività di un gruppo state-sponsored contro cittadini e aziende della Corea del Sud. Il dato più interessante non è la campagna di spionaggio in sé, ma la sua sovrapposizione tecnica con episodi attribuiti al ransomware Gunra: stessa vulnerabilità sfruttata, stesse impronte SSH, stessa infrastruttura di rete. Gli analisti l’hanno battezzata Operation Double Barrel.Un anno e mezzo di infiltrazione silenziosaSecondo ASEC, tra il 2025 e la prima metà del 2026 un attore state-sponsored ha sfruttato in modo continuativo vulnerabilità in software di sicurezza finanziaria diffuso in Corea del Sud — la categoria di plugin e moduli di autenticazione che le banche e i portali pubblici sudcoreani impongono spesso agli utenti per operazioni online, un ecosistema già colpito in passato da gruppi legati alla Corea del Nord proprio per la sua ubiquità e per i privilegi elevati con cui questi moduli girano sui sistemi degli utenti.Il vettore di accesso iniziale ha seguito due binari paralleli: watering hole su siti legittimi sudcoreani nei settori media, istruzione, sanità e manifatturiero, e spear-phishing con link malevoli inviati direttamente ai bersagli. In entrambi i casi l’obiettivo era far raggiungere alla vittima una pagina che sfruttasse la vulnerabilità nel software finanziario per installare un backdoor.Gli impianti: Struggle e BrandoorASEC identifica due famiglie di backdoor principali nella campagna: Struggle, tracciato anche come SIGNBT 3.0, e Brandoor, alias COPPERHEDGE. Non sono nomi nuovi per chi segue le operazioni nordcoreane: SIGNBT è una famiglia storicamente associata al cluster Andariel dell’ombrello Lazarus, mentre COPPERHEDGE è un impianto documentato da anni negli advisory CISA/US-CERT sotto l’etichetta HIDDEN COBRA, usato in particolare contro exchange di criptovalute e istituzioni finanziarie. La loro presenza in questa campagna rafforza l’attribuzione a un attore nordcoreano, anche se il report ASEC, in linea con la prassi delle agenzie sudcoreane, evita l’attribuzione esplicita in favore della dicitura “gruppo state-sponsored”.Oltre ai due backdoor principali, l’advisory cita strumenti aggiuntivi per l’escalation di privilegi e la consegna di payload successivi, elemento che suggerisce un kit modulare adattato caso per caso a seconda del bersaglio e dei privilegi ottenuti nella fase di accesso iniziale.Il secondo barile: Gunra ransomwareGunra è un gruppo ransomware relativamente giovane, emerso sui data leak site nel 2025 con un locker dual-platform per Windows e Linux; la variante Linux, analizzata a fondo da ASEC in report precedenti, si è rivelata tecnicamente fragile a causa di un generatore di numeri casuali difettoso nell’implementazione della cifratura, un dettaglio che in alcuni casi ha permesso il recupero dei file senza pagare il riscatto.Ciò che rende rilevante Operation Double Barrel è che alcuni incidenti attribuiti a Gunra hanno riutilizzato le stesse vulnerabilità nel software finanziario coreano sfruttate dal gruppo state-sponsored, e mostrano sovrapposizioni in malware, impronte delle chiavi SSH e infrastruttura di rete, inclusi indirizzi usati per il download di payload e per il reverse tunneling. ASEC non si spinge a dichiarare che si tratti dello stesso gruppo, ma ipotizza tecniche, strumenti o infrastruttura condivisi, oppure una collaborazione limitata tra i due attori.Lo scenario non è inedito: negli ultimi anni diversi ricercatori hanno documentato episodi in cui operatori legati alla Corea del Nord hanno sperimentato il ransomware come ulteriore fonte di finanziamento, affiancandolo alle tradizionali operazioni di furto di criptovalute e spionaggio economico. Se confermata, una relazione anche solo infrastrutturale tra un cluster di spionaggio statale e una gang ransomware indipendente solleva interrogativi non banali su come Pyongyang stia monetizzando l’accesso ottenuto per scopi di intelligence, eventualmente “affittandolo” o rivendendolo a operatori criminali con obiettivi finanziari.Timeline2025 — inizio dello sfruttamento delle vulnerabilità nel software di sicurezza finanziaria coreano; primi impianti Struggle/SIGNBT 3.0 e Brandoor/COPPERHEDGE osservati in campagne watering hole e spear-phishing.2025 – H1 2026 — incidenti paralleli attribuiti al ransomware Gunra riutilizzano le stesse vulnerabilità e mostrano sovrapposizioni infrastrutturali.30 luglio 2026 — NIS, NPA, KISA e FSI pubblicano l’advisory congiunta “Operation Double Barrel”; AhnLab ASEC rilascia i report tecnici in coreano e inglese con IoC completi.Due righe per i difensoriPer i team di difesa, anche fuori dalla Corea del Sud, il caso offre due lezioni. La prima: i moduli di sicurezza aggiuntivi imposti da settori regolamentati (banking security software, plugin di autenticazione, agent antifrode) restano un bersaglio ad alto ritorno per gli attaccanti, proprio perché godono di privilegi elevati e fiducia implicita da parte dell’utente. La seconda: il monitoraggio delle infrastrutture ransomware non può più prescindere dalla correlazione con il tracking degli APT, perché la separazione tra “cybercrime a scopo di lucro” e “operazioni di intelligence statale” nel caso nordcoreano è sempre più sfumata. Chi gestisce threat intelligence dovrebbe incrociare sistematicamente IoC di gruppi ransomware emergenti con quelli degli intrusion set nordcoreani noti, cercando sovrapposizioni di infrastruttura anche quando l’attribuzione formale resta incerta.Indicatori di compromissioneNome operazione: Operation Double Barrel Enti coinvolti nell'advisory: NIS, NPA, KISA, FSI (Corea del Sud) Fonte tecnica: AhnLab ASEC Backdoor identificati: Struggle (alias SIGNBT 3.0), Brandoor (alias COPPERHEDGE) Gruppo ransomware collegato: Gunra Vettori di accesso iniziale: watering hole su siti legittimi coreani (media, istruzione, sanità, manifatturiero), spear-phishing con link malevoli Vulnerabilità sfruttate: falle in software di sicurezza finanziaria coreano Indicatori tecnici condivisi tra le due campagne: impronte di chiavi SSH, indirizzi IP di download e reverse tunneling, credenziali riutilizzate Report completi: [AhnLab] Operation Double Barrel (KOR/ENG) (2026.07.30) MITRE ATT&CK: T1189 Drive-by Compromise, T1566.002 Spearphishing Link, T1190 Exploit Public-Facing Application, T1105 Ingress Tool Transfer, T1059 Command and Scripting Interpreter, T1003 OS Credential Dumping, T1021.004 Remote Services: SSH, T1071.001 Application Layer Protocol: Web Protocols, T1078 Valid AccountsFonte: AhnLab ASEC, advisory congiunta NIS/NPA/KISA/FSI.
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    Si parla di:ToggleUn server Alibaba Cloud lasciato aperto per errore ha smascherato un intero cluster di cyberspionaggio China-nexus: intrusioni attive contro un ospedale vietnamita, il Ministero degli Esteri malese, decine di istituti universitari di Hong Kong e persino un pacchetto di spear-phishing indirizzato al Congresso dell’Honduras. Group-IB lo chiama JadeProx, e la sua tradecraft ruota attorno a un loader Windows mai documentato prima, il TriBack Loader, distribuito anche tramite un finto installer di Claude.Un errore operativo che vale un intero dossierA metà aprile 2026 i ricercatori di Group-IB hanno individuato, nella regione Singapore di Alibaba Cloud, un server di staging esposto senza alcuna autenticazione. Al momento della pubblicazione del report, il 23 luglio 2026, il server era già stato smantellato, ma la sua cronologia bash, i pacchetti di phishing, gli strumenti post-exploitation e i path dei webshell hanno permesso di ricostruire in dettaglio un’operazione attiva su tre continenti diversi.Gli obiettivi identificati sono eterogenei ma coerenti con un mandato di raccolta informativa ad ampio spettro tipico degli operatori legati alla Cina: il sistema di imaging medicale (PACS, Picture Archiving and Communications System) di un ospedale pubblico vietnamita, da cui transitano radiografie, TAC e risonanze dei pazienti; il Ministero degli Esteri della Malesia, violato con webshell e strumenti di tunneling; l’infrastruttura universitaria di Hong Kong, colpita con una scansione massiva; e un pacchetto di spear-phishing con decoy finanziario indirizzato al Congresso Nazionale dell’Honduras. Gli operatori sono arrivati al server dell’ospedale vietnamita attraverso webshell piazzate su un’interfaccia di gestione Java esposta su Internet.TriBack Loader: un unico loader, quattro variantiAl centro della tradecraft c’è un loader Windows che Group-IB battezza TriBack Loader, mai documentato in precedenza. Compare in quattro catene di infezione, tutte costruite attorno al DLL sideloading: un eseguibile legittimo firmato viene abbinato a una DLL malevola e a un payload cifrato in formato .dat o .log.La DLL inverte i byte del payload, li decifra con XOR a chiave rotante, ed esegue lo shellcode tramite chiamate Win32 che gli EDR monitorano meno rispetto alla classica CreateThread. Le quattro varianti si differenziano proprio nella chiamata finale usata per l’esecuzione: due si affidano a InitOnceExecuteOnce e a un callback TimerQueue, una terza sfrutta EtwpCreateEtwThread, una routine non documentata di ntdll per la creazione di thread. Anche il binario firmato ospite cambia da variante a variante. Per i ricercatori, la ripetizione sistematica della stessa sequenza di API suggerisce l’esistenza di un builder automatizzato per la generazione del loader.Due varianti distribuiscono AdaptixC2, framework open source di post-exploitation già osservato in altre campagne ransomware. Una terza variante, particolarmente insidiosa, si maschera da software Claude: usa DonutLoader per eseguire Beagle, una backdoor documentata per la prima volta da Sophos. La quarta variante resta un mistero: il file cifrato che ne conteneva il payload non è mai stato recuperato.L’esca perfetta: un finto Claude con MSI malevoloUno degli aspetti più rilevanti per un pubblico di professionisti è la campagna di impersonificazione del software Anthropic. Il dominio claude-pro[.]com, registrato il 28 marzo 2026, ha distribuito un installer MSI malevolo che, superato un prompt UAC, posizionava la catena di sideloading nella cartella di avvio di Windows per garantirsi la persistenza. La backdoor Beagle consegnata da questa variante comunicava con license[.]claude-pro[.]com come infrastruttura di comando e controllo.Sophos, lavorando a partire dal sito fasullo, dalla sua infrastruttura di hosting e dai campioni di malware raccolti, ha rilevato la stessa chiave XOR riutilizzata in build risalenti a febbraio 2026, ma ha specificato che una chiave condivisa non basta da sola a confermare un singolo attore dietro tutte le campagne: nell’ecosistema China-nexus gli strumenti circolano liberamente tra gruppi diversi. Lo stesso approccio prudente vale per Group-IB, che raggruppa le intrusioni asiatiche sotto l’etichetta JadeProx senza attribuirle in modo definitivo a un gruppo APT già catalogato.Se la valutazione di Sophos è corretta e il sito fasullo faceva parte di una campagna di malvertising attiva, l’esposizione va ben oltre ministeri e ospedali: raggiunge chiunque, nel mondo, stesse semplicemente cercando di scaricare Claude.Vulnerabilità vecchie di anni per colpire infrastrutture nuoveSul fronte dello scanning contro l’istruzione di Hong Kong, gli operatori hanno lanciato Nuclei con template a severità critica contro una lista di 14.653 URL legati al settore educativo, individuando 13 vulnerabilità uniche. Il report non specifica quanti tentativi di sfruttamento successivi abbiano avuto successo, ma indica quattro CVE specifiche tentate contro singoli host, tutte con punteggio CVSS 9.8: CVE-2018-11511 (ASUSTOR ADM), CVE-2021-24139 (plugin WordPress 10Web Photo Gallery), CVE-2021-31755 (router Tenda AC11) e CVE-2021-32305 (WebSVN).Il dettaglio interessante per i difensori è che la falla su Tenda AC11 è nel catalogo KEV (Known Exploited Vulnerabilities) di CISA dal 3 novembre 2021, con una scadenza di remediation federale spirata appena due settimane dopo. In altre parole: la parte “artigianale” e sofisticata di questa operazione — loader custom, sideloading, ETW abuse — si appoggia a un ingresso iniziale banale, fatto di CVE pubbliche e non patchate da anni. L’ingegneria del loader conta poco se la porta d’ingresso resta aperta dal 2021.Cosa monitorareGroup-IB e i ricercatori coinvolti raccomandano di concentrare il rilevamento sulla catena di sideloading piuttosto che sui singoli indicatori di rete, dato che nomi file e host firmati cambiano a ogni build:Segnalare binari vendor firmati eseguiti da directory scrivibili dall’utente, temporanee o dalla cartella Startup, specialmente in presenza di file .dat o .log cifrati nella stessa cartella.Cercare copie sospette di hostfxr.dll, avk.dll o MpClient.dll, insieme a cartelle annidate del tipo _CL_###### e allo script ~del.vbs.bat.Bloccare o investigare i domini del cluster: claude-pro[.]com, license[.]claude-pro[.]com, sylverixstrategy[.]com, gouvvbo[.]top, vertextrust-advisors[.]com, e tre domini civetta che imitano vendor di sicurezza condividendo lo stesso IP — update-trellix[.]com, update-crowdstrike[.]com, update-sentinelone[.]com.Dare priorità alle applicazioni Java esposte su Internet, quindi a qualsiasi sistema pubblico con una falla non patchata di severità 9.8, incluse le quattro citate.Indicatori di compromissioneDomini: claude-pro[.]com (registrato 28/03/2026) license[.]claude-pro[.]com sylverixstrategy[.]com gouvvbo[.]top vertextrust-advisors[.]com update-trellix[.]com update-crowdstrike[.]com update-sentinelone[.]com Infrastruttura di staging: 43.106.71[.]28:8000 CVE sfruttate (CVSS 9.8): CVE-2018-11511 - ASUSTOR ADM CVE-2021-24139 - 10Web Photo Gallery (WordPress) CVE-2021-31755 - Tenda AC11 (KEV CISA dal 03/11/2021) CVE-2021-32305 - WebSVN Artefatti su disco: hostfxr.dll / avk.dll / MpClient.dll (copie sospette) _CL_###### (cartelle annidate) ~del.vbs.bat Malware associato: TriBack Loader (loader custom, DLL sideloading) AdaptixC2 (post-exploitation open source) DonutLoader -> Beagle backdoorFonti: report Group-IB, The Hacker News, Sophos.
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    Si parla di:TogglePer tre giorni, tra il 9 e il 13 luglio 2026, un server ospitato a Hong Kong ha lasciato aperte al mondo intero tre directory contenenti l’intera cassetta degli attrezzi di un’operazione contro il Ministero delle Finanze thailandese. Dentro, oltre 580 file e 470 MB di exploit, webshell e credenziali rubate, i ricercatori di Hunt.io e il giornalista Bob Diachenko hanno trovato qualcosa di nuovo: i log di un agente IA autonomo, Hermes, lasciato libero di enumerare host, scalare privilegi e frugare tra i file di un ministero senza che nessun essere umano ne supervisionasse i comandi in tempo reale.Non è la prima volta che un attore offensivo delega lavoro di routine a un modello linguistico: negli ultimi mesi si sono già visti agenti IA usati in intrusioni ransomware e cloud, e persino in operazioni di spionaggio attribuite ad attori legati alla Cina. Ma il caso thailandese, documentato da Hunt.io in un report pubblicato il 25 luglio, è tra i primi a mostrare un’agente IA che opera davvero “senza supervisione” — in modalità YOLO, senza prompt di conferma — contro un obiettivo governativo, mentre un impianto Go inedito, ribattezzato dall’operatore stesso “Hades”, veniva preparato per garantire la persistenza sui sistemi compromessi.Un server in Hong Kong, tre directory aperteL’infrastruttura ruota attorno all’indirizzo 43.246.208[.]207, allocato da AS132883 (TOPIDC, Hong Kong). Non è un server anonimo qualsiasi: Hunt.io lo classifica ad alto rischio perché in passato ha ospitato un controller ShadowPad, e al momento dell’analisi serviva anche un server C2 VShell sulla porta 21083. Un solo dominio, redhatupdating432.dnsrd[.]com, risolveva verso l’host, ma la sua presenza precede l’attività osservata, che i ricercatori collocano tra fine giugno e i primi di luglio 2026.Sul server sono state trovate tre directory aperte in rapida successione: il 9 luglio (145 file, tra cui exploit per diverse CVE, script per attacchi alle caselle di posta del ministero e i primi log di Hermes), il 10 luglio (62 eseguibili Go compilati per Windows e Linux, incluso l’impianto Hades) e una terza il 13 luglio. Un pivot sui certificati TLS — tutti con Common Name “www” ma organizzazioni emittenti rotanti come “Web Services” o “Cloud Platform”, uniti dalla stessa impronta JA4X — ha permesso di collegare altri due host alla stessa infrastruttura: uno in Malesia (118.107.222[.]232) e un secondo a Hong Kong (202.181.27[.]115), quest’ultimo usato come nodo C2 secondario per Hades.Hermes: l’agente che ha fatto il lavoro sporcoHermes è un agente IA open source pubblicato a febbraio 2026, capace di funzionare come demone persistente con memoria tra sessioni, e ha da tempo superato le 140.000 stelle su GitHub, diventando uno dei framework agentici più diffusi. Tra le sue modalità operative c’è “YOLO”, che elimina le richieste di conferma umana prima di eseguire comandi potenzialmente pericolosi — esattamente l’impostazione che l’operatore ha scelto di attivare.Nella directory hermes-results recuperata il 9 luglio, Hunt.io ha trovato cinque file di log (schema call_00_[ID].txt) che documentano l’agente al lavoro: una prima scansione LinPEAS per la valutazione dell’escalation di privilegi, una seconda esecuzione LinPEAS per l’enumerazione dei servizi, una ricerca di binari SUID/SGID, un’enumerazione di container e file system (con numerosi errori di broken pipe, segno che l’agente produceva più output di quanto il server riuscisse a gestire) e, infine, una ricerca ricorsiva nella web root collegata all’ufficio del Segretario Permanente del ministero, dove ha esposto documenti Office, moduli di valutazione del personale e archivi risalenti al 2012.Lo script LinPEAS fornito all’agente era stato personalizzato per verificare tre CVE Linux del 2026: CVE-2026-43503 (“DirtyClone”), CVE-2026-31431 (“Copy Fail”, nel modulo algif_aead) e CVE-2026-43284/CVE-2026-43500 (“Dirty Frag”), tutte vulnerabilità locali di privilege escalation nel kernel Linux. Un file di configurazione recuperato mostra inoltre l’indirizzo IP del client SSH usato per operare l’agente, 103.97.0[.]57 (AS133073, Hong Kong), un quarto nodo dell’infrastruttura dell’attaccante.Il pannello web di Hermes espone un fingerprint HTTP riconoscibile — header Server: HermesWebUI, realm Basic-auth “Hermes WebUI” — che ha permesso a Hunt.io di censire i pannelli esposti in rete: quasi 5.900 eventi nell’ultimo mese. Un secondo pivot sul percorso predicibile /hermes-results/call_*.txt ha restituito 575 directory con output dell’agente pubblicamente accessibili senza autenticazione, un’indicazione che l’uso “disattento” di questi agenti da parte di altri operatori è tutt’altro che isolato.Hades: l’impianto che tiene il terrenoSe Hermes ha fatto l’enumerazione, il lavoro di persistenza è affidato a Hades, un impianto Go inedito individuato nella directory del 10 luglio insieme a 62 binari compilati per Windows (PE) e Linux (ELF), molti dei quali mascherati da processi di sistema legittimi — ctfmon, csrss, conhost, MicrosoftEdgeUpdate su Windows; kworker, multipathd, accounts-daemon su Linux. Alcuni file, come hades_linux_amd64 e hades_windows_amd64, portano invece il nome del progetto e sembrano fungere da template.L’analisi statica e dinamica dei due campioni recuperati (uno per piattaforma) conferma che condividono lo stesso codebase. Tra le funzionalità di sicurezza operativa integrate: un kill-date configurabile (variabile d’ambiente HADES_KILLDATE) e un orario di lavoro programmato, che tiene il beacon “addormentato” fuori da una finestra oraria configurata per ridurre le probabilità di essere rilevato. Sul lato tecniche, il malware usa process hollowing su svchost.exe per il caricamento riflessivo del PE, persistenza via chiave di registro Run e task pianificati su Windows (cron su Linux), comunicazione HTTPS su percorsi URI camuffati da asset statici, e include capacità di screenshot basate su GDI. Il nome — nella mitologia greca Hermes accompagna le anime nell’Ade — è probabilmente una scelta non casuale dell’operatore.Il bersaglio: Hadoop, Hive e credenziali di postaGli script e i file di configurazione recuperati fanno riferimento a sistemi del Ministero delle Finanze per nome host e indirizzo interno: un pannello amministrativo web, un cluster big-data Apache Hadoop e la relativa piattaforma di gestione Ambari, tutti su IP non instradabili — un livello di conoscenza della topologia interna che suggerisce una fase di ricognizione precedente non documentata nei file recuperati. Tra gli artefatti anche una web shell PHP camuffata da file di cache di sistema, tunnel HTTP suo5, e script Perl/Python per attacchi di password spraying contro l’infrastruttura di posta ministeriale con wordlist mirate. File di cookie jar mostrano inoltre token di sessione e CSRF sottratti da un pannello amministrativo e da una piattaforma di document management interna.Cookie di sessione attivi, webshell distribuite e accesso alla rete interna indicano che l’operatore è riuscito a compromettere più sistemi all’interno della rete del MOF. Il vettore di accesso iniziale, tuttavia, resta sconosciuto: non è emerso dai documenti analizzati. Hunt.io e Diachenko hanno notificato il CERT nazionale thailandese e la National Cyber Security Agency (NCSA) il 15 luglio, ricevendo conferma di presa in carico lo stesso giorno; la pubblicazione della ricerca è stata trattenuta per la consueta finestra di disclosure di 7 giorni. Al momento della scrittura il ministero non ha confermato la violazione.Due righe per i difensoriIl dato tecnico più interessante non è la singola vulnerabilità sfruttata, ma la combinazione: un agente IA che coordina l’enumerazione e la scoperta di privilege escalation, un impianto cross-platform con opsec dedicata che tiene l’accesso, e tooling scritto su misura per un bersaglio specifico. Per i team di sicurezza, Hunt.io suggerisce interventi molto concreti: rivedere la modalità di autenticazione di HiveServer2 (il default NONE accetta qualunque credenziale via SASL PLAIN), applicare la blocklist delle UDF Hive, effettuare audit ricorsivi delle web root alla ricerca di file PHP con nomi “a punto” che imitano cache di sistema, aggiornare sudo alla 1.9.5p2 e verificare la presenza di CVE-2021-4034 (PwnKit), disabilitare WebDAV su eventuali istanze IIS 6.0 residue, e soprattutto allertare su connessioni in uscita da processi web server verso porte interne come 10000 o 50070 — un web server che raggiunge un nodo Hadoop è di per sé un segnale forte.Più in generale, il caso conferma una tendenza che i team di threat intelligence osservano da mesi: gli agenti IA “agentic” stanno diventando un moltiplicatore di forza per operatori anche non particolarmente sofisticati, capaci di automatizzare fasi di post-exploitation che un tempo richiedevano ore di lavoro manuale. E, come dimostra la scoperta di 575 directory /hermes-results/ esposte pubblicamente, la fretta con cui questi strumenti vengono dispiegati genera essa stessa nuove superfici di esposizione per chi li usa.Indicatori di compromissione[Infrastruttura di rete] 43.246.208[.]207 - AS132883 TOPIDC, Hong Kong - server con directory aperte (9/10/13 luglio) 103.97.0[.]57 - AS133073 HK Kwaifong Group, Hong Kong - client SSH verso il server di staging 118.107.222[.]232 - AS55720 The Gigabit, Malaysia - overlap certificato TLS 'www' 202.181.27[.]115 - AS134196 Converged Communications, Hong Kong - overlap certificato TLS 'www' redhatupdating432.dnsrd[.]com - dominio storicamente risolto verso 43.246.208[.]207 [Hash SHA-256] linux_amd64 (VShell stage 1, Linux): 0f8c905aa25c86f85454acb7e77bf5c50220c2a82e5b69a33741e55c8a85f2fc windows_amd64.exe (VShell stage 1, Win): a9447ae174f4aa54f760b7d7cc985c1a970f31e151d3ff66fac247f99ba1b509 linux_amd64 (VShell stage 2, Linux): ec7e9ab43a0cc65d29f0b84a93ba88c43d01fed3dec5c968525dc73c03cbfda2 windows_amd64.exe (VShell stage 2, Win): b65b7ede835ebba36294d52d7780065523340ee09bb8b209ef2dc495e53dfd53 multipathd_04d0 (Hades, Linux): d252ee7b348b7e43e432d8fb154465838f5cd5fb564905323460e6f0a0c7d1e2 dwm_33b7.exe (Hades, Windows): c74010aa82e8164c8d4ca9e073ec6b9a762e53db67498b22f5ccaef3a82853f [Configurazione Hades] User-Agent: Mozilla/5.0 (Windows NT 10.0; Win64; x64) AppleWebKit/537.36 (KHTML, like Gecko) Chrome/131.0.0.0 Safari/537.36 Check-in: /assets/app.min.js Tasking: /assets/vendor.js Result upload: /assets/main.js Env var: HADES_KILLDATE (kill-date operativo) [CVE sfruttate per privilege escalation nello script LinPEAS custom] CVE-2026-43503 (DirtyClone) - LPE kernel Linux CVE-2026-31431 (Copy Fail, modulo algif_aead) - LPE kernel Linux CVE-2026-43284 / CVE-2026-43500 (Dirty Frag) - LPE via page-cache write CVE-2021-3156 (sudo heap overflow) e CVE-2021-4034 (PwnKit) - exploit staged sul server [Fingerprint per rilevare pannelli Hermes esposti] Header: Server: HermesWebUI Basic-auth realm: "Hermes WebUI" Percorso output: /hermes-results/call_*.txt Porta osservata sul server di staging: 8878Fonti: Hunt.io (“Thailand’s Ministry of Finance Targeted With Hermes AI Agent Running Unattended, Hades Implant Staged”), BleepingComputer, The Hacker News, Security Affairs.
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    Si parla di:ToggleUn impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.Il calendario come dead dropHollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.Il secondo canale: DNS tunneling per restare viviPerché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.Chi c’è dietro: Cavern e l’ombra di TeheranGroup-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.Perché conta per i difensoriNon c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.Cercare eventi di calendario con data remota 2050-05-13Verificare oggetti che siano un GUID nudo o seguano schemi tipo Event ID: o Boss{..}ID{..}Individuare allegati con nome File{n}.txtAuditare le modifiche al calendario generate da un’applicazione anziché da una persona (eventi creati, allegati caricati, oggetti rinominati via app)Monitorare query DNS AAAA insolitamente frequenti verso un singolo dominio, con sottodomini lunghi e ad alta entropiaCercare il dominio cloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txtL’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.Indicatori di compromissioneDominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com File di configurazione: logAzure.txt Evento calendario esca: data 2050-05-13 Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}" Allegati di comando: File{n}.txt Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum) Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026 Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"
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    Si parla di:ToggleUn backdoor scritto in Go, un catalogo di tool integrati con precisione chirurgica e un bersaglio che non lascia dubbi sulle intenzioni: enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Il gruppo GReAT di Kaspersky ha appena pubblicato l’analisi di una campagna di cyberspionaggio che si distingue non tanto per la novità delle tecniche, quanto per la disciplina operativa con cui sono state orchestrate: raccolta dati silenziosa per settimane, poi un secondo strumento, mesi dopo, che arriva a prelevare esattamente ciò che il primo aveva già impacchettato e nascosto.Una campagna che dura da anni, ma si è affinata nel 2026Il ricercatore Noushin Shabab di Kaspersky racconta di aver individuato, a febbraio 2026, un insieme di attività malevole in corso almeno dalla fine del 2025 contro enti governativi e diplomatici del Sud-Est asiatico. Al centro dell’operazione c’è GoSerpent, un RAT scritto in Go con capacità di proxying, in circolazione — in versioni via via più semplici — almeno dal 2021. È la firma di un attore che non si limita a colpire e sparire, ma torna, aggiorna il proprio arsenale e lo integra in una catena di attacco sempre più coerente.Il dettaglio più interessante non è il singolo malware, ma l’architettura in due fasi con cui il gruppo ha condotto l’operazione più recente. Nella prima fase, tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, gli attaccanti hanno usato GoSerpent per distribuire strumenti di raccolta dati e furto di credenziali, lasciandoli lavorare in silenzio per settimane. Solo a maggio 2026 sono tornati con un secondo set di strumenti — Stowaway e la coppia TmcLoader/TmcPayload — dedicato esclusivamente all’esfiltrazione di ciò che era stato accumulato nei mesi precedenti.Come funziona GoSerpentGoSerpent riceve argomenti a riga di comando cifrati e codificati in base64, contenenti l’indirizzo del server C2 e una password di comunicazione. La decifratura avviene in AES-CBC con IV fisso, mentre le comunicazioni verso il C2 sono protette con ChaCha20, usando come chiave l’hash SHA256 della password stessa. Il backdoor supporta un set di comandi identificati da codici esadecimali (ad esempio 9BA8 per avviare un proxy SOCKS5, 6BA5 per aprire una shell remota, 7BA6/8BA7 per upload e download di file) e può incatenare più nodi compromessi in una catena di proxy, mascherando l’origine reale del traffico.Accanto a GoSerpent, gli analisti hanno trovato McMx, una variante più semplice dello stesso strumento — probabilmente compilata da un repository GitHub diverso — che riceve i parametri da file di testo in chiaro invece che da argomenti cifrati. La configurazione viene generata tramite file batch manipolati con comandi echo, una tecnica rudimentale ma efficace per evitare di lasciare tracce dirette nei parametri di esecuzione.Raccolta dati e furto di credenzialiIl vero motore della raccolta dati è ThumbcacheService, una DLL malevola registrata come servizio Windows. Usa una XOR a singolo byte (0x13) per offuscare le stringhe e crea un database, thumbcache_605a.db, nella cartella C:\Users\Public\, dove archivia documenti con estensione .doc, .docx, .pdf, .xls e .xlsx — compresi quelli cancellati e ancora presenti nel Cestino. I file raccolti vengono compressi con 7-Zip, protetti da una password fissa e limitati a 20MB per archivio, evidentemente per restare sotto la soglia di allerta di eventuali sistemi di monitoraggio del traffico.In parallelo, GoSerpent distribuisce Mimikatz per il dump della memoria LSASS e QuarksDumpLocalHash per l’estrazione degli hash delle password locali dalla SAM, garantendo agli attaccanti le credenziali necessarie per il passaggio successivo: l’esfiltrazione via share di rete.La seconda fase: Stowaway e TmcLoaderA maggio 2026 il gruppo è tornato con Stowaway, un tool di proxy e accesso remoto basato su un framework open source personalizzato, capace di tunneling SSH, proxy SOCKS5, reverse tunneling e comunicazioni su TCP, HTTP o WebSocket cifrate con AES-256-GCM o TLS. Stowaway consegna alla macchina compromessa due file: TmcLoader, con un payload incorporato, e un file di configurazione cifrato.TmcLoader è un loader in C++ registrato come servizio Windows che decifra ed esegue TmcPayload direttamente nello spazio di memoria del processo svchost.exe, per persistenza e occultamento. Usa risoluzione dinamica delle API tramite XOR circolare combinata con Base64 per nascondere i nomi delle funzioni chiamate. TmcPayload, una volta attivo, cerca il file di configurazione in C:\Users\Public\Libraries\, legge le credenziali di rete cifrate al suo interno e trasferisce — via share condivisa — esattamente il database thumbcache_605a.db creato da ThumbcacheService mesi prima. È questa integrazione a orario differito, tra raccolta ed esfiltrazione, il tratto distintivo dell’intera operazione.Infrastruttura e possibile attribuzioneGli operatori si appoggiano a provider di hosting legittimi, tra cui Alibaba Cloud e UCLOUD HK, per il proprio C2 — una scelta che complica il rilevamento basato su reputazione IP. Curiosamente, sia GoSerpent sia Stowaway usano nomi di dominio legittimi come “chiavi segrete” operative: www.microsoft.com e www.spacex.com per il primo, github.code per il secondo — un dettaglio che suggerisce una metodologia operativa standardizzata all’interno del gruppo.Kaspersky non attribuisce con certezza la campagna, ma segnala somiglianze nel targeting, nelle capacità tecniche e nella metodologia operativa con TetrisPhantom, un threat actor già noto per operazioni contro entità governative nella regione. Il collegamento resta da confermare con ulteriori indagini.Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza di enti governativi e diplomatici, GoSerpent è un promemoria di quanto sia difficile distinguere la raccolta silenziosa dall’esfiltrazione quando i due momenti sono separati da settimane o mesi. Alcune raccomandazioni pratiche:Monitorare la creazione di file .db anomali in C:\Users\Public\ e sottocartelle, specialmente se seguiti da compressione 7-Zip con password.Allertare su servizi Windows di nuova registrazione con nomi che imitano processi di sistema (es. varianti di “lsass.exe” o “updates.exe”).Monitorare l’injection di codice nello spazio di memoria di svchost.exe e l’uso non autorizzato di condivisioni di rete per trasferimenti di dati verso host esterni.Bloccare o ispezionare traffico SOCKS5 non autorizzato originato da endpoint interni.Cercare l’uso di Mimikatz e QuarksDumpLocalHash nei log EDR, anche in assenza di alert di esecuzione diretta.Indicatori di compromissioneFile hashes (formato originale Kaspersky) GoSerpent: EBFFD5A76AAA690BCDB922F82E0BACC, 5DC506FF7BB72735444FB3703A6BEE6D8 McMx: D6E86BF8A90E9B632ADD5FA495F97FBC ThumbcacheService: CB6C4C70A3B171FA3404B8E1A338211, 664E9D1950E42BC98486DFD9919463D1C Stowaway: CBBB6D483737EA3566726E51752DFF40, 7F223EE0716CE2AD56F55D3744419449, 19F8BEFCB035F52BF70094E6B4F5779A, 846EF7C1C7323849B2A778C5E4CDA162 TmcLoader: D08A059E8B815E3B891505BC8777FC28, 93A1569D5D5AB2C4761FEDF84F83709E C2 IP addresses: 152.32.160[.]239 8.220.194[.]108 8.220.214[.]132 8.220.209[.]155 8.220.193[.]189 101.36.104[.]87 144.48.6[.]46 103.138.13[.]30 47.80.22[.]58 152.32.222[.]113 43.106.30[.]226 File/servizi correlati: C:\Users\Public\thumbcache_605a.db C:\Users\Public\Libraries\{BBF061R2-BE25-4F6D-8B2D-1A6A39C3FSA2}.dbFonte primaria: Kaspersky GReAT — Securelist.