Ilaria Cucchi

La “cerimonia del presente” non è un atto di memoria.
È un atto di propaganda, che vuole normalizzare il fascismo. Ogni 7 gennaio un quartiere, una città e un Paese che il fascismo ha distrutto diventano ostaggio di chi rimpiange tempi in cui le vite si annientavano a milioni. Motivo per cui il ritrovo di Acca Larenzia è, prima di tutto, un pericolo per la democrazia. Come lo sono i fascisti che si riuniscono per sfoderare i propri saluti romani. C’è sentenza della Cassazione in merito, del 2024.

Invito a leggerla, prima che il governo metta da parte la magistratura come ha già fatto con il Parlamento.
Prima che finiamo tutte e tutti risucchiati in questa nuova ondata nera.
Poche ore fa, la premier ha scritto sui suoi profili social che la violenza politica è da condannare sempre. Non potrei essere più d’accordo. Infatti io non ho alcuna difficoltà nel condannare, fermamente, l’aggressione di stanotte contro i militanti di Gioventù nazionale. Mi può spiegare perché, premier Meloni, lei non riesce con la stessa fermezza a condannare il fascismo e i suoi postumi, che nella violenza hanno sempre avuto le loro radici? Mi può spiegare, presidente Meloni, come può dire di voler “custodire la memoria” quando sono gli stessi membri del suo partito a sdoganare croci celtiche e braccia tese, in una democrazia nata sul sangue che proprio il fascismo ha causato?

Anche quest’anno, dalla stampa di governo scopriremo che quello del 7 gennaio è stato un rito innocuo, o come lo vorranno chiamare. Ma la verità è un’altra, lo era nel 2008 e lo è oggi.

E non dobbiamo dimenticarla

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